Chiusura dei negozi: colpa di Amazon o delle catene low cost?

La crisi per i piccoli commercianti è davvero da imputare ad Amazon? L'ombra delle catene low cost incombe.

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La crisi per i piccoli commercianti è davvero da imputare ad Amazon? L'ombra delle catene low cost incombe.

I dati sulle vendite confermano che quelle online sono in crescita ma almeno in Italia la percentuale sul totale non supera il 5,7%. Allora che cos’è che davvero sta facendo tremare i piccoli commercianti?

Amazon come il pomodoro anche quando non c’entra?

Un caso è quello riportato dal Corriere della Sera, riguardante un negoziante che ha scritto una lettera al noto quotidiano in cui sembra incolpare Amazon della crisi dei piccoli negozi. Il commerciante ha lamentato un -9% in meno di ricavi nel 2017 facendo notare come la gente ormai non va più nemmeno in giro perchè acquista online: “persino i bar hanno registrato il peggior anno della storia: se la gente acquista online non va in giro”. In realtà la colpa di tutto ciò non è propriamente da dare agli e-commerce come Amazon.

Mentre in alcuni paesi del mondo come Cina, Corea, Francia, Germania, Giappone, UK e USA la percentuale incisiva delle vendite online è pari al 15%-20%, in Italia non supera il 5,7% quindi una cifra molto minore. Secondo i dati forniti dall’ Osservatorio eCommerce B2c Netcomm Politecnico di Milano l’anno scorso gli acquisti online hanno sfiorato i 23,6 miliardi mostrandosi in crescita rispetto all’anno prima. Nello specifico i prodotti nel settore Informatica ed Elettronica e abbigliamento hanno raccolto un +28% e il settore Food & Grocery addirittura il 43%.

Il ruolo delle catene low cost

Dati alla mano è davvero difficile affermare che la causa del calo di vendite nel commercio al dettaglio possa essere imputato esclusivamente agli e-commerce come Amazon. A tal proposito sono intervenuti anche Confcommercio e Confesercenti che hanno spiegato come le abitudini dei consumatori sembrano molto cambiate rispetto ad un tempo portando l’esempio delle spese relative all’abbigliamento ridotte di un terzo rispetto agli anni ‘90, senza contare le aperture domenicali a cui molti negozianti sembrano aver rinunciato e la mancanza di un sito online per le vendite e per la propria promozione.

I veri concorrenti dei piccoli commercianti sono piuttosto le catene internazionali low-cost come H&M e Zara.

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Amazon dal canto suo risponde con numeri immensi. La creazione di 3mila posti di lavoro e investimenti pari a 800 milioni come hanno spiegato ad Agi sottolineando che “migliaia di  piccole e medie imprese italiane stanno facendo crescere la propria attività utilizzando il marketplace di Amazon, Amazon Web Services e Kindle Direct Publishing”.

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