Come la crisi dei BTp arriva in banca per via dell’alto spread

Lo spread alto colpisce le banche e le espone a rischi sistemici. Ecco le ragioni della paura e perché presto interverrebbe la BCE.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lo spread alto colpisce le banche e le espone a rischi sistemici. Ecco le ragioni della paura e perché presto interverrebbe la BCE.

Lo spread a 300 fa male all’Italia, ma se arrivasse a 400 andrebbe di gran lunga peggio, tant’è che alla radio il vice-premier Matteo Salvini lo scorso giovedì ha assicurato che nel caso mai accadesse, il governo sosterrebbe il sistema bancario nazionale. Sembra un paradosso, dato che i problemi per le banche italiane arriverebbero proprio dallo stato. Il boom dei rendimenti dei BTp crea contraccolpi ai loro bilanci, che di titoli di stato domestici ne possiedono la media di circa 370 miliardi di euro in totale. Che cosa sta accadendo? Negli ultimi mesi, i prezzi dei bond stanno riducendosi per le vendite copiose degli investitori stranieri, impauriti che lo scontro tra Italia e Commissione europea sulla manovra di bilancio possa portarci fuori dall’euro. Scendendo di prezzo, il rendimento sale. Per chi acquista i titoli a prezzi bassi e rendimenti alti, escluso il rischio remoto di default, detenendoli fino alla scadenza avrà fatto un affare; per chi li avesse acquistati a prezzi più alti e rendimenti più bassi, dipende. Se l’intenzione fosse stata di mantenere i bond in portafoglio fino alla scadenza, nulla di negativo; se, invece, fosse stata di rivenderli alla prima occasione utile, ossia per finalità speculative, iniziano i problemi.

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Venerdì scorso, La Stampa dava notizia che la Banca d’Italia, su richiesta della BCE, starebbe monitorando il portafoglio BTp delle banche italiane, chiedendo loro di fornire dettagli sia su quello di negoziazione che sui titoli acquistati per essere detenuti fino alla scadenza. A preoccupare sono i primi, evidentemente. Le banche stanno subendo il calo dei prezzi di assets iscritti a bilancio e parte dei quali risulta acquistata in un’ottica di breve termine. All’atto della loro cessione sul mercato secondario, tali titoli infliggerebbero agli istituti potenziali minusvalenze.

Le banche devono mostrarsi solide e la Vigilanza della BCE richiede alle circa 130 di tutta l’Eurozona sottoposte ai suoi controlli di mantenere ratios patrimoniali minimi elevati, così da essere in grado di fronteggiare eventuali scenari avversi. Per questo, non possono permettersi di subire perdite rilevanti dal tracollo delle quotazioni dei BTp, altrimenti dovranno o ricapitalizzarsi o ridurre gli altri rischi di credito, cioè tagliare i prestiti a famiglie e imprese. Sarebbe un disastro per la nostra economia “banco-centrica”, come abbiamo avuto modo di toccare con mano a seguito del “credit crunch” scatenatosi con la crisi dello spread del 2011.

Rischio di nuova stretta sul credito

Non solo, ma aumentando i rendimenti sovrani, le banche italiane si ritrovano con la concorrenza dello stato più agguerrita sul fronte della raccolta. Perché mai un risparmiatore dovrebbe parcheggiare il suo denaro in banca senza percepire interessi, quando investendolo anche solo a 2 anni percepirebbe oggi un tasso netto annuo ormai decisamente superiore all’1%? Dunque, subiranno verosimilmente già dai prossimi mesi un accrescimento dei costi, che dovrà essere caricato sui clienti, ossia sempre su famiglie e imprese, a discapito dei consumi, del mercato immobiliare (i nuovi mutui saranno più salati) e degli investimenti.

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E le banche italiane non hanno solo il problema dei bond in carico, dovendo nel prossimo triennio rimborsare obbligazioni da loro emesse per un controvalore di 86 miliardi di euro. A queste si aggiungono i prestiti ricevuti dalla BCE con le aste Tltro tra il 2016 e il 2017, che dovranno essere restituiti tra il 2020 e il 2021. In altre parole, si troveranno a chiedere al mercato qualcosa come fino a 340 miliardi, mentre le tensioni sui BTp renderanno più costosi i rifinanziamenti. Certo, va detto che lo scenario di tassi in rialzo era stato messo in conto, magari meno velocemente di quanto si credesse fino a pochi mesi fa, ma resta il fatto che se la sfiducia tra gli investitori verso il sistema Italia continuasse a venire meno per via della paura di prestare denaro a entità pubbliche e private apparentemente destinate a tornare alla lira, la faccenda assumerebbe contorni realmente seri, tenuto conto che ancora non è stato del tutto risolto il problema dell’enorme mole dei crediti deteriorati, il doppio della media europea rispetto agli attivi. Oltre tutto, i tracolli dei titoli bancari in borsa, scontando adesso anche i suddetti rischi, rendono i nostri istituti più facile preda degli appetiti stranieri, essendo divenuti molto più a buon mercato di pochi mesi or sono.

Per nostra fortuna, i rischi di un tracollo del sistema bancario italiano travalicano le Alpi. Nessuno all’estero vorrebbe permettersi di sfidare lo scenario di contagio della crisi tramite il canale del credito e per questo giudichiamo come verosimile che la BCE intervenga tra pochi mesi con un nuovo giro di aste Tltro, che avranno nel nostro caso il fine essenziale di consentire alle banche di rinviare i rimborsi di altri anni ancora e per tale via si sosterrebbero i prestiti all’economia reale in una fase non propizia.

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Argomenti: Banche italiane, bond sovrani, Crisi del debito sovrano, Crisi delle banche, Debito pubblico italiano, Economia Italia, rendimenti bond, Spread