Cipro al collasso, adesso l’Italia trema

Nicosia chiude tutte le banche per evitare fuga di capitali in vista del prelievo forzato sui depositi. I mercati sono nel panico e si teme che ciò possa accadere anche nel nostro paese per via del debito pubblico elevato

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Nicosia chiude tutte le banche per evitare fuga di capitali in vista del prelievo forzato sui depositi. I mercati sono nel panico e si teme che ciò possa accadere anche nel nostro paese per via del debito pubblico elevato

L’Ue spaventa Cipro e manda un messaggio chiaro all’Italia: “tagliate le spese  sul debito o prenderemo i soldi dai conti correnti anche a voi”. E’ proprio quello che ci voleva in un momento di crisi sistemica come questo per far ripartire l’economia, al punto che analisti e risparmiatori si stanno chiedendo se dietro a tutto ciò non vi sia lo zampino di avidi e rapaci banchieri che speculano quotidianamente sulle disgrazie dei paesi in difficoltà.  

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La scintilla scatenante, come ormai riecheggia sui media, riguarda il prelievo forzo imposto dalla Ue ai depositi delle banche di Cipro in cambio di aiuti per 10 miliardi di euro. Una misura eccezionale che sta mandando a rotoli i mercati di tutto il mondo con vendite pesanti soprattutto sul settore bancario. L’imposta una tantum non è ancora stata adottata dal nuovo governo guidato dal presidente Nikos Anestesiadese che però ha disposto il blocco dei conti correnti e delle transazioni bancarie nell’isola scatenando il panico fra i risparmiatori locali, ma anche fra quelli esteri, poiché – come noto – nelle banche di Cipro sono custoditi i soldi di molti risparmiatori stranieri, italiani compresi. La mossa della Ue – osserva Susan O’Brian di Morgan Stanley – è stato un passo falso, un grosso errore perché, se da un lato le autorità monetarie hanno voluto dare un segnale forte a quegli stati che chiedono o sono in procinto di chiedere aiuti a Bruxelles senza prima aver fatto le riforme necessarie a contenere la crescita del debito pubblico (il pensiero è rivolto all’Italia ovviamente), dall’altro allontanano ancor di più gli investitori internazionali dall’eurozona. Non solo, si è rimessa in moto la fuga di capitali da Cipro, verso la Svizzera e altri paradisi fiscali extra Ue con effetto domino (da Cipro la scorsa settimana erano fuoriusciti oltre 4,5 miliardi di euro prima che scattasse il blocco dei prelievi), cosa che non giova sicuramente a un’area geografica in recessione.  

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  Ma a spaventare maggiormente i mercati e in particolare gli italiani è soprattutto la preoccupazione che ciò che è stato adottato per Cipro presto potrebbe essere fatto in Italia per via dell’elevato debito pubblico che sta divorando il paese. In questo senso, però – spiega Luca Zanardini, analista per il Credit Suisse – è bene rassicurare i risparmiatori sul fatto che una simile misura non può essere imposta all’Italia per diverse ragioni di fondo. In primo luogo l’Italia non ha chiesto aiuti economici al fondo salva stati o al Fmi e, al momento, i rendimenti dei titoli di stato italiani sono molto lontani da quelli di Cipro (il bond Cipro 3.75% da 1,5 miliardi in maturazione fra 75 giorni rende il 35%) non destando preoccupazioni allarmistiche. In secondo luogo, in Italia sono già state adottate misure fiscali impositive dal governo Monti lo scorso anno (IMU, innalzamento dell’Iva, aumento delle tasse sui depositi e sulle cosi dette rendite finanziarie, ecc.) che hanno contribuito in maniera non certo indolore ad incrementare il gettito fiscale. In terzo luogo, circa metà del debito pubblico italiano è in mano ai paesi membri della Ue, gran parte del quale è depositato presso banche straniere presenti sul territorio italiano. Vi è inoltre da dire che Nicosia – prosegue Zanardini – è sempre stata vista come un ricettacolo di capitali sporchi provenienti dalla Russia (e non solo) con un regime di tassazione agevolato che ha dato origine a un sistema creditizio distorto in cui le banche locali prestavano soldi principalmente alla Grecia senza contribuire minimamente a sostenere il sistema europeo. Un’anomalia all’interno della Ue su cui i ministri delle finanze non hanno avuto alcun risentimento a giocare pesante, tenuto conto che la presenza di Cipro all’interno dell’area gioca un ruolo estremamente marginale (0,2% del Pil).  

L’Italia deve abbattere subito le spese della pubblica amministrazione

  Italy ExposureInsomma le differenze fra i problemi di Cipro e Italia non sono da poco conto e gli eccessivi allarmismi vanno misurati con la realtà dei fatti. Questo non significa che in Italia non ci siano problemi di debito, anzi, abbiamo visto che questo è salito nuovamente sopra quota 2.000 miliardi di euro e punta per il 2013 a raggiungere il 130% del rapporto con il Pil (Debito pubblico italiano a 2.022,7 miliardi: è record storico). Ma le soluzioni che potrebbe adottare il nostro paese per ridurre lo stock debitorio passano essenzialmente per altre vie, meno tortuose di quelle cipriote e non potrà che essere il nuovo governo ad adottarle con coscienza e senza remore. La soluzione non sarà certo all’acqua di rose anche perché di tasse non se ne possono più mettere, né sui risparmi, né sui consumi, pena il default sociale del paese e dell’intera eurozona. Bisognerà tagliare pesantemente sulla spesa della pubblica amministrazione, sugli stipendi dei dipendenti pubblici e sulle pensioni a partire da un certo importo. Lo Stato spende 175 miliardi all’anno per gli stipendi dei dipendenti pubblici e 265 per le pensioni, cifre all’interno delle quali si nascondo sacche di privilegio e distorsioni che non trovano rispondenza e non sono più sostenibili con la crisi in atto. Basterebbe – secondo gli economisti – un taglio secco del 5% per recuperare più di 20 miliardi all’anno. Il resto potrebbe essere recuperato dall’abbattimento delle spese militari e dai costi della politica, a partire dal dimezzamento del numero  dei parlamentari e dall’assegno annuale al Presidente della Repubblica, per finire con la cancellazione delle province e di tanti uffici ministeriali periferici ed enti inutili che ancora gravano passivamente sulle tasche dei contribuenti. Solo così si potrà evitare l’incubo di Cipro.

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Argomenti: Economia Italia, Economie Europa