Chi sono i Neet, la piaga del nuovo millennio: Italia maglia nera

Italia al primo posto per i Neet, giovani che non fanno nulla e senza prospettive.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Italia al primo posto per i Neet, giovani che non fanno nulla e senza prospettive.

Chi sono i Neet? Si è parlato più volte di quel folto popolo di giovani che non studia e non lavora. Sono loro i Neet e l’Italia si conferma ancora una volta maglia nera per la cifra di giovani che vivono in questo limbo. Si tratta perlopiù di ragazzi tra 18 e 24 anni che non hanno intrapreso un percorso di studi ma neppure lavorano.

Italia magli nera

In base ai dati dell’Eurostat, l’Italia conta una percentuale del 25,7% di Neet contro una media europea del 14,3%. Meglio di noi tutti gli altri: Cipro e Grecia con una percentuale del 22,7% e 21,4%, a seguire Croazia (20,2%), Romania (19,3%), Bulgaria (18,6%) e Spagna (17,1%) e ancora Francia (15,6%) e Slovacchia (15,3%). In questi paesi la quota di Neet è inferiore a quella italiana ma leggermente più alta rispetto a Paesi Bassi col 5,3%, Slovenia con l’8%, Austria con l’8,1%, Lussemburgo e Svezia a quota 8,2%, Repubblica Ceca con 8,3 %, Malta con 8,5%, Germania a quota 8,6% e Danimarca a 9,2%. Insomma il nostro paese vanta il triste primato di Neet. 

Quello dei Neet sembra un mondo diverso rispetto a Nativi Precari, i giovani che pur di lavorare sono disposti a rinunciare a ferie e soldi. In tal senso la cifra di Neet è preoccupante, vuol dire che in Italia il 25% di giovani non stanno praticamente facendo nulla, non studiano, non lavorano, in cifre parliamo di 5,5 milioni di ragazzi, che la stessa Eurostat ha definito senza risorse e senza prospettive.

Serviranno 5 generazioni per elevarsi socialmente

Un altro studio dell’Ocse, invece, ha portato alla luce come nel nostro paese ci vorranno almeno 5 generazioni perché un discendente di una famiglia povera cresca socialmente. Insomma, per smettere di essere poveri serviranno 180 anni. Il rapporto dell’Ocse, sull’ “ascensore sociale”, chiarisce e, preoccupa allo stesso tempo, quelle che sembrano essere le condizioni sociali e lavorative di moltissime famiglie italiane, secondo cui solo il 6% di giovani provenienti da una famiglia poco istruita riuscirà a cambiare il suo status ossia a prendere un diploma, il 40% dei figli dei lavoratori manuali faranno lo stesso lavoro del genitore e il 31% di figli di chi ha un reddito basso, ugualmente, avranno un reddito basso. L’Italia però almeno in questo si conferma nella media europea, solo Danimarca, Norvegia, Finlandia, Svezia si distinguono e da 5 generazioni ne basterebbero 2 o 3 per elevarsi socialmente. Tutto ciò è causato dalla mobilità sociale e dagli scarsi investimenti che si fanno nel comparto scuola.

Leggi anche: Lavoro: 4 cose che i giovani laureati ‘incredibilmente’ cercano

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Disoccupazione, Economia Europa, Economia Italia