Codice appalti: riforma facilita la corruzione, ecco perché

Nuovo codice degli appalti: niente più massimo ribasso, aveva promesso il governo Renzi. La realtà è un'altra e il rischio è che alla fine paghino, come sempre, gli italiani.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Nuovo codice degli appalti: niente più massimo ribasso, aveva promesso il governo Renzi. La realtà è un'altra e il rischio è che alla fine paghino, come sempre, gli italiani.

In attesa dei decreti attuativi della riforma del codice degli appalti, il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, in audizione parlamentare ieri ha strigliato le forze politiche, ma anche le categorie imprenditoriali, ree di avere prima condiviso apparentemente all’unanimità la sostituzione del criterio del massimo ribasso con l’offerta economicamente più vantaggiosa, salvo successivamente criticare la modifica.

Paura per la pacchia finita, per utilizzare le parole del magistrato anti-corruzione? Può essere che qualcuno non ama i cambiamenti in sé, ma la riforma del codice degli appalti, presentata dal premier Matteo Renzi alla stampa un paio di mesi fa, oggi appare caotica e rischia di bloccare le gare d’appalto fino alla fine dell’anno, come poche settimane fa ha avvertito l’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori.

Quale rivoluzione, resta quasi tutto come prima

I numeri non spingono a farci parlare di “rivoluzione”. Negli ultimi anni, gli investimenti pubblici per appalti sono stati tagliati del 55%, causa crisi. Per lo più, sono stati assorbiti dalle autostrade, che nella stragrande maggioranza dei casi li hanno spesi senza indire alcuna gara, ovvero operando “in house”, come si dice in gergo.

Dunque, parliamo già in partenza di spiccioli, non di svariati di miliardi all’anno, come dal governo è stato fatto apparire. Ma c’è di più: gli appalti di valore fino al milione di euro potranno essere indetti ancora con il criterio del massimo ribasso. Parliamo dell’80% dei casi. Non è finita: la riforma prevede che l’offerta economicamente più vantaggiosa sia giudicata da una commissione, i cui componenti sono estratti a sorte da un elenco stilato dall’Anac.

 

 

 

95% appalti non seguirà nuove regole

Tuttavia, per gli appalti di valore non superiore a 5,2 milioni e per quelli che non presentano particolare complessità, tale requisito di trasparenza viene meno. Dunque, le offerte potranno essere giudicate da una commissione nominata dalla stessa stazione appaltante, secondo criteri di rotazione. A conti fatti, il 95% degli appalti in Italia continuerà ad essere assegnato senza le nuove regole, anche quando queste entreranno in vigore.

Ma c’è un altro problema, che ha a che fare proprio con la trasparenza, che è l’obiettivo perseguito dal governo con la riforma di questi mesi. Il massimo ribasso può anche essere considerato un criterio brutale e fonte di corruzione, ma è oggettivo. Se un’impresa A si offre di costruire una strada per 100 e un’impresa B lo fa per 150, vince la prima. Non c’è nulla da valutare con discrezionalità.

Rischio corruzione appalti in crescita

L’offerta economicamente più vantaggiosa, invece, impone proprio un ampliamento dei poteri discrezionali di chi dovrà giudicarla, con il rischio che alla fine i casi di potenziale corruzione aumentino, anziché diminuire. Nel dettaglio, questi sono nell’ordine i criteri di cui si dovrà tenere conto nelle gare future (quel 5% di cui parlavamo):

  1. prezzo
  2. qualità
  3. pregio tecnico
  4. caratteristiche estetiche e funzionali
  5. caratteristiche ambientali, tra cui consumi energetici, etc.
  6. possesso di un marchio di qualità ecologica UE
  7. costo di utilizzazione e manutenzione, tenuto conto anche dei consumi energetici, emissioni inquinanti, etc.
  8. compensazione delle emissioni di gas ad effetto serra, secondo la normativa europea
  9. redditività
  10. servizio post-vendita
  11. data di consegna o esecuzione
  12. impegno in materia di pezzi di ricambio
  13. sicurezza di approvvigionamento e origine produttiva
  14. in caso di concessioni, durata del contratto, gestione, tariffe da applicare ai clienti, etc.

Pensate che nei 14 punti sopra indicati non vi sia spazio per una “discrezione” piuttosto ampia da parte di chi dovrà giudicare le offerte? E’ evidente che sì. Ma se ciò è vero, il rischio è duplice: maggiori possibilità per le mafie di tutti i territori di annidarsi nelle pieghe dei bandi di gara e lievitazione dei costi a carico dello stato, ovvero del contribuente. Se posso scegliere con la discrezione di cui sopra un’impresa con il prezzo offerto più alto di un’altra, alla fine state certi che il nuovo codice degli appalti si tradurrà nell’ennesima fonte di spreco di denaro pubblico.

 

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Servizi pubblici