Come lo spread italiano fa felici i pensionati in Grecia

La Grecia sorprende in positivo sui conti pubblici e già si prepara a sfidare i commissari sulle pensioni. E Bruxelles non vorrebbe reagire, alle prese già con il caso Italia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Grecia sorprende in positivo sui conti pubblici e già si prepara a sfidare i commissari sulle pensioni. E Bruxelles non vorrebbe reagire, alle prese già con il caso Italia.

La Grecia dovrebbe chiudere il 2018 con conti pubblici migliori delle previsioni per il terzo anno consecutivo. Nei primi 10 mesi del 2018, Atene ha registrato un surplus primario, ossia al netto degli interessi sul debito pubblico, pari a 6,46 miliardi di euro, superiore di 2,87 miliardi al target di 3,58 miliardi fissato dal governo Tsipras. Dal calcolo sono esclusi i saldi previdenziali e delle amministrazioni locali, contrariamente a quelli utilizzati dal Fondo Monetario Internazionale. Per l’intero anno, l’avanzo dovrebbe attestarsi al 3,82% del pil, sopra il 3,5% ambito dai creditori pubblici europei. I numeri sarebbero finalmente dalla parte dell’esecutivo, che adesso ritiene di avere a disposizione uno spazio di manovra fiscale di 2 miliardi di euro, qualcosa come più dell’1% del pil. Cosa farne? Per l’anno prossimo, il premier Alexis Tsipras punta a eliminare i tagli alle pensioni, concordati con l’Eurogruppo per 1,2 miliardi di euro (lo 0,66% del pil), esentando gli assegni erogati prima del maggio 2016. Il 2019 sarà un anno delicato per la politica ellenica, essendo in programma a settembre le elezioni per il rinnovo del Parlamento. I sondaggi segnalano un forte vantaggio per Nuova Democrazia, la principale formazione di opposizione di tendenze conservatrici, accreditata di un 37% medio di consensi, 13-14 punti in più di Syriza, il cartello della sinistra radicale al governo e guidato dal premier.

In teoria, a decidere se avallare o meno l’allentamento fiscale in favore dei pensionati greci ci penserà l’Euro Working Group del prossimo 3 dicembre, sebbene gli altri governi dell’Eurozona non si mostrino soddisfatti della richiesta avanzata da Tsipras. Tuttavia, la Commissione europea sostiene che i mancati tagli non avrebbero natura strutturale, mostrandosi aperta all’ipotesi, avversata dall’FMI, secondo cui l’incidenza sui conti pubblici sarebbe definitiva. Tuttavia, l’istituto di Washington non fa più parte del comitato dei creditori pubblici della Grecia, non avendo partecipato al terzo bailout del 2015, quello che ha stanziato per Atene 86 miliardi di euro, di cui 24 rimasti inutilizzati. Il problema sembra di opportunità: aldilà della disponibilità degli spazi di manovra fiscale, è saggio che uno stato che ha speso nel 2016 il 17,7% del pil in pensioni – la percentuale più alta di tutta la UE – continui a dedicare risorse a questo capitolo del bilancio pubblico? I mancati tagli avrebbero certamente effetti benefici sui consumi interni, ma il problema della Grecia è di offerta, ovvero riesce a produrre poco. Meglio sarebbe utilizzare le risorse disponibili per promuovere politiche pro-crescita, come richiesto oggi dal presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno.

Fonti di Bruxelles, però, riferiscono alla stampa ellenica che il dossier su Atene verrà esaminato senza alcuna spettacolarizzazione, in assoluta discrezione, in quanto non sarebbe intenzione dei commissari aprire un secondo fronte dopo quello già scoperchiato dall’Italia con la manovra di bilancio in deficit. Non solo sarebbe politicamente poco sostenibile imbracciare contemporaneamente una battaglia contro due stati membri dell’Eurozona, ma i commissari vorrebbero fornire l’immagine di una Italia isolata e l’unica a creare problemi nell’area, segnalando, invece, la disciplina della Grecia. Persino in Germania si starebbe cercando di gettare acqua sul fuoco sul caso pensioni in Grecia, vuoi per la crisi politica in corso a Berlino sulle dimissioni della cancelliera Angela Merkel dalla carica di segretario della CDU, vuoi anche per il timore dello stesso governo di generare tra l’opinione pubblica tedesca, con il ritorno a un confronto muscolare con Atene nel bel mezzo delle tensioni con l’Italia, la convinzione che sarebbe meglio uscirsene dall’euro. E così, grazie alla “guerra” portata avanti da Roma contro Bruxelles, i pensionati greci possono dormire sonni tranquilli. Per il momento, non saranno più loro le pecore nere d’Europa, essendosi l’attenzione spostata sui loro colleghi italiani.

La Troika lascia la Grecia dopo 8 anni: buone prospettive finanziarie a breve, non nel lungo termine

[email protected]

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi della Grecia, Spread