Cina, debito esplosivo minaccia l’economia mondiale

Esplode il debito della Cina, cresciuto di 4.500 miliardi di dollari nell'ultimo anno. E se l'economia di Pechino rallenta la sua crescita, il resto del mondo non se la passerà meglio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Esplode il debito della Cina, cresciuto di 4.500 miliardi di dollari nell'ultimo anno. E se l'economia di Pechino rallenta la sua crescita, il resto del mondo non se la passerà meglio.

Il debito totale (pubblico e privato) della Cina è cresciuto di 4.500 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi, arrivando a circa il 300% del pil. Un dato, che da solo fa capire meglio su quali basi poggi la crescita della seconda economia mondiale, che nei primi 9 mesi del 2016 si è espansa del 6,7%, centrando in pieno il target fissato dal governo di Pechino. E, tuttavia, i timori dei mesi scorsi sull’insostenibilità del debito cinese si fanno sempre più seri.

Dal 2008 ad oggi, il solo debito corporate della Cina è esploso da 4.500 a più di 17.000 miliardi, contribuendo a fare innalzare la percentuale di crediti deteriorati, che risultano schizzati al 20% del totale degli impieghi, ai livelli dell’Italia. Ma il dato eclatante, come dicevamo all’inizio, riguarda il nuovo debito dell’ultimo anno, corrispondente a ben oltre la somma della nuova massa debitoria negli USA (+2.200 miliardi), Giappone (+870 miliardi) ed Eurozona (+550 miliardi) nello stesso arco di tempo. (Leggi anche: Cina, debito imprese gigantesco)

Crescita del debito cinese non più sostenibile

La parte del leone del debito cinese la fa quello pubblico, che rappresenta oltre la metà del totale. Il resto è quasi equamente suddiviso tra famiglie, imprese e settore finanziario. Un guaio, perché non solo questa esplosione di passività non è più sostenibile e sta già provocando numerosi default privati, ma appare persino sempre meno efficace nel sostenere la crescita, dato il rallentamento in atto del pil. Conti alla mano, negli ultimi 12 mesi sarebbero serviti quasi 5 dollari di debiti per far crescere l’economia di appena un dollaro.

E i problemi della Cina sono, purtroppo, anche nostri. La sua economia è ancora il 17,3% del pil mondiale, poco meno del peso che ha la sua popolazione rispetto a quella dell’intero pianeta. Se considerassimo l’Eurozona un’unica realtà, essa vale di più dell’economia cinese, pur essendo i suoi abitanti un quarto di quest’ultima. Eppure, Pechino è croce e delizia di una parte del pianeta ben più ampia dei suoi già larghi confini.

 

 

 

Senza la Cina sarebbe recessione mondiale

Qualche giorno fa, Chi Fulin, a capo del China Institute for Reform and Development ha sostenuto che la Cina contribuirà alla crescita mondiale per il 25-30% nei prossimi 5 anni. Consideriamo il 2016: secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia mondiale crescerà del 3,1%. Poiché quella cinese avanza del 6,7%, ciò implica che il suo contributo è pari all’1,15% del totale, pari al 37,4%.

Ora, immaginiamo che la Cina non cresca più. In un attimo, la crescita globale scenderebbe intorno all’1,9%, ovvero a un ritmo compatibile con quella che gli organismi internazionali definiscono “recessione mondiale”. La domanda allora diventa la seguente: è davvero possibile che l’economia cinese smetta di crescere, considerando che ancora viaggia vicino al 7%? (Leggi anche: Cina in crisi travolgerà economia mondiale)

L’alto debito provoca il rallentamento dell’economia cinese

La risposta non è molto rassicurante. L’economia cinese sta crescendo dal 2008 a colpi di debito. Quando esplose la crisi finanziaria nel 2008, il suo rapporto debito/pil era ancora al 180%, ovvero relativamente basso, tenuto conto degli standard dei paesi avanzati, oggi è alta persino per un’economia europea o per quella americana. Alti debiti per le imprese stanno provocando oneri finanziari elevatissimi, che in molti casi bruciano anche l’intero cash generato dall’attività ordinaria, finendo per provocare dichiarazioni di default, sempre più tollerati da Pechino, che vede in essi uno strumento di auto-disciplina del mercato.

Poiché buona parte del debito pubblico e privato è servita per alimentare una gigantesca bolla immobiliare in Cina, quando questa scoppierà – e i primi segnali sono stati colti negli ultimi mesi – trascinerà con sé anche parte dell’industria finanziaria, mentre la domanda interna potrebbe risultarne zavorrata, per via del crollo di consumi e investimenti. (Leggi anche: Bolla immobiliare cinese la più grande della storia)

 

 

 

La crisi cinese diverrebbe mondiale

La crisi cinese si propagherebbe in un attimo in diverse altre zone del mondo. Tante economie sono strettamente legate a Pechino. Una di queste è l’Australia, che vi esporta i due terzi delle sue materie prime vendute all’estero. In tutto, l’interscambio commerciale tra i due paesi è stimato in 150 miliardi di dollari australiani. Ma conseguenze dirette si avvertirebbero anche in Russia, Canada, Nuova Zelanda e Brasile. E il mercato cinese è il terzo per lo sbocco di merci e servizi per USA e Germania. L’economia tedesca, a sua volta, traina quella europea. (Leggi anche: L’Australia affronta la crisi delle materie prime)

Se la Cina si fermasse, non dovremmo sottrarre alla crescita globale solo la quota di sua stretta pertinenza (quel 25-30% di cui sopra), bensì anche i decimali in meno apportati dalle altre economie ad essa legate. Il pil globale aumenterebbe probabilmente non oltre il punto e mezzo all’anno, poco più della crescita media annua della popolazione mondiale nell’ultimo decennio.

Nel tentativo di stimolare l’economia, non potendo fare grosso affidamento alla domanda interna, Pechino farebbe leva sulle esportazioni, svalutando più o meno direttamente lo yuan, così come sta facendo da oltre un anno a questa parte, ma finendo per scatenare una guerra valutaria con le principali economie concorrenti. In teoria, i cinesi dispongono di oltre 3.150 miliardi di dollari di riserve valutarie per permettersi un simile gioco. Non a caso, il magnate George Soros, che di finanza ne mastica, ha avvertito all’inizio di quest’anno che la Cina trascinerà l’economia mondiale nella crisi, similmente a quanto fecero gli USA nel 2008. (Leggi anche: Cina verso la crisi, profezia di Soros)

 

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Argomenti: Economie Asia, Rallentamento dell'economia cinese