Colpo di stato in Zimbabwe, Mugabe arrestato: la crisi parte da lontano

L'anziano presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, sarebbe agli arresti insieme alla moglie e la suo ministro delle Finanze, a seguito di un colpo di stato ordito dai militari. Ecco le cause della crisi.

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L'anziano presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, sarebbe agli arresti insieme alla moglie e la suo ministro delle Finanze, a seguito di un colpo di stato ordito dai militari. Ecco le cause della crisi.

E’ caos nello Zimbabwe, dove pare che vi sia in atto un tentativo di colpo di stato ai danni del presidente Robert Mugabe, 93 anni, al potere dal 1980, ovvero dall’indipendenza del Regno Unito. Il Generale Maggiore SB Moyo ha fatto circondare la capitale Harare e preso possesso della TV di stato ZBC. Secondo un comunicato ufficiale dello stesso alto graduato dell’esercito, l’obiettivo dei raid sarebbero “criminali intorno al presidente, che stanno commettendo reati, causando sofferenze economiche e sociali al paese”, assicurando che “Sua Eccellenza, il presidente e la sua famiglia sono al sicuro”. In realtà, Mugabe e la moglie Grace sarebbero in stato di arresto, così come anche il ministro delle Finanze, Ignatius Chombo.

Le opposizioni del Movimento per il Cambiamento Democratico non credono alla versione dei militari e invitano il Generale Maggiore a porre fine al golpe, sostenendo che non sarebbe accettabile che fosse l’esercito a prendere il controllo della vita politica di Harare. La scorsa settimana, lo stesso Mugabe aveva sostenuto possibili tentativi di golpe. (Leggi anche: Zimbabwe, razzismo è qui contro i bianchi)

Le cause della crisi

Il putsch avviene a distanza di pochi giorni dall’esautoramento del vice-presidente Emmerson Mnangagwa, che sembrava destinato a succedere all’anziano Mugabe. Al contrario, negli ultimi tempi avanza l’ipotesi di una successione in favore della moglie, che in patria è anche nota come “Gucci” Grace per i suoi abiti eleganti e lo shopping folle. La situazione economica dello Zimbabwe è diventata sempre più difficile negli ultimi anni e da mesi si sono diffuse preoccupazioni tra la popolazione per un possibile riaffacciarsi di quella iperinflazione del 2009, che determinò il collasso dell’economia nazionale, nonché la fine della sovranità monetaria dello stato africano.

Lo Zimbabwe ha deciso, infatti, di non stampare più una moneta propria, affidandosi all’utilizzo di diverse valute straniere sia per le transazioni interne che per gli scambi con l’estero, tra cui il dollaro USA, l’euro, lo yen, la rupia, la sterlina e il rand sudafricano. Poiché la divisa americana rappresenta la stragrande maggioranza degli scambi e si è rafforzata negli ultimi 4 anni e mezzo, l’economia emergente non è stata in grado di reggere il passo, ha perso competitività e non riesce ad esportare a sufficienza per importare beni dall’estero. Inoltre, nel paese si registra una crisi di liquidità, dovuta alla carenza di dollari con cui acquistare beni e servizi, tanto che l’anno scorso il governo ha pensato bene di emettere i cosiddetti “bond notes” per qualche centinaio di milioni di dollari e secondo un rapporto di cambio di 1:1 con il dollaro, ma raccogliendo le proteste dei cittadini, i quali temono che Mugabe voglia rimettersi a stampare moneta, provocando un’esplosione dei prezzi come quella del 2009.

La crisi affonda le sue radici con le politiche di inizio Millennio, quando il presidente espropriò delle terre la minoranza bianca, che aveva controllato il potere della ex Rhodesia fino all’indipendenza, assegnandole alla maggioranza nera, la quale è risultata, però, poco preparata e incapace a mantenere i livelli dei raccolti, con la conseguenza che la produzione agricola crollò, i prezzi schizzarono un po’ tutti a catena e si giunse all’iperinflazione. (Leggi anche: Sovranità monetaria? Corsa agli sportelli delle banche e paura dell’iperinflazione)

 

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