Polpetta avvelenata di Renzi per chi vincerà le elezioni

Il centro-destra medita una lista unica alle prossime elezioni e potrebbe anche vincerle, ma il PD di Matteo Renzi già prepara la polpetta avvelenata.

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Il centro-destra medita una lista unica alle prossime elezioni e potrebbe anche vincerle, ma il PD di Matteo Renzi già prepara la polpetta avvelenata.

La scissione del PD è nei fatti e dovremmo attendere le elezioni amministrative di primavera per verificare quale impatto avrà sui risultati locali. Città come Genova, dove già il centro-sinistra ha vinto nel 2012 con un sindaco non del partito democratico, potrebbero evidenziare una lacerazione a sinistra, anche se le regioni “rosse” paradossalmente sarebbero le meno colpite dal terremoto di queste settimane, dato che diversi dirigenti dem ragionano che la scissione ci sarebbe già stata qui negli ultimi anni, quella tra partito e popolo.

In sostanza, Renzi ha già spinto al di fuori del PD l’elettorato più ideologico, che da tempo vota Movimento 5 Stelle o si astiene.

Mentre il PD si lacera, il centro-destra non ne approfitta per compiere reali passi in avanti sul piano della propria riorganizzazione, ma nella coalizione avanza il progetto di una lista unitaria, che il governatore ligure Giovanni Toti ha già ribattezzato “Repubblicani”. (Leggi anche: Candidato premier centro-destra? Ecco chi)

Lista unitaria del centro-destra potrebbe vincere

L’ipotesi sarebbe di mettere insieme tutti i partiti, da Forza Italia a Lega Nord a Fratelli d’Italia, comprendendo pure i Conservatori di Raffaele Fitto e i fuoriusciti da NCD, come Gaetano Quagliariello, che non a caso è tra i principali sostenitori di questo schema. Il programma su cui puntare? Toni alla Donald Trump, voce grossa con l’Europa e politiche di lotta alla povertà, oltre che la riedizione di quel nucleo di idee liberali, come l’abbattimento delle tasse e della burocrazia.

Una lista unitaria del centro-destra potrebbe sia rinvigorire un elettorato deluso dalla fine del berlusconismo, sia puntare con elevate probabilità a diventare primo partito italiano con almeno il 30% dei consensi. Difficile, se non impossibile, ipotizzare il raggiungimento di quella soglia del 40%, che farebbe scattare il premio di maggioranza alla Camera, consentendo al primo arrivato di governare senza alleanze. Tuttavia, il quadro politico verrebbe stravolto, perché arrivare primi significherebbe avere il potere di distribuire le carte del mazzo e di nominare con ogni probabilità il futuro premier. (Leggi anche: Centro-destra a caccia di leader, ma lui è tornato)

La polpetta avvelenata di Renzi

Tutte e tre gli schieramenti sarebbero oggi appaiati intorno al 30% o poco meno, per cui qualsiasi vicenda in corso all’interno di ognuno di essi potrebbe determinarne la condanna o la vittoria.

Per il PD di Renzi, al momento non pare che ci sia un crollo dei consensi, ma certo non una risalita. Anche se Bersani-D’Alema-Speranza-Rossi dovessero sottrargli qualche punto percentuale, sarebbe grasso che cola per gli avversari, in quanto ridurrebbe drasticamente le probabilità di vittoria del PD alle prossime elezioni.

Certo, in assenza di una nuova legge elettorale, chi dovesse vincere non sarebbe in grado di governare. A quel punto, non è nemmeno detto che sul piano del consenso sarebbe uno scenario del tutto positivo arrivare primi, perché si resterebbe col cerino in mano del rebus alleanze e non solo. Se si votasse in autunno (si parla di ottobre, magari insieme alle regionali in Sicilia), la nuova maggioranza relativa avrebbe diritto di parola sulla legge di stabilità 2018, quella che richiederà almeno 20 miliardi per disinnescare le clausole di salvaguardia, le quali scattando farebbero esplodere le aliquote IVA al 25% e 13% rispettivamente.

Ma senza un nuovo governo, sarebbe quello uscente a doversene occupare formalmente, che a sua volta non avrebbe alcuna intenzione di immolarsi sull’altare della salvezza nazionale, attirandosi le ire degli italiani. Le larghe intese potrebbero anche non esservi o risultare insufficienti numericamente, ma forse saranno obbligatorie almeno per redigere il prossimo bilancio. E chissà che il vero obiettivo di Renzi non sia questo, ovvero scaricare su altri l’onere di condividere una legge di stabilità impopolare, dopo avere calciato il barattolo per oltre due anni e mezzo di governo infruttuoso su tutti i fronti. (Leggi anche: Piano Renzi per impadronirsi del PD e gettare l’Italia nel caos)

 

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