Che 2015 sarà per l’Italia? Usciremo dalla recessione? Facciamo qualche analisi

L'anno in arrivo potrebbe interrompere la lunga recessione dell'economia italiana o, al contrario, proseguirla. In ogni caso, ci si attende una crescita debole per farci avvertire un'inversione di tendenza e un miglioramento visibile.

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Il 2015 è l’anno della speranza per l’Italia. Non è un mistero che il governo Renzi si aspetti che o la nostra economia inverta visibilmente la tendenza nei prossimi 6 mesi, o le cose si mettono male, anche politicamente parlando. Eppure, è difficile decifrare che anno sarà quello che vedrà domani le luci dell’alba.

I fattori positivi

Ci sono alcuni fattori positivi, che lasciano ben sperare. Anzitutto, la piena ripresa dell’economia americana, che nel terzo trimestre di quest’anno è cresciuta del 5%, ai massimi degli ultimi 11 anni. Certo, è previsto un possibile rallentamento nei mesi successivi, ma l’economia resta solida, tanto da potersi adesso permettere un rialzo dei tassi USA sin dalla primavera prossima. L’euro si è indebolito di oltre il 12% dal picco raggiunto quest’anno a maggio contro il dollaro USA. Ciò lascia intravedere un possibile impatto positivo sulla nostra economia, che potrebbe avvantaggiarsi in termini di maggiori esportazioni verso i paesi esterni all’Eurozona.   APPROFONDISCI – Il boom dell’economia USA lascia la Fed senza scuse: ad aprile sarà rialzo dei tassi?   Un altro dato positivo riguarda il crollo dei prezzi energetici, che per un importatore come l’Italia è sempre una buona notizia. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, stima che quotazioni medie del greggio a 60 dollari al barile potrebbero accelerare il nostro pil dello 0,5%. Sembra poco, ma è tantissimo, considerando che l’Italia è in recessione da tre anni. Eppure, ieri l’Istat ha smentito questa previsione, sostenendo che l’impatto sul pil di Italia e Germania sarebbe nullo. Il nostro paese, poi, dovrebbe fare i conti con un aumento del debito reale, una volta che il calo del prezzo del petrolio dovesse tradursi con ogni probabilità in una deflazione.   APPROFONDISCI – La crisi del debito privato in Italia. Vediamo perché i consumi non ripartono  

Le incognite

L’istituto di statistica vede la recessione avviarsi alla fine, con il pil stazionario nell’ultimo trimestre di quest’anno e che tornerà a crescere nei mesi seguenti, ma di poco.

Il vero problema, spiega l’Istat, è che il ritorno a una crescita debole non si accompagnerà a un miglioramento dell’occupazione, con il mercato del lavoro peggiorato in ottobre, nonostante il calo delle richieste di ore di cassa integrazione. E ciò che è peggio è che il 62,3% dei disoccupati cerca lavoro da oltre un anno, contribuendo a non rilanciare la domanda e la crescita dell’economia, specie al Sud, dato che le imprese tendono a scartare chi è da troppo tempo fuori dal mercato del lavoro.   APPROFONDISCI – La lunga crisi dell’Italia: deflazione confermata e alta disoccupazione almeno fino al 2020   Intesa Sanpaolo ha tagliato le stime di crescita dell’Italia dallo 0,6% precedente allo 0,4%, mentre l’agenzia di rating S&P le ha abbassate, addirittura, a un impalpabile +0,2%. Prima ancora, Moody’s aveva stimato per il nostro paese un tasso di crescita per l’anno in arrivo tra il -0,5% e il +0,5%. A dirla tutta, quindi, basterebbe un nonnulla per procrastinare la recessione italiana. Non dimentichiamoci che nel quarto trimestre del 2014, il pil segno un +0,1%, che fece parlare di uscita dalla crisi. Invece, dal trimestre successivo si ebbe un ritorno al segno meno.   APPROFONDISCI – Allarme Moody’s: l’Italia rischia la recessione anche nel 2015. La disoccupazione salirà  

Il fattore geopolitico

Ci sono, infine, diversi fattori geopolitici che potrebbero incidere in un senso o nell’altro sulla crescita dell’Italia e del resto dell’Eurozona. Le tensioni tra la Russia e l’Occidente si sopiranno o aumenteranno? E quanto inciderà la recessione di Mosca sul pil italiano? E ancora: ci saranno nuovi focolai di guerriglia in Medio Oriente, tali da colpire le nostre economie? La Grecia rischierà davvero di uscire dall’euro e di creare tensioni sui mercati finanziari? Tutti interrogativi, che ci spingono a ritenere che il 2015 sia per certi aspetti imperscrutabile.

In generale, però, possiamo prevedere che la domanda interna potrebbe riprendersi, spinta dai prezzi “freddi”, mentre la produzione delle imprese risentirà molto del clima di fiducia nel paese. Tuttavia, parliamo di variazioni così flebili, da farci pensare che non si avvertirà un miglioramento visibile dell’economia e, come ha ben spiegato l’Istat, non si creeranno posti di lavoro a sufficienza da abbassare il tasso di disoccupazione, che rischia, al contrario, di salire ancora o di restare fermo. E senza una vera ripresa dell’occupazione, non ci saranno stimoli monetari e appelli alla fiducia che tengano.   APPROFONDISCI – E adesso l’Italia rischia grosso. Vediamo cosa può succedere da qui a febbraio      

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