Cipro nel caos, banche chiuse fino a martedì

Si continua a pensare a un prelievo forzoso sui conti correnti superiori ai 100 mila euro e a restrizioni sui movimenti di capitali. Ancora nessun accordo tra Russia e Cipro sugli aiuti. Tutte le ultime novità sulla crisi di Cipro

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Si continua a pensare a un prelievo forzoso sui conti correnti superiori ai 100 mila euro e a restrizioni sui movimenti di capitali. Ancora nessun accordo tra Russia e Cipro sugli aiuti. Tutte le ultime novità sulla crisi di Cipro

Si aggrava la crisi di Cipro, dopo che il Parlamento ha bocciato martedì sera il piano di salvataggio europeo, che includeva l’odiato prelievo forzono sui conti correnti. Le ultime novità parlano di un piano B del governo di Nicosia, riunito ieri sera d’urgenza dal premier Nicos Anastasiades, per studiare una soluzione per evitare il default nelle prossime settimane. La UE è pronta a concedere 10 miliardi all’isola, in cambio di un prelievo forzoso sui depositi presso gli istituti ciprioti. Secondo alcune indiscrezioni, il governo potrebbe introdurre una tassa solo sui risparmi oltre i 100 mila euro, esentando quelli che si ritrovano al di sotto di tale soglia. Tuttavia, poiché rimane invariato l’obiettivo di racimolare 5,8 miliardi, come concordato una settimana fa con Bruxelles, la stangata potrebbe comportare un’aliquota anche del 15% (Default Cipro e intanto l’Europa gioca coi russi).  

Banche di Cipro chiuse per evitare l’assalto agli sportelli

E in attesa che il Parlamento voti nuove misure, la banca centrale cipriota ha disposto la chiusura delle banche fino al prossimo martedì, quando avrebbero dovuto riaprire ieri. Si teme, infatti, l’assalto agli sportelli, mentre per impedire che il deflusso dei capitali prosegua (20 miliardi espatriati da inizio anno, il 120% del pil), il governo starebbe studiando provvedimenti di restrizione al movimento dei capitali. A ciò si aggiungerebbe la nascita di una “banca-ponte”, mirata a frenare l’espatrio di denaro, mentre si ipotizza anche la fusione tra le prime due banche dell’isola, per abbassare il fabbisogno complessivo di ricapitalizzazione del sistema bancario, pari ad almeno 9 miliardi di euro. La nascita di una “bad bak”, poi, dovrebbe fare confluire in essa tutti i titoli tossici degli istituti, in primis, i tristemente noti bond ellenici e i crediti verso le banche di Atene.  

Interessi russi a Cipro: la tela di Mosca

Il ministro delle Finanze, Michalis Sarris, si trova da ieri a Mosca, per cercare di trovare un accordo col governo russo sul rilascio di nuovi aiuti. Mosca ha già concesso alla fine del 2011 2,5 miliardi di euro al tasso agevolato del 4,5%. Nicosia punta ad allungare la scadenza del prestito dal dicembre 2016 alla fine del 2021, ad abbassare gli interessi pattuiti e ad ottenere un nuovo finanziamento di 5 miliardi. Il collega Anton Silouanov non ha ancora accettato, ma le trattative proseguono, anche perché la Russia ha nell’isola molti interessi da difendere e non potrebbe permettersi un crac della piccola repubblica.  

Soldi russi nelle banche di Cipro: sono 31 i mld del gigante euro-asiatico nelle casse della piccola isola

Presso gli istituti di Nicosia risultano depositati 31 miliardi di dollari complessivi da parte dei russi, di cui 19 miliardi di società e altri 12 miliardi di banche. Certo, l’accordo con Mosca ruota attorno alla stangata che oligarchi e banche moscovite potrebbero subire se il governo Anastasiades tassasse i loro depositi. Un’aliquota al 15% sopra i 100 mila euro, se da un lato avrebbe l’effetto di attenuare le proteste della popolazione locale, in quanto escluderebbe la maggior parte di essa dal prelievo forzoso, dall’altro irriterebbe ancora di più i russi, visto che il piano B di Nicosia sarebbe per loro peggiore del piano iniziale previsto (aliquota del 9,9% sopra i 100 mila euro). Delle due cose, una: o Cipro tassa i depositi e rischia di perdere il finanziamento di Mosca, o accetta il finanziamento, ma abbandona l’idea di una tassa sui depositi. Una soluzione compromissoria potrebbe consistere in un avallo alle ambizioni commerciali russe sull’isola, come il rilascio a Gazprom dell’autorizzazione a sfruttare i giacimenti petroliferi in una posizione di monopolio pluriennale, in cambio di una tassa almeno ammorbidita.  

La Chiesa Ortodossa accanto al popolo cipriota

Anche il potente capo della chiesa greco-ortodossa di Cipro, l’arcivescovo Chrisostomos, ha messo ieri a disposizione tutti gli ingenti beni ecclesiastici, per contribuire al superamento della crisi sull’isola. Chrisostomos ha proposto al premier di emettere bond con garanzie ipotecarie sui beni della chiesa. Intanto, a Bruxelles non si nega la gravità della crisi cipriota, tanto che lo stesso membro tedesco al board della BCE, Joerg Asmussen, noto per le sue posizioni da “falco”, ha dichiarato in un’intervista al quotidiano “Die Zeit” che è nell’interesse di tutti salvare Cipro, anche se ha annunciato che Francoforte continuerà ad aiutare solo le banche solvibili dell’isola. E anche il cancelliere Angela Merkel, in contatto telefonico quasi costante col collega di Nicosia, ha parlato di “dovere” per l’Eurozona, a proposito del salvataggio. Certo, Bruxelles non molla sull’ipotesi di un prelievo forzoso, anche perché Berlino e le altre capitali del Nord sono convinte che la crisi di Cipro sia connessa al sovradimensionamento del sistema bancario del piccolo stato, che vanterebbe asset per 152 miliardi, 8,5 volte in più il pil.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economie Europa