I nostri BTp già valutati come titoli “spazzatura” del Kenya, ma il peggio deve arrivare

I nostri titoli di stato presto potrebbero venire declassati a "spazzatura", ma già oggi sarebbero trattati sui mercati dei cds come fossero bond del Kenya.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I nostri titoli di stato presto potrebbero venire declassati a

Il termometro segna temperatura molto alta sui mercati finanziari. I “credit default swaps” per i BTp a 5 anni sono schizzati a oltre 283 punti base o 2,834% dagli 85,4 bp o 0,85% di appena un paio di mesi fa. Sono i titoli che assicurano gli investitori contro il rischio fallimento dell’Italia. Chi li acquista, quindi, deve sborsare quasi il 3% del capitale da proteggere per 5 anni, una percentuale pari a oltre 20 volte quella richiesta per i Bund e persino doppia di quella per i bond lusitani. Tra le principali economie del mondo, peggio di noi fa solo la Grecia con più di 390 bp. Il mercato starebbe, quindi, scontando un rischio default superiore di quello di appena poche settimane fa. L’evento resta altamente improbabile da qui a qualche anno, non fosse altro che per il fatto che il nostro debito pubblico non si rinnovi tutto in una volta e che tra titoli in scadenza e quelli acquistati ancora dalla BCE, le emissioni di BTp risultano più che coperte per tutto quest’anno.

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Attenzione, però, a cullarci. Già da venerdì potremmo subire un duro colpo con l’eventuale declassamento del rating sovrano ad opera dell’agenzia Moody’s, il cui giudizio è per adesso “Baa2”, due gradini sopra il primo livello di “non investment grade”, equivalente a quello espresso anche da S&P e Fitch. Cosa significa? Possiamo ancora permetterci un altro “downgrade” per ciascuna delle suddette agenzie di valutazione della qualità dei crediti emessi, ma dopo sarebbe il diluvio.

Restare nell’ambito del debito “investment grade” significa emettere per il mercato titoli che abbia senso acquistare per il loro sufficiente grado di sicurezza. Quando e se dovessimo retrocedere in area “BB+” o “Ba1”, a seconda delle agenzie, l’Italia diverrebbe automaticamente un emittente speculativo. Molti investitori istituzionali, come i fondi comuni, non avrebbero più la possibilità per statuto di comprare i nostri titoli, in quanto considerati non affidabili. Anzi, nel giro di poco tempo si sbarazzerebbero persino dei BTp già in pancia, azzerando le esposizioni verso il nostro debito. Il Tesoro italiano farebbe i conti con una domanda particolarmente bassa e per attirare investitori speculativi sarebbe costretto ad alzare repentinamente i rendimenti offerti. Cambierebbero in un solo colpo quantità e qualità della domanda. Quei pochi che continuerebbero a comprare i nostri bond lo farebbero per rivenderli poco dopo a prezzi maggiori, ovvero non saremmo dinnanzi a cassettisti, con la conseguenza che di asta in asta ci esporremmo agli umori e alle strategie degli investitori di breve termine.

BTp trattati come bond spazzatura

E le banche italiane? In teoria, potrebbero fare incetta di BTp, colmando parzialmente il crollo della domanda. Tuttavia, con i titoli declassati a “junk” o “spazzatura”, questi non potrebbero più essere esibiti alla BCE come collaterale di garanzia per ottenere liquidità con le operazioni di rifinanziamento ordinarie. In pratica, Francoforte sarebbe costretta a chiudere i rubinetti del credito, tranne che i nostri istituti non presentino in garanzia altre “securities” solide, ma dovrebbero acquistarle sul mercato a caro prezzo e vendendo probabilmente i nostri titoli per ottenere liquidità. E nemmeno la stessa BCE riuscirebbe più ad acquistare BTp con il “quantitative easing”, perché il rating “investment grade” rientra tra le condizioni poste a corredo del programma.

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Certo, affinché il nostro debito fosse ritenuto “spazzatura” servirebbe che il giudizio fosse tagliato a tale livello da parte di tutte le principali agenzie. Almeno per qualche fondo continuerebbe a restare possibile formalmente comprare e/o detenere BTp fino a quando il rating non venisse declassato a “junk” da un paio di istituti o tutti e 3 i più importanti. Non facciamoci illusioni, però, perché l’impatto psicologico sarebbe devastante al primo “downgrade” sotto “BBB-” o “Baa3” per Moody’s. E i livelli a cui sono arrivati i nostri cds segnalano che l’Italia, nei fatti, viene prezzata già alla stregua di un’economia con un debito sovrano di qualità scadente, peggio di Brasile e Turchia, che emettono bond “spazzatura”. A dire il vero, secondo S&P Capital IQ, basandosi sui livelli dei cds, i BTp verrebbero trattati come fossero titoli dal rating “B+”, quello di cui godono stati come l’Honduras, il Kenya o il Montenegro. E sappiamo, ahi noi, quanto le aspettative degli investitori diano vita spesso a profezie che si auto-avverano.

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Argomenti: Banche italiane, Bce, bond sovrani, Crisi del debito sovrano, Crisi delle banche, Debito pubblico italiano, Economia Italia, rendimenti bond

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