Cina: Partito Comunista a Congresso, investitori pronti a riversare miliardi su Pechino

Il XIX Congresso del Partito Comunista Cinese è più importante di una riunione della Fed per gli investitori internazionali

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Il XIX Congresso del Partito Comunista Cinese è più importante di una riunione della Fed per gli investitori internazionali

Il Congresso del Partito Comunista Cinese è visto oggi come un evento di portata internazionale. La Cina è infatti il più importante driver economico mondiale e da lì passano miliardi di dollari di investimenti da parte di multinazionali di tutto il mondo. E’ quindi un evento da non sottovalutare per chi tiene d’occhio i mercati e pianifica investimenti a lungo termine.

 

Ci aspettiamo che il 19° Congresso del Partito Comunista Cinese possa supportare il processo di transizione con cui l’economia nazionale intende arrivare alla “New China”. Il nostro approccio di investimento quality growth – dice Emil Wolter, gestore del fondo Comgest Growth Emerging Markets – è di tipo bottom-up e non influenzato da elementi di natura macroeconomica: è dunque davvero improbabile che il Congresso porterà cambiamenti nella nostra view sui titoli che abbiamo accuratamente selezionato.

 

Debito pubblico e riforme strutturali i problemi sul tavolo

 

Tradizionalmente, nell’anno successivo al Congresso, l’attività economica di tipo tradizionale – soprattutto in termini di investimenti e di crescita del credito – tende ad aumentare. Speriamo – prosegue Wolter  -che la leadership politica giochi un ruolo differente questa volta. In primo luogo i leader devono fronteggiare un contesto di eccesso di debito accumulato dalle imprese a controllo statale. Inoltre, devono intervenire sull’eccesso di capacità in molte di queste SOEs. Dal nostro punto di vista sarebbe preferibile una crescita del PIL più bassa e “auto-sostenuta” rispetto ad una più alta in termini numerici ma “amministrata” e spinta da investimenti di qualità inferiore. Un piano di interventi sulla scia delle riforme strutturali, insieme ad una riduzione del debito, rappresenterebbe un’apertura e una nuova fiducia nei confronti del modello della “New China” guidata da un alto livello di consumi, una crescita del settore dei servizi e della produttività basata sull’innovazione.

 

Speriamo quindi in una continua attenzione alle riforme riguardanti il Mercato dei capitali – che porterebbero ad un ampliamento delle opportunità di investimento onshore – e agli interventi su SOEs e sul lato dell’offerta per ridurre l’eccessiva capacità delle industrie delle materie prime, per le quali un incremento di capitale investito incide in maniera sempre meno significativa sul ROI. In Cina il modello di crescita basato sugli investimenti ha raggiunto il suo limite massimo. Tuttavia, il Paese ha bisogno di alimentare la propria produttività per sostentare la crescita della middle class. La produttività deve essere sempre più guidata dall’innovazione. Per stimolare la crescita – dice Wolter   – ci aspettiamo una fase di investimenti nel segmento dell’educazione e un forte supporto del governo alle atività di R&D. Negli ultimi 20 anni, ad esempio, il rapporto tra la spesa destinata a ricerca e sviluppo e il PIL cinese è quadruplicato. Pechino sta registrando un numero record di laureati nei settori scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM), in grado di fornire un flusso costante di talento da dedicare all’R&D a basso costo. In Cina si stanno crescendo società innovative nel campo dell’IT e l’innovazione nel campo industriale e dei consumi si sta facendo sempre più forte. Il Partito Comunista dovrà fare di tutto per tenere vivo questo entusiasmo.

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