Chi perde e chi vince con la trattativa saltata tra MPS e Unicredit

Le trattative tra Tesoro e Unicredit su MPS sono saltate. E adesso inizia tutto un secondo tempo fatale per le sorti di Siena.

di , pubblicato il
Trattative KO tra MPS e Unicredit

Il negoziato tra Unicredit e Tesoro sulla cessione di MPS si è concluso ieri negativamente. Lo hanno riferito le parti con un comunicato congiunto. Le trattative erano iniziate alla fine di luglio, quando Piazza Gae Aulenti aveva reso nota la propria disponibilità ad accollarsi la banca senese, ma a certe condizioni: nessun impatto sul proprio capitale, nessuna assunzione di rischi futuri per i crediti deteriorati, aumento della redditività del 10% della banca post-fusione, acquisizione solo degli asset in bonis.

La rottura è avvenuta sui numeri. L’amministratore delegato dell’istituto milanese, Andrea Orcel, valutava in 6,3 miliardi di euro la ricapitalizzazione necessaria per MPS. Poiché il governo riconoscerà al soggetto acquirente della banca senese crediti fiscali o Dta (“Deferred tax assets”) fino a 2 miliardi, il conto dell’operazione sarebbe salito fino a 8 miliardi. Di fatto, si è ragionato al Ministero di economia e finanze, la vendita di MPS a Unicredit sarebbe diventata un maxi-aiuto di stato, altro che operazione di mercato.

Oltretutto, Orcel valutava in 1,3 miliardi il ramo aziendale che Unicredit avrebbe acquisito, a fronte di una redditività stimata dal Tesoro in 600 milioni all’anno. In sostanza, Milano si sarebbe ripagata l’affare entro un paio di anni. Troppo per acconsentire senza essere accusati di svendita di fine stagione. E adesso? Anzitutto, serve che lo stato italiano chieda all’Unione Europea una proroga di almeno 6 mesi (già s’ipotizza un periodo più lungo) per la privatizzazione, la quale ad oggi Bruxelles chiede che sia effettuata entro quest’anno.

E adesso cosa succede a MPS?

Il premier Mario Draghi non dovrebbe avere alcun problema ad ottenere tale via libera. Non è intenzione della stessa Commissione provocare una crisi bancaria in uno stato comunitario in piena ripresa dalla pandemia.

Proroga per fare cosa? Con ogni probabilità, MPS sarà ripulita di 4 miliardi di crediti deteriorati. Saranno ceduti ad Amco, un’altra partecipata del Tesoro. Allo stesso tempo, i rischi legali per un controvalore massimo di 6,3 miliardi sarebbero ceduti a Fintecna, anch’essa una controllata del Tesoro.

A quel punto, due le soluzioni: la prima sarebbe di cedere MPS a un’altra banca italiana come Banco BPM, oppure a un soggetto come Unipol per la creazione di una “bancassicurazione” tricolore. I margini in tal senso appaiono stretti. La seconda prospettiva consisterebbe in uno scenario “stand-alone”, con MPS sostanzialmente operante sul mercato senza bisogno di nozze, ma fortemente ridimensionata. Del resto, quale che sia lo sbocco di questa crisi, serviranno tra 5.000 e 7.000 esuberi. E anche sull’entità del costo di questi ultimi non c’è stato accordo tra Unicredit e Tesoro.

Sconfitti e vincitori della rottura con Unicredit

La rottura del negoziato è stato un fulmine a ciel sereno per i non addetti ai lavori. Dopo la vittoria di Enrico Letta alle elezioni suppletive di Siena, la cessione di MPS a Unicredit sembrava cosa fatta. Essa era stata orchestrata dall’interno dell’istituto milanese da Pier Carlo Padoan, ex ministro dell’Economia e già deputato del PD, oggi presidente del consiglio di amministrazione. A tutti gli effetti, quanto accaduto segna una sconfitta per la linea nazionale dei democratici e una vittoria dei democratici toscani, così come anche dei partiti che più si erano scagliati contro l’ipotesi di una “svendita” a Unicredit: Lega e Fratelli d’Italia, in primis.

E i contribuenti? Nessuno s’illuda che il fallimento del negoziato li esenterà da un nuovo salasso. Dovranno accollarsi i rischi legali e sugli NPL attraverso due società pubbliche. E l’aumento di capitale ci sarà ugualmente nei prossimi mesi. Semmai, a ridursi sarebbe eventualmente quest’ultimo, dato che il Tesoro stima in non più di 3-3,5 miliardi il fabbisogno necessario per tenere in vita MPS.

[email protected] 

Argomenti: , ,