Come Salvini diventerà un prezioso alleato dell’Europa di Frau Merkel

Perché Matteo Salvini ha cambiato toni sulla manovra finanziaria e la stessa UE si mostra più accomodante con il governo giallo-verde. Ecco il possibile scenario che abbiamo davanti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Perché Matteo Salvini ha cambiato toni sulla manovra finanziaria e la stessa UE si mostra più accomodante con il governo giallo-verde. Ecco il possibile scenario che abbiamo davanti.

“L’Italia ci ha rassicurati” sono le parole del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, pronunciate ieri con riferimento alla legge di Stabilità per il 2019. I due vice-premier hanno ammorbidito i toni contro Bruxelles e Matteo Salvini, in particolare, ha lasciato intendere che non solo il governo Conte non sfonderà il rapporto deficit/pil massimo consentito dal Patto di stabilità al 3%, ma che lo terrà “poco oltre il 2%”. Non è il meglio che i commissari potessero desiderare, quando con Roma avevano pattuito per l’anno prossimo una discesa del deficit allo 0,8%, ma data la situazione, si direbbe che andrebbe di lusso già così. E il gradualismo sull’attuazione delle promesse elettorali sfoggiato dal leader leghista negli ultimi giorni ha riscosso l’apprezzamento niente di meno che dal presidente di Confindustria, quello stesso Vincenzo Boccia, che qualche settimana fa aveva minacciato le proteste degli imprenditori contro il “Decreto dignità” di Luigi Di Maio e approvato dal Parlamento.

Perché Salvini non vuole sforare il deficit al 3% e fa scendere lo spread

L’establishment nazionale ed europeo si starebbe riposizionando, consapevole che lo scontro frontale con il governo giallo-verde non servirebbe a nessuno. Se l’Italia impostasse una manovra finanziaria del tutto in barba ai vincoli di bilancio, i mercati ci attaccherebbero, lo spread BTp-Bund esploderebbe e l’euro tornerebbe nei guai, con la differenza che rispetto al 2011-’12, stavolta il rischio di una disintegrazione dell’unione monetaria sarebbe più che concreto. Affinché questo scenario non abbia a verificarsi, risulta necessario un compromesso, sottobanco o alla luce del sole, ma pur sempre un compromesso.

Salvini non più un nemico per la UE

Salvini, il leader italiano più detestato a Bruxelles fino a pochi mesi fa, adesso non è più percepito come un orco cattivo, bensì come l’anello di congiunzione possibile tra il PPE e l’area sovranista, rappresentata da svariati movimenti “populisti”, generalmente di destra, che al rinnovo dell’Europarlamento del maggio prossimo otterrebbero risultati importanti e in buona parte a discapito proprio del centro-destra tradizionale. Un problema per il rimodellamento delle istituzioni europee, visto che popolari e socialisti sono ad oggi i due gruppi che si spartiscono tutte le cariche, pur con i primi in posizioni quasi sempre apicali da anni. Scontando un risultato a dir poco pessimo per la sinistra, il rischio sarebbe di una UE ulteriormente indebolita dal calo dei consensi dei suoi due schieramenti principali e tradizionali.

La Germania sta adocchiando la presidenza della Commissione, anziché perseguire quella della BCE, come si pensava fino a poche settimane fa. Il candidato alla successione di Juncker sarebbe il conservatore bavarese Martin Weber. Chi è costui? Braccio destro della cancelliera Angela Merkel, attuale capogruppo del PPE a Strasburgo, noto per le sue critiche al governo Renzi e che da quando si è insediato il governo giallo-verde a Roma non ha speso una parola contro Salvini. Come mai? Egli ha il profilo classico del conservatore fiscale, pure abbastanza rigido, ma è altresì noto come il suo partito, la CSU, sia sulle stesse posizioni della Lega in tema di immigrazione, tanto che il segretario e ministro dell’Interno federale, Horst Seehofer, ha quasi provocato una crisi di governo a Berlino in estate sulla vicenda, chiedendo alla cancelliera che la Germania facesse asse con Austria e Italia sulla lotta agli sbarchi.

Cosa accadrebbe se il PPE dovesse arretrare e i socialisti andassero male come da previsioni? L’attenzione dei popolari si sposterebbe alla loro destra, anche perché a rischio vi sarebbe la tenuta di diversi equilibri futuri nazionali, tedesco per primo. Dal di dentro, i conservatori avrebbero il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il premier ungherese Viktor Orban da spendere per allacciare un dialogo con questi gruppi sovranisti, mentre Salvini è quello che dal di fuori ha già stretto ottimi rapporti con i due e ha allacciato un dialogo anche con il bavarese Seehofer, il leader del probabile prossimo presidente della Commissione. Bruxelles ha tutto l’interesse a tenerselo buono e a ricompensarlo eventualmente. Come? Da qui all’approvazione della manovra, il clima si starebbe svelenendo, come segnala il crollo dello spread nelle ultime sedute. I rendimenti decennali sono scesi dal 3,24% al 2,91%, lo spread da oltre 290 a 250-255 punti base. Insomma, non bene, ma meno peggio di venerdì scorso.

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Una manovra finanziaria “soft”

I commissari chiuderebbero un occhio sul deficit, fatto salvo che l’Italia non solo non dovrà sforare il tetto del 3%, ma nemmeno dovrebbe avvicinarvisi. Pertanto, quegli 1,2 punti di pil in più di disavanzo consentito, pari a circa 22 miliardi di euro, darebbero al governo la possibilità di sventare le clausole di salvaguardia, ossia di impedire che l’IVA aumenti, nonché di rendere un po’ più flessibile la legge Fornero per andare in pensione prima dei 67 anni e di approvare un potenziamento del sostegno ai redditi, che verrà spacciato mediaticamente come l’avvio del famoso reddito di cittadinanza. Il taglio delle tasse con l’applicazione della “flat tax” (non sarebbe tecnicamente tale) al 15% fino a 100.000 euro per le partite IVA verrebbe, invece, coperto per il primo anno con la cosiddetta “pace sociale”, la rottamazione della cartelle esattoriali, che farebbe entrare in cassa una tantum non meno di 3,5 miliardi, anche se inizialmente si era parlato di ben 35 miliardi.

L’obiettivo di Salvini e Di Maio è evidente: mantenere gli attuali consensi fino alle europee per “sbarazzarsi” politicamente di PD e Forza Italia e assurgere a nuovo duopolio della Terza Repubblica. Il piano del primo verrebbe agevolato proprio da Bruxelles, che ritiene come oggi sia molto meglio avere la Lega dalla sua parte che contro. Stando ai sondaggi, infatti, il PPE raccoglierebbe le briciole nella terza economia europea (Regno Unito escluso), a causa del crollo verticale di Forza Italia, che non andrebbe oltre il 7-8%. E considerando che nemmeno i Républicains in Francia fanno faville e che in Spagna i popolari sarebbero in forte calo, il PPE non può permettersi di rimanere scoperta tra le grandi economie e di fare la schizzinosa. Ne consegue che la linea di Antonio Tajani ne uscirà di gran lunga sminuita, anzi la sua verve critica verso Salvini verrebbe già percepita autolesionistica non solo da Silvio Berlusconi, ma pure dal PPE stesso.

A rischio c’è proprio la poltrona di presidente dell’Europarlamento. In uno scenario non più così ardito, Salvini potrebbe arrivare a reclamarla per un suo uomo, sancendo di fatto lo spostamento a destra delle istituzioni europee. Del resto, una qualche carica “pesante” all’Italia spetterebbe con il rinnovo del prossimo anno. E un’assemblea di Strasburgo guidata da un partito sovranista al governo sarebbe in grado di attutire lo scontro in atto con le formazioni anti-establishment di tutta Europa. Ma prima si dovrà passare per la legge di Stabilità. E Salvini sa che dovrà fare bene i compiti, ne vale della sua prospettiva futura di leader a tutto tondo in Italia e fuori. P.S.: Non ditelo a Monsieur Macron, potrebbe essere colto da un attacco di ira!

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Argomenti: Economia Europa, Politica, Politica Europa, Politica italiana

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