Cipro boccia il prelievo sui depositi e chiede aiuti alla Russia

Il Parlamento rifiuta il piano di aiuti Ue e chiede a Mosca di intervenire, pena il default. Gli interessi in gioco sono molto più grandi di quello che si pensa

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Il Parlamento rifiuta il piano di aiuti Ue e chiede a Mosca di intervenire, pena il default. Gli interessi in gioco sono molto più grandi di quello che si pensa

Salvataggio di Cipro con ricatto? No grazie. Senza andare tanto per il sottile, il Parlamento cipriota ha bocciato la proposta vessatoria di Berlino sul prelievo forzoso dei conti correnti bancari elaborato dai ministri delle finanze dell’eurogruppo e dai tecnici del Fmi in cambio di aiuti per oltre 10 miliardi di euro. Uno schiaffo al rigore tedesco, alla politica del bastone e la carota della Merkel o un gioco di tattica e strategia politica per costringere la Russia a pagare dazio per aver sfruttato un paradiso fiscale all’interno della Ue? (Cipro verso un prelievo forzoso più leggero, la paura resta). Già, perché il prelievo forzoso andrebbe a colpire soprattutto i depositi degli oligarchi russi (e non solo) che da sempre depositano capitali di dubbia provenienza nelle banche di Cipro (Cipro il falso problema, Europa e diritti cancellati le verità dei fatti).  

Interessi russi a Cipro: una zona offshore nel cuore del Mediterraneo

Ma se questo è lo stato dell’arte, la situazione finanziaria dell’isola è sull’orlo del baratro con le banche che hanno bisogno di essere ricapitalizzate e il Tesoro che rischia la bancarotta con un debito/pil al 145%. In ballo c’è soprattutto un titolo di stato da 1,5 miliardi di euro, in mano soprattutto a banche tedesche e francesi, che dovrà essere rimborsato il 3 giugno e non può essere ristrutturato come avvenuto per la Grecia (essendo stato emesso sotto la legislazione inglese) e per il quale il Tesoro cipriota non ha soldi sufficienti da metter sul piatto. Bruxelles vorrebbe che a rifinanziare il debito fosse anche la Russia che dovrebbe intervenire per salvaguardare i depositi dei propri concittadini sottratti dalle casse di Mosca. Ma la Russia, d’altro canto, ritiene di non dover contribuire poiché anche le banche europee hanno tratto enormi vantaggi dalla posizione offshore di Cipro. Insomma, un braccio di ferro fra Berlino e Mosca che rischia di acuirsi se presto non si troverà una soluzione per Cipro che, a questo punto, potrebbe anche dire addio all’euro. Sacrificio che, sul piano economico, costerebbe all’Europa lo 0,2% del Pil, ma sul piano geopolitico e strategico avrebbe risvolti ben più pesanti.  

Perchè l’economia di Cipro è così importante? 

  cyprus-europe Per comprenderne le ragioni, è bene capire il motivo per cui Cipro ha aderito alla moneta unica nel 2004 ed è stata accolta nell’eurozona. Innanzi tutto per la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo, crocevia di importanti rotte e avamposti militari Nato verso il Medio Oriente. Poi perché il regime di fiscalità agevolata, ha fatto sì che molti capitali stranieri affluissero nelle banche locali che da sempre vengono utilizzati  per scopi che possiamo tranquillamente immaginare. Gli interessi sono molti e le aziende internazionali fanno affari d’oro con Cipro sin dai tempi dell’antica repubblica marinara di Venezia. Dalle armi al petrolio, al controllo delle rotte, ai giacimenti di gas al largo delle coste di Cipro. In questo senso, la Russia ha giocato un ruolo di prim’ordine al centro del Mediterraneo essendo il più grosso produttore ed esportatore europeo di armamenti verso Nord Africa e Medio Oriente, oltre che di gas verso il Sud Europa. In questa partita l’euro è visto come un velo pietoso steso su luridi affari condotti da banchieri e spregiudicati imprenditori e non c’entra nulla con la politica del rigore di Berlino. O meglio, c’entra solo per stabilire chi deve e chi non deve aiutare Cipro a ripagare il debito pubblico e bancario dell’isola. Se le banche europee che hanno stampato la moneta unica prestandola a Cipro o quelle russe che l’hanno comprata depositandola nei forzieri ciprioti in cambio di agevolazioni fiscali. Stando alle regole comunitarie dovrebbe essere la Ue ad aiutare Nicosia, ma con la proposta estorsiva elaborata dai ministri delle finanze, Bruxelles ha dimostrato che dovranno essere i russi a metterci una pezza. D’altro canto l’avevano già fatto nel 2011 in piena crisi greca con un salvataggio da 2,5 miliardi di euro per evitare il default di Cipro. Nel frattempo gli oligarchi  hanno continuato a depositare soldi russi nelle banche di Cipro (32 miliardi di dollari, di cui 20 investiti da aziende russe) confidando che la prossima ciambella di  salvataggio l’avrebbe lanciata la Ue. Ma il prelievo forzoso sui conti correnti è suonato subito come una mossa sleale a Mosca. Putin è andato su tutte le furie e ha convinto il governo di Nicosia a rigettare la proposta di Bruxelles proponendo a sua volta un piano B che per ora non è ancora stato reso noto (Prelievo choc dai conti di Cipro. Succederà anche in Italia?).  

Crisi di Cipro: un lungo braccio di ferro fra Berlino e Mosca per salvare Nicosia

  c Insomma, un vero e proprio intrigo internazionale che vede ancora una volta contrapposti due blocchi continentali, la Russia e l’Europa e che ricorda i vecchi tempi della guerra fredda e la crisi missilistica di Cuba di cinquant’anni fa. Solo che, a differenza di allora, non si combatte più con la minaccia di uso di armi nucleari, ma con il blocco di forniture energetiche o di capitali. Come andrà a finire, è presto per dirlo. Intanto la Bce ha detto che assicurerà la liquidità necessaria alle banche, mentre Washington segue da vicino l’evolversi della vicenda e Mosca concentra cinque fregate nel Mediterraneo per presidiare (così dice) le coste vicine alla Siria. Chi ha ragione? Forse entrambe le fazioni, forse nessuna delle due, ma una cosa è certa: entrambi giocano sporco e ad andarci di mezzo, non sono solo le famiglie cipriote che si ritrovano con le banche di Cipro chiuse e il blocco dei conti correnti ma la stessa Unione Europea con la moneta unica che si vuole difendere a tutti i costi con la politica del rigore tedesco. Se è vero che i soldi fanno la guerra, sarà meglio che si metta da parte l’orgoglio e venga raggiunto un compromesso al più presto.

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Argomenti: Economie Europa