Economia cinese, crescita stabile tra luci e ombre

La crescita dell'economia in Cina è stabile da nove mesi. Si allontanano le nubi di una forte decelerazione, ma i dati sul pil suggeriscono prudenza per diversi aspetti.

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La crescita dell'economia in Cina è stabile da nove mesi. Si allontanano le nubi di una forte decelerazione, ma i dati sul pil suggeriscono prudenza per diversi aspetti.

La crescita del pil in Cina è stata del 6,7% nel terzo trimestre, segnando lo stesso dato del primo semestre. Non si vedeva un ritmo stabile per almeno tre trimestri di fila sin dal 1992. Con questi numeri, il governo di Pechino dovrebbe centrare senz’altro il target di una crescita tra il 6,5% e il 7% per quest’anno, anche qualora si avvertisse un rallentamento nel trimestre in corso.

Rispetto al trimestre precedente, l’economia cinese si è espansa dell’1,8%, leggermente meno del +1,9% dei tre mesi precedenti. Un segnale positivo per l’economia mondiale, considerando che il Dragone asiatico sia ormai la seconda potenza dopo gli USA.

Dall’analisi dei dati emergono diversi spunti di riflessione. Anzitutto, il settore che continua a contribuire maggiormente alla crescita dell’economia cinese è il terziario (servizi), che ha accelerato dal +7,5% al +7,6%. Il primario (agricoltura, pesca e materie prime) è passato dal +3,1% al +3,5%, mentre stabile è rimasto il secondario (l’industria) al +6,1%. (Leggi anche: Commercio mondiale, a rischio non solo economia cinese)

Più peso per servizi e consumi interni

E così, il peso del terziario sul pil è salito al 52,8% nei primi nove mesi del 2016, quello del secondario è del 39,5% e il primario rappresenta il residuo 7,7%. La terziarizzazione dell’economia è caratteristica comune a tutti i paesi avanzati, per cui anche la Cina segnala di essersi “occidentalizzata”.

Ad avere trainato il pil sono stati i consumi, cresciuti a settembre del 10,7% annuo e dell’8,4% nei primi nove mesi dell’anno, salendo così al 71% del totale della ricchezza prodotta in Cina dal 66,4% dello stesso periodo del 2015 e segnando un aumento del 13,3%. Un aspetto non secondario è costituita dalla maggiore crescita nelle aree rurali (+6,5%), rispetto alle aree urbane (+5,7%). Restano le divergenze tra città e campagna, con i redditi nelle prime superiore di 2,82 volte a quelli nelle seconde.

 

 

 

Consumi trainati da investimenti pubblici

Spostare le direttrici della crescita dalle esportazioni ai consumi interni è anch’esso un segno di maturità dell’economia cinese, obiettivo esplicitamente perseguito dal governo di Pechino. Ma siamo sicuri che stia avvenendo proprio questo e che i numeri non celino altro?

L’aumento dei consumi riflette una crescita sostenuta degli investimenti fissi, ma questi sono stati sostenuti non tanto dai privati, bensì dallo stato.

A fronte di un +8,2% dei primi nove mesi dell’anno, infatti, quelli privati sono saliti solamente del 2,5%, anche se a settembre hanno toccato un picco del 4,5%, mentre la spesa pubblica nello stesso periodo è esplosa del 12,5%.

Bolla immobiliare si espande

E ancora una volta, la voce più importante per gli investimenti è stata rappresentata dal comparto immobiliare, che incide per il 15% del pil. La sua crescita è stata del 5,8%, un dato in rallentamento rispetto al passato, già prima dell’adozione di misure macro-prudenziali da parte del governo e della banca centrale per impedire l’esplosione della bolla immobiliare. Diverse città hanno introdotto misure per limitare gli investimenti in case.

A settembre, ad esempio, le nuove costruzioni sono crollate del 19,4%, mentre gli investimenti immobiliari risultano saliti del 7,8%, ma il dato più impressionante è l’esplosione delle vendite di case del 34% su base annua e del 61% in valore. Di fatto, esso evidenzia anche un boom dei prezzi degli immobili del 27% in appena 12 mesi. (Leggi anche: Cina verso la crisi, profezia di Soros)

 

 

 

Cina “drogata” di debito

Il rapporto tra debito totale e pil dovrebbe essere salito al 250%, mentre sono state introdotte limitazioni per porre un freno alle folli spese locali per gli investimenti in infrastrutture di dubbia utilità, essendo stato fissato un tetto di 6.200 miliardi di yuan per le emissioni di nuovo debito, per cui Schroders stima che negli ultimi tre mesi dell’anno queste dovrebbero essere tagliate da 600 a 400 miliardi al mese.

Riuscirà l’economia cinese a tenere il passo della crescita senza la “droga” del credito? E’ la domanda che ci si pone, specie tenendo conto di un contesto globale, dove non si potrà fare più di tanto leva sulle esportazioni, data la congiuntura relativamente debole. (Leggi anche: Cina, debito gigantesco e il governo vara piano per tagliarlo)

 

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