Cassetta degli attrezzi di Draghi: da taglio dei tassi a revisione del target d’inflazione

Mario Draghi è pronto a nuovi stimoli monetari e a rivedere il mandato della BCE sull'inflazione, consentendo all'obiettivo di muoversi anche un po' al di sopra della soglia del 2%.

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Mario Draghi è pronto a nuovi stimoli monetari e a rivedere il mandato della BCE sull'inflazione, consentendo all'obiettivo di muoversi anche un po' al di sopra della soglia del 2%.

Sono tre le riunioni del board BCE che il governatore Mario Draghi presiederà prima di cedere il mandato a Christine Lagarde. La prossima si terrà tra meno di una settimana e dovrebbe esitare novità importanti sulla politica monetaria nell’Eurozona. Ieri, si è diffusa un’indiscrezione piuttosto clamorosa, perché riguarda il mandato dell’istituto, il quale per definizione consiste nel mantenere la stabilità dei prezzi, cioè tendere a un tasso d’inflazione “vicino, ma di poco inferiore al 2%”.

A Francoforte si starebbe discutendo di rendere “simmetrico” tale obiettivo, vale a dire di consentire che l’inflazione possa essere “vicino, ma di poco inferiore o superiore al 2%”.

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Sembra una piccola revisione formale, ma avrebbe grosse implicazioni. In sostanza, la BCE non tollererebbe una crescita dei prezzi solo fino a circa l’1,9%, ma anche in area 2,1%. Questo zero virgola modificherebbe le aspettative del mercato nel caso in cui l’inflazione nell’area effettivamente tendesse al 2% nei prossimi mesi e anni, segnalando che il rialzo dei tassi scatterebbe solo quando la soglia del 2% venisse superata di qualche decimale e stabilmente.

Tuttavia, la revisione dell’obiettivo passa per una riforma dello statuto all’art.105, cosa non così semplice. Sarà necessario il consenso della Bundesbank, azionista di riferimento della BCE e da sempre ostile a politiche di eccessivo stimolo dei prezzi. Ad ogni modo, la cassetta degli attrezzi di “Super Mario” resta ancora piena di parole da poter aggiungere o sottrarre nei prossimi comunicati post-board, oltre che di qualche intervento effettivo possibile. La BCE potrebbe attendersi che i tassi d’interesse rimangano ai livelli attuali o inferiori, così da segnalare al mercato di essere pronta a tagliarli.

Tassi overnight e QE

In più, potrebbe eliminare il riferimento al rialzo atteso dei tassi e successivamente al quale (“dopo un periodo prolungato di tempo”) scatterebbe la fine dei reinvestimenti degli assets in scadenza con il “quantitative easing”. In teoria, la “forward guidance” verrebbe modificata ancora una volta per segnalare che i tassi rimarranno fermi per un periodo più lungo, cioè non “fino alla metà del 2020”, come di recente prolungamento, bensì “fino alla fine del 2020”.

Probabile, però, che un simile ennesimo cambio di prospettiva avvenga nei prossimi mesi, se le condizioni macro lo richiedessero. Da sola, la revisione sarebbe sufficiente a delineare aspettative ancora più accomodanti, senza nemmeno fare alcun riferimento a un taglio ulteriore dei tassi.

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Tra le opzioni in mano a Draghi, poi, ci sono il taglio dei tassi sui depositi “overnight” delle banche e il ripristino degli acquisti netti con il “quantitative easing”. Nel primo caso, sarebbe probabile l’introduzione del cosiddetto “tiering”, un sistema a scaglioni per impattare di meno sulle banche con riserve di liquidità in eccesso contenute. Il tasso sarebbe abbassato dal -0,4% attuale al -0,50% o anche qualcosa di più. Infine, la riattivazione del QE con acquisti mensili attesi fino a 30 miliardi e per un periodo non breve completerebbe l’opera. Non è detto che ciò avvenga, perché la BCE avrebbe a disposizione anche la revisione dei criteri con cui condurre i reinvestimenti dei titoli in scadenza, così da dribblare la carenza di Bund sui mercati, oppure con una “operazione twist” si sposterebbe sulle scadenze più lunghe per evitare di acquistare troppi bond con rendimenti negativi.

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