Cina, fondo annuncia default per il 31 gennaio. Quali rischi?

In Cina si attende un default a fine mese. A rischio è tutta la finanza del paese, oltre che quella mondiale.

di , pubblicato il
In Cina si attende un default a fine mese. A rischio è tutta la finanza del paese, oltre che quella mondiale.

La bolla del credito in Cina potrebbe scoppiare il 31 gennaio prossimo, quando il fondo d’investimento CEQ1 ha annunciato che non sarà in grado di pagare agli investitori il prodotto in scadenza per 3 miliardi di yuan, pari a 496 milioni di dollari.

La data è attesa, perché i mercati vogliono verificare quale atteggiamento terranno le autorità di Pechino in un evento così importante, ossia se proteggeranno gli investitori o se lasceranno che se ne occupi il libero mercato.

Uno scenario del tutto simile a quello drammatico che portò al crac di Lehman Brothers negli USA nel settembre del 2008.

Il default di fine mese potrebbe essere solo l’inizio di una serie. In solo cinque anni, infatti, il credito in Cina è passato dai 9 mila miliardi di dollari ai 23 mila miliardi di fine 2013, cioè dal 75% al 200% del pil. E solo quest’anno, le aziende cinesi dovranno pagare interessi sui debiti accumulati per mille miliardi di dollari, vale a dire più del doppio di quanto dovrà pagare il governo americano.

La situazione è esplosiva, come dimostra l’incapacità della People’s Bank of China di fronteggiare il fenomeno dell’eccesso di credito. Solo nel 2013, l’aggregato monetario M2 è cresciuto del 13,6%, in linea con il +13,8% del 2012. Ma se fossero utilizzati i nuovi metodi di misurazione, la crescita sarebbe stata del 20%.

Dal 1999 ad oggi, la massa monetaria più liquida in circolazione è esplosa del 1.000%. Un’assurdità, che ha alimentato, in modo particolare, il mercato immobiliare e non la borsa, come sta accadendo negli ultimi tempi negli USA e, in parte, in Europa. I prezzi delle case sono cresciuti mediamente in Cina del 20% nel 2013 sul 2012.

E’ arrivato il momento di pagare pegno per politiche ultra-espansive, che potrebbero fare collassare la finanza mondiale, visto che i mercati sono oggi più integrati che mai. Nel migliore dei casi, se l’incendio si verificasse, ma fosse confinato alla sola Cina, esso avrebbe ripercussioni comunque pesanti sull’economia globale, perché determinerebbe il deterioramento della seconda potenza economica del pianeta.

 

 

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti:
>