Catalogna indipendente non ci sarà, caos in Spagna sì

Discorso duro di Re Felipe di Spagna ieri sera contro i leader della Catalogna. La secessione è assai improbabile che si realizzi, mentre lo scenario più atteso è quello di mesi di caos.

di , pubblicato il
Discorso duro di Re Felipe di Spagna ieri sera contro i leader della Catalogna. La secessione è assai improbabile che si realizzi, mentre lo scenario più atteso è quello di mesi di caos.

Il discorso televisivo di ieri sera di Re Felipe (di sotto il video) è stato inaspettatamente molto duro nei confronti dei leader della Catalogna, la regione ribelle della Spagna, che chiede l’indipendenza. Il sovrano ha voluto prendere la parola in un dibattito lacerante per la società spagnola, al termine di due giorni di scontri verbali e fisici abbastanza gravi.

Nessun accenno, tuttavia, all’uso della forza da parte della Guardia Civil domenica scorsa, quando ai seggi aperti per il referendum secessionista, quasi 900 persone sono rimaste ferite per i blitz della polizia. Felipe ha accusato i leader catalani di “inaccettabile slealtà”, ha evidenziato come il referendum sia stato convocato contro le leggi e come il governo catalano si stia ponendo al di fuori dello stato di diritto.

Un sostegno piuttosto evidente al governo conservatore di Mariano Rajoy, in prima linea per impedire che il presidente catalano Carles Puigdemont dichiari l’indipendenza della regione dal resto della Spagna, cosa che dovrebbe avvenire questo fine settimana o al massimo agli inizi della prossima. Il portavoce di Puigdemont, Jordi Turull, ha definito “un errore da ogni punto di vista” il discorso del sovrano, sostenendo che non vi è dubbio che la Catalogna sarà una “repubblica” indipendente e lamentando il mancato accenno alle violenze della polizia. (Leggi anche: Secessione Catalogna incentivata dall’euro?)

Sul piano internazionale, Rajoy ha le spalle coperte. La UE ha preso nettamente le distanze dal referendum di domenica, mentre il governo di Madrid ha ottenuto anche l’appoggio di paesi come Francia e USA nella sua battaglia contro il secessionismo catalano. Tutti invitano chiaramente al dialogo, ma a questo punto sembra meno probabile che mai che ciò possa realizzarsi. Il premier spagnolo ha incassato un implicito e informale via libera da Re Felipe a fare tutto il necessario per preservare l’unità nazionale. Se ieri sera il sovrano avesse condannato le violenze della polizia contro gli elettori, il governo avrebbe riportato una vittoria d’immagine dimezzata o persino nulla dal suo discorso.

Così non è stato, segno evidente che la monarchia spagnola abbia intenzione di rafforzare il più possibile le istituzioni centrali in questa fase così delicata per la vita politica iberica. Oltre tutto, ad eccezione di Podemos, tutte le altre formazioni politiche si stanno stringendo attorno a Rajoy, altra prova che contro Barcellona si è creato un fronte comune, in difesa dell’integrità spagnola.

Lo scenario del caos

Puigdemont avrebbe adesso due alternative: trattare con Rajoy per ottenere rilevanti concessioni autonomiste; andare fino in fondo e dichiarare l’indipendenza. Nel primo caso, assumerebbe una posizione autolesionistica, che ne rimarcherebbe la debolezza e l’isolamento sul piano nazionale e internazionale. Dopo tanto clamore, i catalani di fatto calerebbero le braghe. E allora, non resta, a questo punto, che la dichiarazione unilaterale dell’indipendenza, un fatto, tuttavia, che provocherà ancora maggiori tensioni nella Catalogna, dove pare che la maggioranza degli abitanti sia contraria all’ipotesi. Rajoy non starà a guardare. Egli potrà esercitare come ultima ratio i poteri assegnati al governo dall’art.155 della Costituzione, quello che gli consentirebbe di sostituirsi totalmente al governo regionale, esautorandolo di ogni competenza. Sarebbe un passo molto traumatico per le istituzioni, ma Puigdemont nulla potrebbe contro tale atto, se non contestarlo per le strade di Barcellona e tentare una reazione popolare decisa e furente contro Madrid. (Leggi anche: Spagna senza Catalogna, come sarebbe Madrid con secessione di Barcellona)

La sensazione è che l'”irresponsabilità” dei leader catalani, per dirla con le parole di Re Felipe, si sia spinta oltre e che adesso non resta che attendere il realizzarsi di uno scenario di scontro totale, con tutto il caos che ne conseguirà in termini politici, istituzionali, ma anche di convivenza pacifica e sul piano economico. Difficilmente, poi, la Catalogna beneficerà di nuove rilevanti concessioni del governo centrale. Il tempo del negoziato è finito, d’ora in avanti andrà in scena solo un braccio di ferro senza sconti tra le parti, che non potrà che concludersi con la vittoria di Madrid, dando per scontato che la secessione non avverrà, altrimenti non salterebbe solo l’unità nazionale della Spagna, ma l’intera pax politica nella UE, le cui istituzioni si dissolverebbero in men che non si dica.

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,
>