'Chi paga se fallisce una banca? Svolta Ecofin: rischiano azionisti, obbligazionisti e depositi sopra 100 mila euro

Chi paga se fallisce una banca? Svolta Ecofin: rischiano azionisti, obbligazionisti e depositi sopra 100 mila euro

L'Ecofin ha approvato le nuove regole sui fallimenti bancari. Addio ai salvataggi pubblici, a rischiare in caso di fallimento di una banca sono prima gli azionisti, poi gli obbligazionisti non assicurati e infine i depositi sopra 100 mila euro. Il modello Cipro si allarga a tutta l'Europa

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L'Ecofin ha approvato le nuove regole sui fallimenti bancari. Addio ai salvataggi pubblici, a rischiare in caso di fallimento di una banca sono prima gli azionisti, poi gli obbligazionisti non assicurati e infine i depositi sopra 100 mila euro. Il modello Cipro si allarga a tutta l'Europa

Il vertice Ecofin dei 27 ministri economici della UE di ieri sera ha esitato un accordo sui fallimenti bancari ordinati, dopo sei ore di riunione, il cui testo potrà oggi e domani essere visionato dal Consiglio europeo. Si tratta di una forma di compromesso tra quanti, come Gran Bretagna e Francia, chiedevano flessibilità nei criteri di applicazione delle nuove regole, consentendo ai governi di scegliere chi fare fallire e chi no, e quanti, come la Germania, erano per regole uguali per tutti.

Il testo abbozzato parla di passaggio dal bail-out al bail-in. In sostanza, in caso di fallimento di una banca, non saranno più gli stati a doversi accollare le perdite, gravando sul contribuente, com’è ad oggi avvenuto un pò in tutta Europa. Questo sistema finora ha incentivato comportamenti di azzardo morale da parte degli istituti, mentre gli stati sono stati oberati da debiti privati, fatti pagare al cittadino-contribuente. Per evitare il prosieguo di questa situazione inaccettabile e inefficiente, saranno le banche stesse a doversi accollare delle perdite, o meglio, i suoi azionisti, poi i suoi obbligazionisti non assicurati e infine i depositi sopra i 100 mila euro. Restano esclusi dal coinvolgimento nelle perdite solo i depositi sotto i 100 mila euro, gli obbligazionisti garantiti e le pensioni e i salari del personale dipendente. In poche parole, si applicherà il modello Cipro, messo a punto a fine marzo.

Allo stesso tempo, gli stati nazionali dovranno costituire un fondo entro 10 anni pari allo 0,8% della massa dei depositi garantiti da tutte le istituzioni creditizie autorizzate nel paese. Tale costituzione deve avvenire, quindi, “ex ante”, preventivamente all’insorgere di una qualche situazione di crisi. Il fondo servirà per eventuali prestiti, garanzie e acquisti di asset.

Poichè, però, dei 27 stati UE, 10 non fanno parte dell’Eurozona e le banche di questi paesi non potranno accedere agli aiuti dell’ESM, in caso di crisi, è stato consentito loro di potere decidere solo sulla base di criteri severi e in via eccezionale di individuare quali istituti fare fallire e quali proteggere dal crac, dando loro anche la possibilità di utilizzare il suddetto fondo per coprire le perdite e ricapitalizzare gli istituti oggetto degli aiuti, ma solo fino al limite del 5% delle loro passività. Questo paragrafo viene incontro alle esigenze di paesi come la Gran Bretagna, fuori dall’unione monetaria e non propensa ad accettare limitazioni alla propria sovranità decisionale.

Il vertice ha anche previsto una clausola di revisione nel 2016, in accoglimento di eventuali suggerimenti e raccomandazioni che nel frattempo dovranno giungere dall’Eba, l’autorità bancaria europea.

Soddisfatto il ministro dell’Economia italiano, Fabrizio Saccomanni, che parla di buon compromesso a tutela dei risparmiatori e di passo in avanti verso l’unione bancaria

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