Ciclo mondiale ai massimi livelli nel 2018?

L’OCSE punta sul +3,6% alla luce delle buone sorprese registrate negli ultimi mesi nelle economie sviluppate

di Mirco Galbusera, pubblicato il
L’OCSE punta sul +3,6% alla luce delle buone sorprese registrate negli ultimi mesi nelle economie sviluppate

Il ciclo economico mondiale raggiungerà l’apice il prossimo anno? L’ipotesi è stata avanzata dall’OCSE nell’ultimo aggiornamento, pubblicato la scorsa settimana, del World Economic Outlook in cui si legge un messaggio complessivamente positivo anche se con qualche sfumatura.

La conferma della revisione al rialzo delle prospettive per il 2017 è sicuramente il punto di maggior soddisfazione. Contrariamente a quanto prevedeva un anno fa, ossia una crescita mondiale del +3,3%, l’ OCSE punta oggi sul +3,6% alla luce delle buone sorprese registrate negli ultimi mesi nelle economie sviluppate soprattutto e, in particolare, nell’Eurozona.

L’OCSE anticipa altresì il mantenimento nel 2018 di una crescita mondiale in fase di accelerazione, anche se più modesta rispetto al 2016 e 2017, che si attesterà al 3,7%. Vanno evidenziate, soprattutto, le prime stime per il 2019, al +3,6%, inferiori quindi al livello ipotizzato per il 2018. In altri termini, l’OCSE considera che la fase di accelerazione della crescita mondiale sia già esaurita e che un rallentamento, di certo modesto, possa profilarsi a brevissimo. Stando alla stessa, se oltre la metà dei 45 paesi sotto analisi hanno visto la crescita accelerare nel 2017, la proporzione sarà di segno opposto nel 2018 e, addirittura, oltre due terzi degli stessi vedranno la crescita rallentare nel 2019.

Cosa giustifica tanta prudenza da parte dell’OCSE? L’organizzazione si sofferma perlopiù sul basso livello di investimenti delle imprese e sulla mancanza di riforme strutturali in grado di stimolarli. L’OCSE invoca quindi quelle riforme che, in fine, genererebbero un aumento della crescita potenziale delle principali economie e un prolungamento del ciclo economico. L’osservazione si applica tra l’altro all’Eurozona ed è un punto che Mario Draghi non ha mancato di sottolineare più e più volte negli ultimi mesi. Il presidente della BCE ha regolarmente affermato, infatti, che il Quantitative Easing aveva prodotto i suoi frutti e che toccava ora agli Stati subentrare con l’implementazione delle riforme strutturali necessarie. Un ragionamento giustificato dai fatti: la forte crescita dell’Eurozona nel 2017, e il probabile proseguimento di questa dinamica nei primi trimestri del 2018, consentirà di colmare rapidamente l’output gap (divario tra crescita reale e crescita potenziale). Se la crescita reale può momentaneamente superare la crescita potenziale, il prolungamento del ciclo nell’Eurozona sarà possibile a condizione soltanto che aumenti la crescita potenziale. E quindi, con l’attuazione delle riforme.

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