Una colata di acciaio in Germania rischia di travolgere la sinistra al governo

L'acciaio rischia di pesare sul voto in Germania con una notizia-bomba a 4 giorni dalle elezioni. Thyssenkrupp si sposta in Olanda e si fonde con l'indiana Tata, mettendo in forse persino i voti più "sicuri" dei socialdemocratici.

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L'acciaio rischia di pesare sul voto in Germania con una notizia-bomba a 4 giorni dalle elezioni. Thyssenkrupp si sposta in Olanda e si fonde con l'indiana Tata, mettendo in forse persino i voti più

Annuncio a sorpresa dell’acciaieria Thyssenkrupp dell’intesa con l’indiana Tata Steel per la fusione delle rispettive attività in Europa. L’accordo prevede la creazione di una joint-venture partecipata al 50% da ciascuna delle due società e con sede in Olanda. Su un insieme di 48.000 dipendenti, 4.000 non addetti alla produzione verrebbero licenziati.

Il piano darebbe vita al secondo colosso dell’acciaio in Europa dopo ArclorMittal per ricavi annui attesi nell’ordine di 15 miliardi ed esportazioni per 21 milioni di tonnellate all’anno, mentre i risparmi ammonterebbero a 4-600 milioni all’anno. (Leggi anche: Guerra acciaio minaccia relazioni tra USA e Cina)

I colloqui erano stati avviati da un anno, ma la notizia ha colto di sorpresa il mondo politico in Germania, che tra 4 giorni deve affrontare le elezioni federali. Serpeggia parecchia preoccupazione tra i socialdemocratici, che i sondaggi darebbero al minimo storico e che subirebbero potenzialmente un duro colpo dall’accordo appena siglato, nel caso in cui i lavoratori della Thyssenkrupp, base storica per i consensi dell’SPD, decidessero di punire la principale formazione di sinistra, optando per i post-comunisti della Linke o gli euro-scettici dell’AfD.

Sindacati e sinistra in allerta

Il leader del sindacato metalmeccanico IG Metall nel Nordreno-Vestfalia, Knut Giesler, si è detto contrariato a un’intesa, che sposterebbe il core business sulla produzione di prodotti manifatturieri, come navi e ascensori, sostenendo che “l’acciaio ha un futuro brillante”. Le parole del sindacalista captano la preoccupazione dei 22.000 dipendenti Thyssenkrupp nel Land tedesco più popoloso, dove vivono 17,5 milioni di abitanti. E si tratta anche di una roccaforte rossa, dove l’SPD ottiene storicamente percentuali nettamente superiori alla sua media nazionale.

Si prendano i dati elettorali del 2013, quando i socialdemocratici ottennero meno del 24% dei consensi. Ebbene, allora nel collegio di Gelsenkirchen presero il 44%, in quello di Duisburg II il 43%, a Dortmund II il 41%, a Duisburg I e a Bochum il 39% e ad Hagen il 37%. Praticamente, alla vigilia delle elezioni, l’SPD rischia di collassare anche dove dovrebbe andare meglio, nel caso in cui rimanesse vittima della protesta alle urne per i licenziamenti in arrivo.

Non è un caso che proprio due suoi esponenti al governo si siano mostrati più preoccupati di tutti. Andreas Nahles, ministro del Lavoro, ha parlato di “siti altamente produttivi, che tali devono rimanere anche in futuro”, mentre la collega all’Economia, Brigitte Zypries, ha posto l’accento sulla necessità che l’accordo venga ratificato “da tutte le parti in questioni”, mentre il segretario Martin Schulz terrà oggi un comizio proprio a Gelsenkirchen, nel tentativo di tenere i consensi in una delle aree più favorevoli alla sua SPD. (Leggi anche: Crisi acciaio finita, Cina continua a fare dumping)

I conservatori di Frau Merkel si mostrano tranquilli

Dai conservatori si sfoggia ottimismo. Michael Fuchs, del partito della cancelliera Angela Merkel, sostiene che i posti di lavoro a rischio sarebbero quelli di dipendenti qualificati, che in un’ottima congiuntura del lavoro, come quella che sta vivendo la Germania in questa fase, verrebbero facilmente assorbiti in altri settori. E spiega che l’intesa avrebbe ricadute positive per l’occupazione proprio negli altri settori, trattandosi di una reazione necessaria alla crisi di sovrapproduzione mondiale dell’acciaio. Sarà, ma la reazione dei lavoratori potrebbe impattare negativamente pure sui conservatori alle urne, se dovesse prevalere un sentimento di rigetto verso la classe politica, cavalcato dall’AfD.

Fondata nel 1912, Thyssenkrupp è nota per la qualità del suo prodotto, tanto da essere stato impiegato negli USA per costruire l’Empire State Building. Nel 1999, si fuse con un’altra impresa tedesca attiva nel settore siderurgico e con l’accordo con Tata punta a dominare la produzione nell’intero continente. La Cina è il primo produttore mondiale con una quota di mercato di circa il 50%. L’eccesso di offerta nella seconda economia mondiale ha provocato un crollo dei prezzi internazionali, spingendo gli USA a imporre dazi contro Pechino sin dalla fine del 2015 e la UE ad alzare i toni, non riconoscendo alla Cina lo status di economia di mercato su pressione, tra l’altro, di Eurofer, la lobby siderurgica del Vecchio Continente.

Di certo, a Berlino avrebbero voluto occuparsi d’altro in questi ultimi giorni di campagna elettorale, che rischia di accendersi improvvisamente, quando sembrava destinata a un epilogo più noioso dell’avvio. (Leggi anche: Frau Merkel può sorridere, mentre la sinistra sprofonda)

 

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