Regionali Sicilia, perché Berlusconi non può perderle ed è l’unico che le vincerebbe

Silvio Berlusconi cerca l'unità del centro-destra in Sicilia, dopo un fine settimana burrascoso per la coalizione. Ecco perché dovrà sostenere Nello Musumeci, se non vorrà consegnare l'isola e il governo nazionale al Movimento 5 Stelle.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Silvio Berlusconi cerca l'unità del centro-destra in Sicilia, dopo un fine settimana burrascoso per la coalizione. Ecco perché dovrà sostenere Nello Musumeci, se non vorrà consegnare l'isola e il governo nazionale al Movimento 5 Stelle.

Grandi movimenti nel centro-destra siciliano, e di riflesso, in quello nazionale. L’ex premier Silvio Berlusconi ha da sempre ammesso di capire la politica fino a Reggio Calabria, ma non in Sicilia. In effetti, anche la partita delle regionali del 5 novembre conferma che sull’isola capirci qualcosa non è mai semplice. E’ accaduto, ad esempio, che sul finire della scorsa settimana il commissario di Forza Italia, Gianfranco Miccichè, abbia chiuso alla candidatura di Nello Musumeci, ex An, sostenuto da Fratelli d’Italia e Matteo Salvini, oltre che dagli stessi “azzurri” della Sicilia orientale, eccependo il veto da questi posto nei confronti di Angelino Alfano e ambendo a ricercare un candidato più centrista.

Ma dallo stesso partito di Alfano sono arrivate significative aperture a Musumeci, come quella di Maurizio Sacconi, attuale presidente della Commissione Lavoro del Senato, già ministro del Lavoro nell’ultimo governo Berlusconi, quando Musumeci fu per un anno suo sottosegretario. Nel frattempo, dalla stessa Forza Italia si levavano critiche all’operato di Miccichè, tanto che si è reso necessario l’intervento di Berlusconi, che in una telefonata al suo braccio destro in Sicilia gli avrebbe “ordinato” di ricercare l’unità nella coalizione, ovvero di sostenere l’ex aennino.

La vera scommessa dell’ex premier sta nel tenere insieme il centro-destra e di attirare a sé Alfano o quanto meno i suoi uomini più radicati sul territorio. Nel caldo primo fine settimana agostano, ad Arcore ci si è resi conto che perdere la Sicilia per giochi di potere come nel 2012 sarebbe un boomerang devastante per gli interessi dello stesso Berlusconi, il quale consegnerebbe così l’isola al Movimento 5 Stelle e dopo qualche mese si ritroverebbe i grillini probabilmente al governo, dando vita allo scenario più temuto. Da mesi, il Cavaliere tuona contro il rischio di una maggioranza pentastellata. Non è un mistero che tema ripercussioni finanziarie molto negative per sé e la sua famiglia, nel caso in cui Beppe Grillo riuscisse a mandare a Palazzo Chigi un suo fedelissimo come premier. (Leggi anche: Sicilia decreterà vincitore tra Berlusconi, Renzi e Grillo)

L’investitura unitaria di Musumeci

Sul piano personale, l’apprezzamento di Berlusconi per Musumeci è forte e risale a quasi un quindicennio fa, quando la sua simpatia per l’allora presidente della Provincia di Catania destò gelosie in Gianfranco Fini, che di An era il leader. Sul piano politico, avrebbe preferito una personalità uscita dal cilindro di Forza Italia, ma è abbastanza probabile che alla fine soppeserà benefici e costi e noterà come i primi risultino superiori ai secondi. Per il centro-destra è stato già uno shock perdere la Sicilia – terra del 61 a 0 – 5 anni fa, stavolta non farebbe che aggravare la crisi d’identità della coalizione tra “moderati” e “populisti”.

Ecco, perciò, che Musumeci gode di ottime chances di essere investito della candidatura di tutta la coalizione, così come di allargare quest’ultima agli alfaniani. E poco importa, se il partito del ministro degli Esteri continui a tenere in vita la Giunta Crocetta, perché in Sicilia – dicevamo – capirci molto di politica è velleitario. (Leggi anche: Berlusconi punta a separare Meloni da Salvini)

Centro-destra non può perdere di nuovo in Sicilia

In teoria, una vittoria di Musumeci sarebbe salutata con estremo favore da Giorgia Meloni e Salvini, suoi sostenitori dalla prima ora. Per questo, a Berlusconi serve mettere il cappello sulla candidatura, in modo da poterne reclamare il successo personale, nel caso di esito positivo alle elezioni regionali. Per fare ciò, egli ha bisogno di coinvolgere i centristi, in modo da potersi presentare alle successive politiche come l’unico leader in grado di vincere, tenendo insieme destra e centro. Nel caso sciagurato di sconfitta, invece, potrebbe sempre uscirsene sostenendo che un volto troppo di destra non sarà mai vincente alle elezioni.

E’ altrettanto vero, però, che Alfano sta trattando anche con il PD in Sicilia, avendo chiesto che la prossima legge elettorale non alzi la soglia si sbarramento per entrare alla Camera dal 3% attuale. E nemmeno Matteo Renzi vuole perdere in Sicilia, pur consapevole che le sue probabilità di farcela sarebbero più basse di quelle del centro-destra, non fosse altro in quanto erede di un’amministrazione uscente a dir poco deludente.

Comunque vada per Musumeci, Berlusconi ne uscirà vittorioso. Certo, non per questo vincere o perdere sarà indifferente per Arcore. Una vittoria a pochi mesi dalle politiche segnerebbe l’ennesima svolta anti-governativa alle urne, anticipando la probabile sconfitta del PD a livello nazionale. Mancare il governatore per la seconda volta di fila e con ogni probabilità in favore di un grillino, invece, spalancherebbe le porte a una maggioranza potenzialmente euro-scettica in Parlamento, che vedrebbe insieme M5S e Lega Nord. E in previsione di questo scenario, Berlusconi deciderà di sostenere Musumeci, altrimenti condannando il suo impero economico a fare i conti con la furia di un possibile prossimo governo “giacobino” con i suoi interessi personali. (Leggi anche: Governo Grillo-Salvini? Ecco lo scenario)

 

 

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Argomenti: Politica, Politica italiana