Chiamatelo bonus Pinocchio, la Befana non vi porterà un assegno da 2.000 euro

Bonus Befana da 2.000 euro per chi fa la spesa con carta di credito o bancomat. Lo promette il premier Giuseppe Conte, ma i conti non tornano. E la stretta sul contante resta certa.

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Bonus Befana da 2.000 euro per chi fa la spesa con carta di credito o bancomat. Lo promette il premier Giuseppe Conte, ma i conti non tornano. E la stretta sul contante resta certa.

Il premier Giuseppe Conte lo ha promesso: dal 2021, gli italiani “onesti” riceveranno fino a 2.000 euro ciascuno come rimborso parziale dei pagamenti effettuati con l’uso di carte di credito o bancomat. Come funzionerà? Per le spese effettuate dal prossimo 1 luglio 2020, lo stato riconoscerà un “cashback” fino a un valore massimo complessivo di 3 miliardi di euro, se queste risulteranno tracciabili. L’accredito sul conto corrente o sulla carta con cui si effettuano i pagamenti o l’eventuale invio di un assegno avverrà nei primi giorni del gennaio 2021, in coincidenza con l’Epifania, da cui il nome di “bonus Befana”. A regime, però, esso verrebbe effettuato mensilmente.

Dunque, potremmo aspettarci un rimborso fino a 2.000 euro? State calmi. I numeri sono numeri e hanno la testa dura. Nel Documento di economia e finanza, si era scritto di una detrazione del 19% su spese massime di 2.500 euro, cioè il rimborso sarebbe stato riconosciuto fino a un massimo di 475 euro. Tuttavia, l’altra sera in TV il premier ha parlato di cifre ben più alte – fino a 2.000 euro per ciascun italiano – e di nuove modalità di calcolo del rimborso. Se il governo ha stanziato 3 miliardi per la misura, questi dovrebbero afferire pagamenti elettronici, che nell’anno 2018 hanno ammontato a 230 miliardi.

A conti fatti, se tutti i consumatori che effettuano pagamenti con carte dovessero richiedere di avvalersi del “cashback”, esso non potrebbe superare la misura dell’1,3% del totale transato. Anzi, poiché le cifre crescono notevolmente di anno in anno, probabile che non sarebbe possibile nemmeno superare l’1%. Certo, nel 2020 è pur vero che il beneficio decorrerebbe da metà anno, per cui si potrebbe erogare un “cashback” anche del 2%, essendo dimezzata la base imponibile.

Ma il ragionamento non cambia: difficile che si riceva un accredito superiore a qualche centinaio di euro.

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Quanto porterà la Befana?

Se spendessimo 1.000 euro al mese con carta, per sei mesi farebbero 6.000 euro e il “bonus Befana” tra poco più di un anno ammonterebbe a 120 euro. Nei 12 mesi, farebbero 240 euro. Se, poi, raddoppiassimo la spesa tracciabile, farebbero 480 euro. I 2.000 euro di cui parla il premier, a meno che non abbia in mente una qualche operazione diversa (e progressiva) dalle cifre sin qui annunciate, sarebbero un puro miraggio per la generalità degli italiani.

Certo, tutto di guadagnato. Senonché, a fronte di un beneficio apparente, i costi non mancheranno. La soglia per i pagamenti in contanti verrà abbassata da 3.000 a 2.000 euro dall’1 luglio prossimo e ancora a 1.000 euro dall’1 gennaio 2022, mentre la mancata dotazione del POS per commercianti, imprenditori e liberi professionisti sarà oggetto di sanzioni, sebbene lo stato riconoscerà un credito d’imposta del 30%. In pratica, con una mano si dà meno di quanto con l’altra si toglierà a quanti siano considerati “disonesti” per il semplice fatto di non pagare o farsi pagare nelle modalità volute dal governo.

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Si renderà più complicata e onerosa la vita a milioni di cittadini e nel frattempo verranno elargiti spiccioli ad altri, obbligati a soggiacere alle voci di spesa imposte dalle banche, le stesse contro cui l'”avvocato del popolo” puntava a difendere gli italiani al suo debutto da capo del governo. Una bella metamorfosi, non c’è che dire! Giusta o sbagliata, non parlate di fantomatici bonus Befana, perché è probabile che per la gran parte dei contribuenti e consumatori a gennaio ci sarà solo il carbone.

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