Come nacque la regola sul deficit al 3% del pil, i dettagli spiegati dal suo autore in Francia – parte prima

Il rapporto deficit/pil nacque in Francia nel 1981. Allora, fu ideata la regola del tetto massimo del 3% e il suo autore Guy Abeille ci spiega come. Ecco i dettagli.

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Il rapporto deficit/pil nacque in Francia nel 1981. Allora, fu ideata la regola del tetto massimo del 3% e il suo autore Guy Abeille ci spiega come. Ecco i dettagli.

Guy Abeille è stato un funzionario del Ministero delle Finanze in Francia e oggi è un pensionato di 68 anni. Pochi giorni fa, ci ha scritto per fornirci alcuni dettagli sulla nascita della regola del tetto massimo del 3% per il rapporto tra deficit e pil. In pochi sanno che non fu un’invenzione del Trattato di Maastricht del 1992, quanto l’imitazione di un’esperienza sorta in Francia nel 1981.

François Mitterand aveva da poche settimane vinto le elezioni presidenziali, battendo a sorpresa l’uscente Valery Giscard d’Estaing su un programma economico fortemente di sinistra, che tra l’altro prevedeva l’espansione della spesa pubblica. A capo delle Finanze fu messo l’allora 37-enne Laurent Fabius. Lo stesso Mitterand si accorse sin da subito che la squadra di ministri, in molti casi giovani e senza esperienza, rischiava di far deragliare i conti pubblici.

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Per questo, nel tardo pomeriggio di un’anonima giornata di inizio giugno, si presenta al cospetto di Abeille e del suo collega Roland de Villepin, che era stato suo compagno all’ENSAE, la prestigiosa Scuola di Statistica e di Amministrazione Economica francese, Pierre Bilger, un alto funzionario, che funge da tramite tra l’Eliseo e i funzionari del Ministero e che risulta deceduto da alcuni anni per cancro. Chiede loro di trovargli entro la fine della giornata una regola semplice e comprensibile sul piano della comunicazione politica per porre un freno alla crescita della spesa pubblica.

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Abeille e de Villepin non restano sorpresi dall’ordine, anzi lo percepiscono come del tutto rituale. Il primo ammetterà di essersene persino dimenticato subito dopo essere uscito dal Ministero per fare ritorno a casa. Entro qualche ora, quindi, serviva trovare la soluzione richiesta. I due, riuniti nell’ufficio del secondo, valutano due ipotesi, prima di giungere a quella ormai nota: limitare il deficit alla spesa per investimenti; fissare un deficit massimo, tale da stabilizzare il rapporto tra debito e pil.

Quanto al primo punto, la ratio sarebbe di limitare l’indebitamento alle risorse destinate dallo stato all’investimento, così che gli oneri a carico delle future generazioni non superino tendenzialmente i benefici di cui queste godranno in termini di maggiore crescita.

L’altra è anch’essa molto nota: il debito non deve crescere più di quanto cresca il pil nominale, così che il deficit massimo consentito finisca per stabilizzare il rapporto tra le due grandezze. C’era un problema: bisognava fare in modo che Mitterand non perdesse la faccia dinnanzi ai francesi, quando avrebbe sostanzialmente ammesso loro che il deficit pubblico sarebbe lievitato, stando alle stime di Abeille e colleghi, a 100 miliardi di franchi. Non voleva far esordire la prima presidenza socialista della Quinta Repubblica con un tale messaggio poco rassicurante.

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Per questo, i due funzionari ripiegarono per legare il deficit al pil, fissandone il tetto massimo al 3%, in previsione di una spesa in eccesso sulle entrate di 100 miliardi, a fronte di un pil atteso a 3.300 miliardi. In sostanza, il limite fu fatto coincidere con le previsioni stesse, risultando più flessibile delle due ipotesi alternative sopra indicate, in quanto nel primo caso si sarebbe dovuto imporre un deficit a non più dello 0,5%, nel secondo a non più del 2% del pil. E Abeille ammette che non vi era alcuna specifica esigenza di stabilizzare il rapporto debito/pil allora, essendo ancora al 15%. Missione compiuta. La regola del 3% venne comunicata al superiore alla fine della giornata di lavoro, i due tornarono a casa e nemmeno capirono di essere stati artefici di una soluzione che avrebbe riscosso grande successo nei decenni successivi. Fine della storia. Banale, ma vero. E, soprattutto, Abeille ci tiene a precisare che nel ragionamento di circa un’ora compiuto con il collega, non vi fu nulla di “scientifico”.

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