Come la Brexit renderà l’estate a Londra Covid-free, grazie alle vaccinazioni a tappeto nel Regno Unito

Vaccinazioni a ritmi tripli che in Italia. Già somministrate oltre 15 milioni e mezzo di dosi. A febbraio, tutte le categorie a rischio saranno state coperte.

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Londra vede la luce in fondo al tunnel, l'Europa no

Alla giornata di ieri, nel Regno Unito risultavano somministrate oltre 15,5 milioni di dosi del vaccino contro il Covid, a copertura di quasi un quarto della popolazione. L’Italia ha superato di poco le 3 milioni di dosi, avendo coperto appena il 5% della popolazione, in linea con il resto dell’Unione Europea. Pur essendo partita tre settimane prima con la campagna vaccinale, Londra sta procedendo a ritmi tripli rispetto al resto d’Europa. Già alla metà di febbraio, il governo di Boris Johnson è stato in grado di mantenere la promessa di coprire con almeno una dose tutte le categorie a rischio, cioè gli over 70 e gli immunodepressi. Adesso, le vaccinazioni riguarderanno gli over 60, un traguardo a cui l’Italia potrà ambire verosimilmente non prima della tarda primavera, se tutto andrà bene.

I risultati si stanno vedendo. Il picco dei contagi è stato superato da 5 settimane. Si è passati da una media mobile a 7 giorni di ben 60 mila casi del 9 gennaio scorso a meno di 10 mila di questo inizio settimana. Giù anche il numero dei decessi, più che dimezzatisi rispetto al picco della terza settimana di gennaio e tornati ai minimi da ottobre. Tutto merito del vaccino? Probabile che il successo sia dovuto al mix tra somministrazioni e “lockdown”. Le scuole riapriranno solo dal prossimo 8 marzo, mentre nei ristoranti non sarà consentita la consumazione all’aperto almeno fino ad aprile. Le riaperture saranno graduali, ma “definitive” assicura il governo.

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In effetti, guardando alla curva dei contagi, non abbiamo dati chiari su quale sia la percentuale di somministrazione, superata la quale i casi inizierebbero a scendere.

Ad esempio, Israele è il paese che più ha vaccinato al mondo avendo coperto oltre il 76% della popolazione con almeno una dose e più del 30% con due. Eppure, nel suo caso la discesa è iniziata dopo la metà di gennaio, quando erano state somministrate dosi per quasi il 30% della popolazione. Nel Regno Unito, il calo è iniziato prima ancora che fosse stato raggiunto il 4%. E anche Israele aveva nel frattempo imposto il “lockdown” nazionale.

Dunque, la strategia vincente con cui Londra si prepara a un’estate Covid-free sarebbe stata quella di legare le restrizioni alle vaccinazioni di massa. Nella UE si è fatto tutto un po’ e un po’, con la conseguenza che ci appropinquiamo all’estate senza un tasso di copertura della popolazione accettabile per procedere alla riapertura delle attività. Un danno che ci auto-infliggeremmo, praticamente regalando orde di turisti ai britannici e alle altre economie che nel frattempo avranno compiuto molti più passi di noi sulle vaccinazioni.

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Ritmi veloci grazie alla Brexit

Ma com’è stato possibile un successo del genere al confronto con il flop europeo? Paradossalmente, proprio la Brexit avrebbe accelerato i ritmi. Anzitutto, perché Downing Street ha potuto trattare in proprio sulle forniture con le case farmaceutiche senza attendere i tempi biblici della Commissione UE. Secondariamente, la sua authority farmaceutica ha dato il via libera ai vaccini con diverse settimane di anticipo rispetto all’EMA. Inoltre, la britannica AstraZeneca è stata nei fatti “precettata” dal governo Johnson per consegnare le dosi prima al Regno Unito e successivamente al resto degli stati che hanno effettuato le prenotazioni.

Tutto questo, se ancora oggi Londra fosse nella UE, non sarebbe stato possibile. E statene certi che i britannici troveranno il modo per sottolinearlo a sé stessi e a Bruxelles, magari in fase di trattative per il raggiungimento dell’accordo finanziario a cui la City ambisce per non perdere quote di mercato a favore di altre piazze.

Attenzione: il paese sta effettuando i richiami a distanza di tre mesi dalla prima dose, in quanto il vaccino di AstraZeneca consente una tale soluzione, a differenza di Pfizer-BioNTech che richiede la seconda somministrazione dopo tre settimane. Dunque, l’obiettivo di Londra consiste nel coprire quante più persone possibili con almeno una dose, rendendole più resistenti al virus ed evitando che questo colpisca mortalmente o provocando danni gravi alla salute dei contagiati.

L’operazione rivelerebbe come anche solo una dose sarebbe in grado di abbassare la curva dei decessi, oltre che dei contagi. Un dato rilevante, poiché l’Italia ha da qualche giorno iniziato a somministrare il vaccino di AstraZeneca, potendosi permettere di prendersi molto più tempo per i richiami, nel frattempo coprendo una percentuale più elevata della popolazione. Di questo passo, entro aprile verranno immunizzati anche i cinquantenni britannici. Di fatto, l’estate a Londra promette di essere più solare che mai. L’Italia rischia di rovinare la seconda stagione turistica consecutiva.

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