Cipro verso un prelievo forzoso più leggero, la paura resta

Le banche di Cipro resteranno chiuse anche domani a causa dei timori per la corsa agli sportelli. Comunque andrà a finire la questione del prelievo forzoso è chiaro che in Europa è stato infranto un altro tabù

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le banche di Cipro resteranno chiuse anche domani a causa dei timori per la corsa agli sportelli. Comunque andrà a finire la questione del prelievo forzoso è chiaro che in Europa è stato infranto un altro tabù

Piazza Affari viaggia contrastata stamane, in linea con l’andamento degli altri listini europei. I titoli bancari sono deboli, colpiti dalla scure di Fitch contro il rating di Intesa e Unicredit, successiva al declassamento del nostro debito sovrano, e dalla paura di un contagio a livello europeo del piccolo caso di Cipro (Debito Cipro: il salvataggio cambia le regole).  

Prelievo forzoso conti correnti Cipro: Nicosia chiede moderazione

Ieri sera, preso atto del clima di panico che si sta diffondendo in Europa e anche al di fuori di essa, Bruxelles avrebbe accettato l’ipotesi di una modifica alla struttura originaria della tassa una tantum sui depositi ciprioti. In serata era circolata una bozza, secondo la quale i depositi sotto i 100 mila euro sarebbero colpiti con aliquota del 3% e solo al di sopra di tale soglia si innalzerebbe l’imposizione al 12,5%, magari esentando i risparmi fino a 20 mila euro. L’impostazione originaria partorita tra venerdì e sabato a Strasburgo prevedeva un’aliquota del 6,75% per importi fino a 100 mila euro e del 9,9% sopra tale soglia. Nella mattinata di oggi, invece, circola un’ennesima proposta, che alimenta solo la confusione tra gli sfortunati depositanti ciprioti. Si parla di esentare i depositi fino a 100 mila euro, ma poiché l’Europa ha imposto che Nicosia racimoli 5,8 miliardi, da sommare ai 10 miliardi che saranno rilasciati da Bruxelles, l’imposizione una tantum sui depositi oltre i 100 mila euro potrebbe salire fino al 15%, rappresentando una vera stangata patrimoniale.  

Blocco dei conti correnti a Cipro: chiuse le banche fino a domani

Il clima è tesissimo nell’isola, aggravato dalla decisione della banca centrale di Nicosia di chiudere gli sportelli delle banche di Cipro fino a tutta la giornata di domani per evitare una corsa al ritiro dei risparmi. In più, non sono possibili prelievi dai bancomat e pagamenti tramite conto bancario. Ciò al fine di impedire la fuga di capitali da Cipro, già defluiti per ben 4,5 miliardi nella sola settimana scorsa (25% del pil isolano). Il Parlamento avrebbe dovuto approvare il piano di austerità con annessa tassazione dei depositi entro il tardo pomeriggio di ieri, ma il voto è slittato, in attesa di modifiche all’impianto della norma tanto contestata. Il partito del premier Nicos Anastasiades conta 20 seggi su 56, ma gli alleati di centro-destra potrebbero smarcarsi e votare contro la stangata fiscale.  

Interessi russi a Cipro: Mosca non resta con le mani in mano proteste a Cipro

In Europa, nessuno rivendica la paternità di questo ennesimo scempio ai danni dei risparmiatori, ma tutti sanno che il mandante sta a Berlino. Il governo di Angela Merkel ha preteso, infatti, che il bail-out fosse subordinato alla tassazione dei depositi delle banche cipriote, lamentando una concentrazione eccessiva di capitali nell’isola proveniente dalla Russia. Si calcola che tra oligarchi e banche russe, il flusso negli istituti di Cipro ammonterebbe a 32 miliardi di dollari. Tanto che ieri il presidente Vladimir Putin ha protestato contro la decisione europea di tassare i depositi senza nemmeno consultare il G20, la cui presidenza è attualmente nelle mani di Mosca. Ma la Russia non sta a guardare e sarebbe pronta ad evitare la stangata sui propri interessi nella piccola repubblica attraverso due vie: ristrutturazione del debito di Cipro verso Mosca, essendogli stato accordato un credito di 2,5 miliardi al tasso del 4,5% a fine 2011, nonché la concessione di aiuti finanziari all’isola, in cambio della concessione in monopolio dei giacimenti ciprioti di petrolio. A dimostrazione di come la partita della piccola Cipro sia più complessa di quella greca, perché qui si scontrano due interessi politico-economici contrapposti: russi ed europei. Non è un caso che Bruxelles non abbia calcato la mano sul fronte dell’austerità, come ha fatto con Atene.  

La crisi di Cipro e le ripercussioni

I mercati, tuttavia, anche stamane restano in subbuglio, perché si teme che le stesse regole possano essere esportate negli altri stati in crisi, come l’Italia. Ipotesi smentita sia dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas, sia dall’Abi, che rimarcano l’eccezionalità del caso Cipro. Ma ad avvelenare il clima ci pensa una proposta del capo economista della tedesca Commerzbank (salvata con soldi pubblici da Berlino), Jorg Kramer, il quale al quotidiano economico Handelsblatt lancia l’idea che Roma tassi i patrimoni finanziari degli italiani con un’imposta del 15%, in grado di fare scendere il debito pubblico sotto il 100% del pil, essendo la nostra ricchezza finanziaria netta pari al 173% del pil – superiore al 124% dei tedeschi – spiega Kramer. Insomma, tra smentite e proposte non ufficiali e indecenti, Berlino non solo non stempera gli animi degli investitori, ma sembra quasi intenzionata a testare scientificamente quali potrebbero essere le reazioni dei mercati a una tale misura. Per le sue piccole dimensioni, Cipro sarebbe proprio un esperimento.

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Argomenti: Economie Europa