Christopher Sims: unioni bancarie e fiscali più Eurobond per salvare l’euro

Intervista al premio Nobel per l'economia Christopher Sims, docente presso l'Università di Princeton: «Per uscire dalla crisi l’Europa deve puntare sugli Eurobond e realizzare le unioni bancarie e fiscali».

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
Intervista al premio Nobel per l'economia Christopher Sims, docente presso l'Università di Princeton: «Per uscire dalla crisi l’Europa deve puntare sugli Eurobond e realizzare le unioni bancarie e fiscali».

Riportiamo l’estratto di un’intervista che il premio Nobel per l’economia Christopher Sims ha rilasciato al portale Voxeu.org sulla crisi del debito dell’Eurozona. Il Professore di Princeton, collega di Paul Krugman, ritiene che per uscire dalla crisi sia necessario portare a compimento le unioni bancarie e fiscali e dare il via libera agli Eurobond.

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VOXEU – Quali sono le principali differenze tra le architetture politiche ed economiche dell’Eurozona e quelle di Giappone, Regno Unito e Stati Uniti?

CHRISTOPHER SIMS – Se osserviamo i rapporti debito/PIL e deficit/PIL di Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America notiamo come il quadro macroeconomico di questi Paesi non sia, in realtà, molto migliore rispetto a quello dell’Eurozona e di alcuni suoi membri sudeuropei. Eppure il rischio percepito di default di Giappone, Regno Unito e Stati Uniti è, per esempio, inferiore a quello dell’Eurozona.

A penalizzare l’Eurozona è l’assenza di un’architettura politica e fiscale consolidata e robusta.  Giappone, Regno Unito e Stati Uniti hanno una banca centrale alla quale corrisponde una moneta e un ministero del tesoro, il quale emette dei titoli di debito che appartengono a un governo centrale. Di conseguenza, i governi giapponesi, inglesi e statunitensi lavorano in simbiosi con le rispettive banche centrali. Quest’ultime agiscono come prestatori di ultima istanza e sono dotate di potenze di fuoco illimitate immettendo liquidità in circolo all’economia nei momenti di crisi. Questi Paesi non sono a rischio default proprio perché possono fare affidamento a una serie di “meccanismi salvavita” in grado di mantenere sempre solvibili le rispettive economie.

VOXEU – Qual è il vero problema dell’Europa?

CHRISTOPHER SIMS – Il vero problema non è il conseguimento di un avanzo primario di bilancio in un prossimo futuro, bensì il fatto di dover rimborsare il debito in una valuta che non appartiene ad alcuno Stato. In virtù di questa anomalia e non potendo più gli Stati emittenti affidarsi ai prestatori di ultima istanza (le banche centrali), il rischio percepito di default è aumentato a dismisura.

VOX EU – È favorevole agli Eurobond?

CHRISTOPHER SIMS – Sono dell’idea che l’Europa debba parzialmente mutualizzare i debiti dell’area. Non penso sia, tuttavia, necessario accomunare tutti i debiti perché gli Stati devono continuare a essere valutati in base alla propria solvibilità. Si potrebbe, tuttavia, ricorrere agli Eurobond per finanziare le istituzioni comunitarie visto che, allo stato attuale, queste non dispongono di un vero e proprio budget federale.

La questione degli Eurobond è complessa perché è legata a doppio filo a decisioni politiche oltre che economiche. Le misure straordinarie adottate della Bce nel corso dell’ultimo biennio hanno aperto il dibattito sull’indipendenza dell’EuroTower. È evidente che la Bce non assolva più una semplice mansione tecnica (garantire la stabilità dei prezzi nell’area Euro), ma ricopra un ruolo politico di primo piano all’interno dell’assetto istituzionale comunitario.

VOX EU – La crisi del debito porterà alla creazione di un’Europa federale modellata sull’esempio statunitense?

CHRISTOPHER SIMS – È prematuro paragonare l’Europa agli Stati Uniti. In questo momento, infatti, un tale paragone è quantomeno incompleto. Negli Stati Uniti i bilanci statali non sono affatto meno importanti di quelli federali. Il debito statale americano è, tuttavia, inferiore a quello delle amministrazioni federali.

In Europa, invece, la situazione è diversa. Il governo centrale di Bruxelles non dispone di un vero e proprio budget e i debiti degli Stati membri incidono significativamente sul PIL aggregato dell’area.

Detto ciò, la realizzazione di un’Europa federale, il rafforzamento dell’unione bancaria e l’istituzione di una qualche forma di mutualizzazione del debito (gli Eurobond) sono di fondamentale importanza per garantire un futuro sostenibile all’unione monetaria europea.

VOX EU – Nel 1999 ha pubblicato uno scritto molto critico nei confronti dell’Europa e dell’unione monetaria.

CHRISTOPHER SIMS – In ambito academico i fenomeni economici sono solitamente spiegati dal punto di vista di un singolo Paese. Nel mio scritto The precarius fiscal foundations of Emu ho contestualizzato la teoria economica corrente nell’ambito di un’unione monetaria illustrando come le politiche dei tassi della Bce avrebbero giovato all’Eurozona solamente nel breve periodo durante gli anni di crescita economica. Il susseguirsi di crisi economiche ha in seguito esposto i limiti e l’insostenibilità nel lungo termine delle politiche comunitarie; politiche che per diverso tempo hanno ignorato la questione dell’integrazione fiscale all’interno dell’area monetaria. L’Europa ha erroneamente creduto di disincentivare il lassismo fiscale sanzionando pecuniariamente gli Stati membri. Nel mio scritto del 1999 ho criticato il Trattato di Maastricht sostenendo che sarebbe stato controproducente aggravare il quadro economico e debitorio imponendo sanzioni ai Paesi che violavano il Patto di Stabilità. Come abbiamo visto, tali vincoli sono poi stati poi rimossi.

All’origine dell’attuale crisi del debito vi è dunque una serie di errori di politica monetaria e fiscale. La Bce ha vissuto per troppo tempo nell’illusione di risolvere la crisi ricorrendo alle sole politiche monetarie tradizionali. Per uscire dalla crisi è, invece, necessario non escludere a priori la possibilità di imporre tagli al valore nominale del debito di uno o più Paesi; occorre realizzare le unioni bancarie e fiscali e, infine, dare il via libera agli Eurobond.

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CHRISTOPHER SIMS è l’Harold B. Helms Professor of Economics and Banking presso l’Università di Princeton. Sims ha conseguito il dottorato di ricerca in Economia nel 1968 presso la Harvard University. Ha insegnato alla Harvard University, University of Minnesota, Yale University e, dal 1999 alla Princeton University. Nel 2011 ha ricevuto il Premio Nobel per l’economia.   Sullo stesso argomento e dello stesso autore potrebbe interessarti anche:

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Argomenti: Economie Europa