Cena con delitto in casa PD, ecco perché è morto un partito che va da Macron a Tsipras

La crisi del PD non è solo di comunicazione, ma mentale. Il Nazareno non ha una minima idea di cosa offrire agli italiani e continua ad aggrapparsi a treni stranieri. La morte è vicina.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crisi del PD non è solo di comunicazione, ma mentale. Il Nazareno non ha una minima idea di cosa offrire agli italiani e continua ad aggrapparsi a treni stranieri. La morte è vicina.

Indovina chi viene a cena? Nessuno. L’ex ministro Carlo Calenda ha disdetto l’invito inviato a mezzo Twitter ai due ex premier Paolo Gentiloni e Matteo Renzi e all’ex collega dell’Interno, Marco Minniti. Troppe le polemiche esplose al Nazareno, con il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, che aveva intravisto nella tavolata a quattro il tentativo del padrone di casa di contrapporgli un candidato forte alle primarie del PD e aveva a sua volta annunciato una cena con elettori della società civile (un operaio, un professionista, uno studente, etc.). La corsa per la segreteria dovrebbe tenersi tra fine gennaio e inizio febbraio, ma i tempi appaiono così stretti, che il presidente Matteo Orfini ha persino ipotizzato lo stralcio dello statuto e lo scioglimento del partito per fondarne uno nuovo. Tornando alla cena, non s’ha da fare. Calenda l’ha cancellata dopo il forfait di Renzi, che avrebbe reso inutile l’invito solo a Gentiloni e Minniti. Alzi la mano chi ci ha capito qualcosa! Siamo alle comiche finali, per dirla con una battuta dell’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini. Allora, il riferimento fu al PDL, che in effetti si sciolse per l’esplosione conseguita alla crisi del governo Berlusconi. Qui si oscilla tra il modello rimpatriata-nostalgia tra compagni di governo e le cene in stile “Village People”.

Il PD vuole cambiare nome per non farsi riconoscere

L’ultimo sondaggio Swg assegna ai democratici il 17%. Poca roba per essere nei fatti l’unico vero partito di opposizione al governo giallo-verde, specie se si considera che le due formazioni della maggioranza avrebbero insieme il 60,3% dei consensi. Insomma, i dem non riescono a capitalizzare nemmeno stando all’opposizione, anche perché l’opposizione non la sanno fare, tanto forte è la loro cultura filo-establishment e “di sistema”. Quale sarebbe la posizione di un partito di centro-sinistra su revisione della legge Fornero, reddito di cittadinanza, sforbiciata alle tasse, clausole di salvaguardia, immigrazione, Europa, etc.? Nessuna, se non l’allarme strombazzato dalla mattina alla sera contro il rischio di una deriva autoritaria in Italia e la ricerca ossessiva del placet di Bruxelles.

Per capire che stiamo parlando di un partito già morto, in quanto privo di un’anima, basti pensare che in vista delle elezioni europee del maggio prossimo il PD invoca un’alleanza che vada dal presidente francese Emmanuel Macron al premier greco Alexis Tsipras. Cosa avrebbero in comune questi due? Nulla, se non il fatto di governare i rispettivi paesi. Il primo è l’emblema del centrismo europeo di stampo anche un po’ tecnocratico e certamente filo-UE e anti-populista. Il secondo è (stato) il nemico numero uno proprio di Bruxelles alla sua ascesa al potere ad Atene, avendo attaccato le politiche di austerità propinate dai creditori pubblici e il modello economico liberale richiesto dalla Commissione. Per dircela con una metafora, il PD chiede oggi all’Europa di applicare il suo fallimentare “modello Ulivo”, quello che mise insieme in più tornate elettorali Fausto Bertinotti e Clemente Mastella, ossia l’ultimo baluardo del comunismo all’amatriciana e il custode della Dc post-mortem.

Senza identità, senza anima e senza visione comune

Il PD non ha solo un problema di comunicazione, in sé assai grave, quanto di lucidità mentale. Pretende di accreditarsi come opposizione da sinistra al governo penta-leghista, quando lo attacca da destra su conti pubblici, lavoro e politiche sociali. Crede che basti mostrarsi “gay friendly” e pro-migranti per far passare il messaggio di essere progressista. Peggio ancora, si è chiuso in un bunker, attaccando tutto il mondo che ne sta fuori e tacciandolo di “fascismo”, “razzismo”, “omofobia”, i soliti tormentoni che non mettono insieme pranzo e cena su nessuna tavola. Soprattutto, i dem non riescono ad accettare anche solo l’idea che gli italiani li abbiano bocciati a stragrande maggioranza per avere governato male e per non avere loro fornito risposte concrete su alcuno dei temi clou che stanno a cuore alle famiglie, come lavoro, redditi, sicurezza e prospettive di crescita.

Non è finita, perché il PD sta riuscendo nell’impresa storica di farsi percepire come il partito anti-italiano, tifando sempre e inopinatamente per i leader stranieri che ci attaccano per evidenti interessi di bottega nazionali e stando dalla parte degli eurocrati, anche quando se ne escono con battute da bar sul nostro Paese. Se difendere l’interesse italiano non coincide con alzare la voce o battere i pugni a Bruxelles, è altrettanto vero che nemmeno andare a braccetto con il principale avversario in questa fase dell’Italia – tale Macron – rassicura sulla capacità di un partito di capire come espletare il mandato affidatogli dagli elettori. E’ vero, l’Italia è quel paese in cui un ciclo politico durava prima 20 anni e oggi 20 mesi, se va bene. Tuttavia, al Nazareno qualcuno inizia ad andare nel panico percependo che, quale che sarà lo scenario da qui a 1-2 anni, non ci sarà un futuro per un partito come il PD, detestato dall’opinione pubblica diffusa per la spocchia con cui ha gestito il potere negli anni d’oro del consenso.

Ora, il PD è attraversato da una divisione prospettica drammatica: attirare a sé i 5 Stelle o contrastarli con tutte le sue forze. La prima opzione è sposata da esponenti come Zingaretti, non fosse altro perché esprime i sentimenti di chi ritiene che i grillini oggi siano i piddini genuini di ieri. Non è estranea a tale visione anche una certa resa alla realtà, magari nella speranza che, indebolitosi il vento populista, alla fine molti elettori di centro-sinistra torneranno a casa. E allora meglio farsi trovare già sullo stesso pianerottolo. Al contrario, i renziani pretendono una lotta senza quartiere al governo, ritenendo che il futuro del PD sia insieme a formazioni come quella di Macron, ossia con un profilo centrista. Qui sta la morte del Nazareno, essersi ridotti ai minimi termini pur rappresentando di fatto due partiti in uno. Manca poco che scinderanno l’atomo.

Perché non è stato Renzi a uccidere la sinistra e il PD passa per anti-italiano

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Argomenti: Politica, Politica italiana