Come il carry trade con le valute Brics ha tradito investitori europei e americani nell’ultimo anno

Com'è andato il carry trade nell'ultimo anno contro le principali valute emergenti? Vediamo i risultati per dollaro ed euro e come sono stati determinati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Com'è andato il carry trade nell'ultimo anno contro le principali valute emergenti? Vediamo i risultati per dollaro ed euro e come sono stati determinati.

Sfiorano quai il 5% in appena 3 mesi i guadagni del dollaro contro le altre valute, segno della sua lenta risalita dopo il -15% accusato nei 13 mesi precedenti. Per contro l’euro si è indebolito dell’1,5% negli ultimi 2 mesi, sebbene rimanga in rialzo mediamente del 4% nell’ultimo anno. Chiediamoci come è andato il carry trade” proprio dal maggio 2017 ad oggi, nel caso fosse stato utilizzato da un investitore prendendo a prestito denaro in dollari ed euro e investendolo in titoli delle economie emergenti, prendendo come riferimenti i cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Ricordiamo che per carry trade s’intende la pratica di indebitarsi in una valuta a tassi bassi per investire lo stesso denaro in una valuta a tassi elevati, confidando in un cambio stabile o almeno in evoluzione positiva entro la scadenza dell’investimento rispetto alla data di conversione iniziale (la valuta in cui abbiamo investito non dovrebbe deprezzarsi contro quella in cui ci siamo indebitati).

Che cos’è il carry trade, come funzione e quali sono i rischi

Immaginiamo di avere preso a prestito dollari esattamente un anno fa per investirli in titoli di stato a 1 anno di India, Brasile, Russia, Cina e Sudafrica. Quanto abbiamo guadagnato o perso? Nel caso dei titoli di stato indiani a 12 mesi, il rendimento era allora del 6,5%. Mediamente, il tasso a cui ci si poteva indebitare negli USA a un anno era dell’1,75% (a tanto ammontava il Libor a 12 mesi a inizio maggio 2017), per cui il rendimento netto risultava allora del 4,75%. A ciò va detratto il -4,5% accusato dal tasso di cambio tra rupia e dollaro. Dunque, il guadagno netto effettivo sarebbe positivo di qualche decimale.

Passiamo al real brasiliano, che tante soddisfazioni ha regalato negli ultimi 2 anni agli investitori stranieri, dopo essere crollato tra il 2015 e il 2016. Tuttavia, la corsa si è arrestata negli ultimi tempi, causa anche l’attesa per le prossime elezioni politiche e presidenziali in Brasile nell’autunno che verrà. Nell’ultimo anno, il cambio ha perso l’11,5% contro il dollaro, mentre i rendimenti offerti dai bond a 12 mesi erano del 9% un anno fa. Dunque, il carry trade qui ha esitato un rendimento negativo superiore al 4%. Il rublo russo segue le oscillazioni delle quotazioni petrolifere, essendo Mosca il primo produttore energetico mondiale. Prendendo in prestito dollari da investire in titoli russi annuali all’8,4% e scontando un deprezzamento del cambio quasi del 7,5%, avremmo subito una perdita di circa mezzo punto percentuale.

5 valute emergenti con cui fare affari grazie al carry trade quest’anno

I guadagni con Cina e Sudafrica

Diverso il discorso con yuan e rand. La valuta cinese ha messo a segno un rialzo dell’8% contro il dollaro in 12 mesi e considerando rendimenti annuali del 3,3% nel maggio 2017, chi avesse investito in titoli cinesi allora si porterebbe oggi a casa un guadagno di quasi il 10%. Meglio ancora per chi avesse scommesso sul Sudafrica, che negli ultimi mesi ha cambiato persino presidente ancor prima di andare ad elezioni, cosa che ha fatto tornare sui mercati la voglia di puntare nuovamente i capitali su Pretoria. Rand a +7,7% contro il dollaro in un anno e grazie a titoli acquistati a un rendimento del 6,4%, il guadagno reale sarebbe oggi quasi del 12,5%.

Fin qui, stiamo ragionando come se fossimo investitori americani. Ma noi siamo europei e, quindi, il nostro cambio di riferimento è l’euro, non il dollaro. In più, continua a convenirci di indebitarci in euro, dato che l’Euribor a un anno resta negativo (-0,19%) e un anno fa lo era dello 0,12%. Ebbene, l’euro ha guadagnato oltre il 12% contro la rupia indiana, quasi il 17% contro il real brasiliano, il 15% verso il rublo, restando stabile con lo yuan e segnando appena l’1% contro il rand sudafricano. Sulla base di questi numeri, avremmo perso oltre il 5,5% investendo in titoli indiani, il 7,5% in quelli brasiliani, il 6,5% in russi, mentre guadagneremmo quasi il 3,5% se avessimo scommesso sulla Cina e il 5,5% sul Sudafrica.

Il carry trade da qui in avanti

Rispetto a un investitore americano che avesse fatto carry trade tra dollaro e le suddette valute emergenti, notiamo perdite amplificate per real e rublo, guadagni minori per yuan e rand e un risultato negativo anche per la rupia, quando nel caso degli USA si avrebbe appena un esito positivo. Diciamo che nel nostro caso, a penalizzarci è stato l’apprezzamento medio del cambio dell’euro, mentre i tassi sottozero hanno giocato un ruolo positivo nell’investimento, consentendoci di indebitarci praticamente a costi nulli. Per gli USA, i risultati sono stati influenzati da tassi di indebitamento più elevati dei nostri, che hanno parzialmente oscurato l’effetto positivo derivante dal minore apprezzamento del dollaro rispetto all’euro verso le valute dei Brics.

Il paradosso del dollaro e sui tassi con la disoccupazione USA sotto il 4%

D’ora in avanti, con il petrolio sopra i 70 dollari e il dollaro in ripresa, quale evoluzione dovremmo attenderci dal panorama del carry trade? Le spinte reflazionistiche, se si materializzeranno, dovrebbero sostenere l’euro sulle attese di un rialzo dei tassi BCE. Ciò colpirebbe gli investimenti realizzati presso le economie Brics, specie quelle come India e Sudafrica, costrette a importare petrolio per soddisfare la domanda energetica. Meno scontato l’esito con Russia e Brasile, invece, basato anche su fattori geopolitici. E lo stesso andamento dello yuan dipenderà dai deflussi dei capitali che conseguirebbero ai timori di una guerra commerciale con gli USA. Quanto all’America, poi, bisogna vedere se l’apprezzamento del dollaro proseguirà o sia già prossimo alla fine.

[email protected]

 

 

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: BRICS, economie emergenti, valute emergenti

I commenti sono chiusi.