Christine Lagarde da ministro di Sarkozy alla BCE, chi è la donna scelta dopo Draghi

Christine Lagarde nominata governatore della BCE per succedere a Mario Draghi. L'attuale direttore generale del Fondo Monetario Internazionale è stata il delfino di Nicolas Sarkozy al governo fino al 2011.

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Christine Lagarde nominata governatore della BCE per succedere a Mario Draghi. L'attuale direttore generale del Fondo Monetario Internazionale è stata il delfino di Nicolas Sarkozy al governo fino al 2011.

Sarà Christine Lagarde il successore di Mario Draghi alla guida della BCE. La donna è stata indicata dal vertice dei capi di stato e di governo dell’Eurozona su proposta della cancelliera Angela Merkel. 63 anni, francese, fu ministro dell’Economia tra il 2007 e il 2011 sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy. Nel luglio di 8 anni fa, quando infuriava la crisi dello spread, un altro francese era a capo del Fondo Monetario Internazionale, il socialista Dominique Strauss-Kahn, arrestato dalla polizia di New York con l’accusa di stupro ai danni di una cameriera. A seguito dello scandalo, l’uomo fu costretto a dimettersi e proprio Lagarde fu spedita al suo posto come direttore generale, carica che ricopre a tutt’ora, grazie alla rielezione avvenuta nel 2016.

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Qual è il profilo dell’ex ministro? Politico conservatore, sin dal suo insediamento a Washington si è ritrovata a gestire crisi piuttosto gravi, come i salvataggi internazionali della Grecia, oltre che quello del Portogallo e dell’Irlanda, nonché successivamente dell’Ucraina. Lo scontro con Atene, specie da quando questa è governata dalla sinistra radicale di Alexis Tsipras, è stato molto duro. Tuttavia, contrariamente a quanto propinato dalla classe politica ellenica, proprio l’FMI sotto la Lagarde si è distinto per posizioni più morbide e pragmatiche. Ad esempio, la donna chiede da anni che i governi dell’Eurozona condonino almeno parte del debito pubblico della Grecia e che fissino un avanzo primario inferiore al 3,5% del pil per i prossimi anni, livello giudicato “insostenibile”.

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Ed è stata una grande sostenitrice delle misure monetarie espansive adottate da Mario Draghi, condividendo il “quantitative easing”, oltre che il taglio radicale dei tassi.

Ciò ci lascia credere che probabilmente seguirà il tracciato dell’italiano anche per il prossimo futuro. Di certo, il suo sarà un profilo assai diverso dai predecessori a Francoforte. Non una figura tecnica, bensì politica. E questo porterebbe un nuovo stile alla BCE sul piano comunicativo, così come della capacità di analisi della realtà, sebbene implichi anche la necessità con ogni probabilità che da governatore riponga maggiore affidamento sui consiglieri esecutivi e sul capo-economista per il caso in cui dovessero rendersi necessarie nuove misure non convenzionali e, più in generale, nuove ipotesi “tecniche” allo studio per sostenere l’inflazione nell’area.

Prevediamo una transizione “morbida” alla BCE. La politica monetaria dovrebbe rimanere sostanzialmente espansiva sotto la Lagarde e certamente il futuro governatore ribadirà i concetti portati avanti da Draghi, nonché personalmente sostenuti dall’FMI, con riferimento al completamento dell’unione monetaria attraverso l’istituzione di una garanzia unica sui depositi bancari e una gestione più accentrata della politica fiscale nell’area. E alla Germania continuerà a chiedere anche da Francoforte di utilizzare i margini di manovra sui conti pubblici per sostenere la ripresa dei partner. Quanto all’Italia, l’ultimo rapporto dell’FMI l’ha definita un “rischio sistemico per l’Eurozona”. Non ci saranno sconti verso Roma, anche se la BCE non si occupa di politica fiscale.

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