Champions League, finaliste sempre club ricchi. E primeggiano spagnole e inglesi

Liverpool e Tottenham disputeranno la finale di Champions League 2019. I due clubs inglesi hanno un fatturato combinato di quasi 950 milioni e nelle ultime 10 edizioni, nessuna finalista è stata fuori dalla top 15 per ricavi.

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Liverpool e Tottenham disputeranno la finale di Champions League 2019. I due clubs inglesi hanno un fatturato combinato di quasi 950 milioni e nelle ultime 10 edizioni, nessuna finalista è stata fuori dalla top 15 per ricavi.

Saranno due inglesi le squadre che si contenderanno il titolo alla 64-esima finale di Champions League, che verrà disputata l’1 giugno prossimo al “Wanda Metropolitano” di Madrid. Dopo la clamorosa rimonta del Liverpool contro il Barcellona, ieri è arrivata quella non meno strabiliante del Tottenham contro i lanciatissimi giovani corridori dell’Ajax.

Ma se dai campi di calcio passiamo all’ufficio ragioneria, anche questa finale sembrava già scritta. Mettendo da parte il romanticismo, infatti, e analizzando il trend dell’ultimo decennio – ma il discorso sarebbe persino più lungo – scopriamo che dal 2010 ad oggi, nessuna squadra è arrivata in finale che fosse all’infuori dell’attuale top 15 per fatturato, stando ai dati Deloitte.

Liverpool in finale di Champions, impresa all’Anfield di una big per fatturato

Il big match tra tre settimane vedrà scendere in campo quasi 950 milioni di ricavi complessivi, appena un sesto del totale della Premier League. Sì, le squadre di calcio inglesi hanno fatturato nella stagione 2017/2018 4,8 miliardi di sterline, che tradotti in euro farebbero al cambio attuale oltre 5,6 miliardi. Al confronto, la Serie A con i suoi 2,4 miliardi scarsi sembra un torneo parrocchiale. E sono i soldi a fare la differenza, come dimostrano anche le ultime 10 finali. Ad arrivarci sono state squadre italiane solo 3 volte, tedesche 4, inglesi 5 e spagnole 8. Per essere più precisi, ad approdare in finale dal 2010 sono state solo due italiane (Inter e Juve), due tedesche (Bayern Monaco e Borussia Dortmund), tre spagnole (Real Madrid, Atletico Madrid e Barcellona) e 4 inglesi (Manchester United, Chelsea, Liverpool e Tottenham).

Champions sempre più elitaria?

Se l’Ajax fosse arrivata in finale, avrebbe spezzato il monopolio delle top 15, avendo fatturato nella passata stagione appena meno di 92 milioni di euro, ma il sogno è rimasto nel cassetto. E può essere brutto dirlo, ma la tendenza potrebbe consolidarsi nei prossimi anni. La Champions League frutta per il triennio in corso 3,2 miliardi a stagione, di cui 1,9 miliardi distribuiti alle 32 squadre che accedono alla fase a gironi. Tuttavia, sarebbe sotto-potenziata, nel senso che potrebbe valere molto di più, se fosse sfruttata meglio.

Come? Facendo giocare di più le grandi squadre blasonate e magari prescindendo parzialmente persino dalle classifiche dei campionati nazionali per evitare che, un po’ come accaduto con l’Ajax fino a ieri sera, fino in fondo arrivino le piccole, che faranno pure sognare, ma incollano agli schermi milioni di tifosi in meno nel mondo.

E’ il progetto di una Superlega europea, che nelle intenzioni dei proponenti (ancora ignoti per ragioni di riservatezza) si sostituirebbe alla Coppa del Mondo per Clubs FIFA, tutt’altro che una manifestazione ricca e irresistibile. Il rischio, però, sarebbe di scalfire l’importanza della Champions, creando una sorta di doppione. Il dibattito è infuocato e ruota tutto attorno allo scontro tra club ricchi e club minori, con questi ultimi a fiutare la minaccia di essere destinati a un ruolo di pura comparsa in campionati nazionali gradualmente svuotati di significato, persino nell’ottica di accesso alle coppe europee. E se è vero quanto affermato anni fa dall’ex calciatore olandese Hendrik Johannes Cruijiff, che “mai visto tanti soldi segnare un gol”, è innegabile che il denaro finisca per comprarsi coloro che i gol li segnano e che alla fine fanno scalare le classifiche.

Champions League sotto attacco con l’ipotesi di Superlega

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