Cipro rischia il default mentre l’Europa gioca coi russi

Cipro tra un possibile default e la speranza di un aiuto russo. Intanto la Germania minaccia il blocco del piano di salvataggio e l'Europa continua a sottovalutare la crisi

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Cipro tra un possibile default e la speranza di un aiuto russo. Intanto la Germania minaccia il blocco del piano di salvataggio e l'Europa continua a sottovalutare la crisi

Il Parlamento di Cipro ha bocciato ieri sera il piano di salvataggio della UE, rispedito al mittente e definito “un ricatto inaccettabile” e lasciando così la piccola isola sul precipizio della crisi senza via di uscita. Su 56 deputati, nessuno si è espresso in favore del piano: 36 hanno votato contro e 19 si sono astenuti. Il piano prevedeva aiuti finanziari europei all’isola per 10 miliardi, in cambio di misure, come la tassazione una tantum dei depositi bancari dei ciprioti al 6,75% fino a 100 mila euro e al 9,99% per somme superiori (Cipro boccia il prelievo sui depositi e chiede aiuti alla Russia). Ma le proteste dei risparmiatori e il timore di una fuga di capitali da Cipro hanno indotto la politica di Nicosia a sconfessare quanto il loro stesso ministro delle Finanze, Michalis Sarris, aveva accettato non più tardi dello scorso venerdì notte a Strasburgo. La stangata sui depositi avrebbe portato nelle casse dello stato 5,8 miliardi, che ora dovranno essere racimolati con provvedimenti alternativi. E il timore più grande è che adesso l’Europa blocchi gli aiuti al piccolo stato del Mediterraneo, che pur contando solo lo 0,2% del pil dell’Eurozona, se fallisse, potrebbe compromettere la sopravvivenza della moneta unica.  

Default Cipro: verso una primavera ad alta tensione

Lo afferma a chiare lettere stamane il ministro delle Finanze austriaco, Maria Fekter, rammaricata per la bocciatura della tassa sui risparmi, i cui effetti, sostiene, sarebbero stati di gran lunga meno negativi di un default cipriota. Mostra il volto duro anche Berlino, che con il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, minaccia di non dare il via libera agli aiuti. Il guaio è che non c’è tempo per troppe chiacchiere. Già in aprile Nicosia potrebbe dovere dichiarare bancarotta. E a differenza di Atene, qui l’ipotesi di un “haircut”, ossia di un taglio del valore nominale dei bond pubblici, non è fattibile, in quanto il 75% del debito pubblico cipriota è stato emesso sotto la legge britannica, che non ammette la possibilità di una ristrutturazione. E il 3 giugno è in scadenza un bond da 1,5 miliardi, una cifra immensa per un’isola che ha un pil di appena 17 miliardi e che già possiede un rapporto tra debito e pil del 145%. Senza liquidità, il Paese non potrà onorare il debito e dovrà ammettere default, con le conseguenze immaginabili per quanto accadrebbe nell’Area Euro.  

Interessi russi a Cipro: Mosca può alzare la voce

Per questo, già oggi il ministro Sarris è in volo a Mosca, dove incontrerà l’omologo Anton Silouanov, nel tentativo di convincere il collega a dare una mano a Cipro. Di fatto, la mancata stangata sui risparmi ha garantito il flusso di denaro russo depositato presso gli istituti ciprioti, che ammonterebbe a circa 32 miliardi di dollari. Non è casuale che il presidente Putin aveva alzato la voce, attaccando la “scorrettezza” di Bruxelles nel costringere l’isola a varare una tale misura. I russi hanno già aiutato Cipro nel dicembre 2011, concedendole un prestito di 2,5 miliardi al tasso agevolato del 4,5% annuo fino al 2016. Sarris punta ora ad allungare la scadenza di quel prestito di altri cinque anni, abbassando al contempo il tasso pattuito. Ma gli interessi geo-politici della Russia potrebbero essere salvaguardati anche attraverso uno scambio tra aiuti finanziari a Cipro e concessione a Gazprom dei diritti di sfruttamento dei giacimenti petroliferi della piccola repubblica. L’Europa sta perdendo l’ennesima partita, inviando un suo membro strategico da un punto di vista degli equilibri geo-politici tra le braccia del concorrente moscovita. E dovremmo sperare che almeno a Mosca siano un pò meno ottusi che a Bruxelles.

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Argomenti: Economie Europa