Cattivi governi e populismo in Italia hanno nome e cognome: Mario Draghi

Lo scadente dibattito politico italiano sul futuro della nostra economia ha anche una causa: Mario Draghi. I suoi potenti stimoli monetari hanno "drogato" i mercati e annebbiato le teste di governo e opposizioni.

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Lo scadente dibattito politico italiano sul futuro della nostra economia ha anche una causa: Mario Draghi. I suoi potenti stimoli monetari hanno

La giornata di giovedì ha visto tenere l’ultima riunione della BCE di quest’anno e le novità in tema di politica monetaria sono state diverse e tutte con forti implicazioni finanziarie. Il governatore Mario Draghi ha annunciato l’estensione del “quantitative easing” per altri 9 mesi fino al dicembre dell’anno prossimo, ma a un ritmo mensile ridotto a 60 miliardi dagli 80 attuali.

L’istituto comprerà anche bond con scadenza residua superiore all’anno (dai 2 anni finora previsti) e persino quelli con rendimenti inferiori al -0,4%, ovvero il tasso dei depositi overnight. L’insieme di queste nuove misure porta non solo ad incrementare il QE di altri 540 miliardi, elevandolo a 2.300 miliardi, ma anche a consentire maggiori acquisti da parte di Francoforte sul tratto a medio-breve scadenza per i titoli di stato, in particolare. (Leggi anche: Rendimenti BTp, curva più ripida con le novità sul QE di Draghi)

“Errare humanum est, perservare diabolicum”, dice un antico detto latino. E che Draghi si sia cacciato ormai da tempo in un vicolo cieco, lo dimostrano non solo le cronache economico-finanziarie di questi mesi, quanto, anzitutto, quelle più propriamente politiche.

Rendimenti BTp crollati con il QE

Il QE ha consentito a tutti i paesi beneficiari, tra cui l’Italia, di godere di bassissimi costi per il rifinanziamento dei rispettivi debiti in scadenza. Il risultato di questi stimoli monetari senza precedenti è stato un abbattimento dei rendimenti sovrani a livelli mai visti prima e del tutto sconnessi dai fondamentali.

Un esempio? Il debito pubblico italiano veniva percepito a rischio default nel biennio 2011-2012, tanto che nel novembre di cinque anni fa, il Tesoro arrivò ad emettere BoT a sei mesi al 6,4%, il record in era euro. Nel cuore dell’estate 2016, invece, un BTp a 10 anni rendeva ancora poco più dell’1% e oggi appena il 2%, mentre due mesi fa veniva emesso per la prima volta un titolo dalla durata più che cinquantennale al 2,85%. (Leggi anche: Rendimenti bond glaciali)

 

 

 

 

Il QE fomenta l’irresponsabilità fiscale

Ora, o i rendimenti vigenti fino a qualche anno fa erano del tutto fuori luogo (in parte è vero), oppure quelli odierni sono ridicoli, per quanto in risalita.

La bilancia pende dalla parte di quest’ultima affermazione. Tutto bene, se non fosse che, come avevano avvertito già al varo del QE i tedeschi con la loro potente Bundesbank, una politica monetaria ultra-accomodante rischia di condurre ad azioni di evidente “azzardo morale”.

Allora, la stampa, gli analisti e la politica in Italia risposero con un sorriso a questa annotazione, quasi ritenendola un puro assillo teutonico del tutto teorico. Senonché, gli stimoli varati uno dietro l’altro dalla BCE hanno contribuito in maniera determinante al deterioramento della qualità sia delle politiche fiscali dei governi dell’area, Germania esclusa, sia dei toni e delle proposte degli schieramenti politici all’opposizione. (Leggi anche: Renzi e Padoan giocano d’azzardo)

Flessibilità fiscale

Il problema riguarda, in particolare, proprio l’Italia. Da quando il QE è stato varato, a Roma è cessata qualsiasi azione di reale risanamento dei conti pubblici e sia il governo, sia le varie opposizioni, si sono concentrati sulla redistribuzione di risorse di fatto inesistenti, anche al costo di aumentare il deficit pubblico. E’ l’acceso dibattito sulla flessibilità fiscale, che sta tenendo inchiodati da mesi il governo Renzi e la Commissione europea attorno a una discussione stucchevole, riguardando un’economia già gravata da un debito al 133% del pil.

Dal canto loro, i partiti finora all’opposizione sono rimasti incuranti dello stato reale delle casse statali, sfornando ricette economiche insostenibili. Il tutto è frutto di un abbaglio, ovvero dell’errata convinzione che il nostro debito pubblico sia sostenibile. Lo è, fino a quando le condizioni del mercato resteranno quelle attuali, ma quando la “droga” monetaria somministrata con dosi crescenti dalla BCE verrà meno, inizieranno le convulsioni da astinenza. I rendimenti dei BTp saliranno repentinamente, riportandosi ai loro fondamentali, cosa che prelude finanche a una loro triplicazione rispetto ad oggi per la scadenza decennale. (Leggi anche: Flessibilità? Non è un’opzione per l’Italia)

 

 

Draghi ha involontariamente esaltato i populismi

Dinnanzi alla necessità di fare i conti con la reale dimensione della nostra immensa montagna debitoria, non ci saranno demagogie da tweets governativi e populismi di opposizione che tengano.

I Renzi, Grillo e Salvini di turno verranno catapultati nella realtà e gli stessi elettori saranno posti dinnanzi a uno scenario meno edulcorato di quello di questi ultimissimi anni. Ciò equivale ad affermare che le cattive politiche fiscali e la scadente qualità delle proposte in campo siano un effetto indesiderato degli stimoli monetari di Mario Draghi, che lungi dal ravvivare l’inflazione e, soprattutto, l’economia dell’Eurozona, ne sta esaltando i populismi, di governo e di opposizione. (Leggi anche: Quantitative easing al bivio tra populisti del Nord e del Sud)

 

 

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