Come il Fondo Monetario prepara i governi a imporre nuovi lockdown

L'istituto di Washington punta a sconfessare l'opinione diffusa, secondo cui la chiusura degli stati sia all'origine della crisi delle economie.

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L'FMI si scopre pro-lockdown

Non sono i lockdown a provocare danni alle economie, bensì i contagi. Parola del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Nel suo ultimo World Economic Outlook, l’istituto di Washington sconfessa l’opinione diffusa, secondo la quale siano le chiusure degli stati a colpire l’economia. Al contrario, spiega che sia la paura dei contagi a limitare spostamenti e consumi, finendo per ritardare la ripresa. Con lockdown efficaci, invece, nell’immediato si registra una riduzione della mobilità e dei consumi, con conseguenze negative per il pil, ma poiché questi riescono a fermare la pandemia, dovrebbero accelerare la ripresa.

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In sostanza, secondo l’FMI oggi come oggi il principale rischio non sarebbero le nuove chiusure imposte dai governi alle attività e le restrizioni alla libertà di movimento dei cittadini, quanto la paura dei contagi, che frenerebbe le famiglie dall’uscire e spendere. Senonché, questa visione ottimistica dei lockdown sarebbe stata giustificabile nella primavera scorsa, quando i governi li imposero nei rispettivi stati, con poche eccezioni, a seguito dell’emergenza Covid. Pensare, però, che nuovi lockdown possano fare bene all’economia nel medio termine appare ridicolo. Se l’emergenza durasse ancora un altro anno o più, dovremmo per caso chiudere tutto così a lungo?

E’ vero che bisogna in ogni modo impedire che i contagi si diffondano, altrimenti sarà la stessa popolazione a reagire evitando i luoghi affollati, muovendosi di meno e limitando i consumi. Ma l’esperienza dei lockdown di primavera, per quanto efficaci si siano rivelati nell’immediato, dimostra che la chiusura non rappresenta la soluzione definitiva, dato che la pandemia torna in auge alla minima riapertura.

Dunque, o teniamo tutto chiuso per svariati mesi, uccidendo il tessuto produttivo, o dovremmo ammettere che l’unica alternativa valida sarebbe perseguire misure prudenziali minime, come l’uso della mascherina e il distanziamento sociale in pubblico.

FMI tifa per un secondo lockdown

Comunque la si pensi, avete capito il significato dell’analisi dell’FMI? In soldoni, essa prepara psicologicamente governi e cittadini a possibili nuove restrizioni simili a quelle adottate la scorsa primavera. Cercherebbe di convincere tutti sul fatto che il lockdown sia il male minore e che esso serva a sradicare la paura dei contagi, accelerando la ripresa nei mesi successivi. Peccato che molte imprese e attività commerciali non possano permettersi di chiudere per la seconda volta in poco più di sei mesi. Per molte di esse significherebbe non riaprire più, cioè perdita strutturale di produzione e posti di lavoro.

L’Italia vive una fase molto delicata, perché nelle prossime settimane scade il blocco dei licenziamenti imposto dal governo alle imprese sin dal marzo scorso. Centinaia di migliaia di lavoratori rischiano il posto e non sarebbe strano che il governo decidesse di optare per nuove restrizioni al solo fine di giustificare l’ennesima estensione del divieto. Palliativi normativi, che non terranno a galla economia e occupazione a lungo. Se la prima precipita, la seconda segue a ruota. Non si è mai visto un mondo delle imprese tenere in organico i dipendenti senza produrre. Questo dovrebbe saperlo anche l’FMI, che con il suo tifo per i lockdown rischia di suggerire ai governi la mossa sbagliata per combattere la pandemia, trasformandola in un’ecatombe economica, oltre che sanitaria.

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