Caso Regeni: l’Italia ha barattato la ‘verità’ per un po’ di sicurezza, una vergogna tutta italiana

Il caso Regeni si risolve in un nulla di fatto e a comandare sulle scelte italiane è stata la Libia. Cosa produce l'insensato terrore per i migranti.

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Il caso Regeni si risolve in un nulla di fatto e a comandare sulle scelte italiane è stata la Libia. Cosa produce l'insensato terrore per i migranti.

Ci dovrebbe essere maggiore indignazione per la questione che riguarda il caso Regeni, ma i media nazionali non sembrano essere troppo sensibili (veline governative?) a un tema che dovrebbe invece far sussultare: l’Italia ha rinunciato, di fatto, alla verità sulla morte di un proprio concittadino in Egitto in cambio di rassicurazioni dalla Libia sul nodo ‘migranti’. La debolezza del nostro paese (sbeffeggiato anche da quelli del Nord Africa), il terrore insensato e l’incapacità di gestire davvero i flussi migratori hanno prodotto una situazione che dovrebbe farci vergognare di appartenere a questo paese. Un nostro giovane ricercatore è stato ammazzato in un paese straniero, con il coinvolgimento certo delle autorità locali, e noi non facciamo nulla per una verità che sarebbe un atto dovuto alla memoria di Giulio Regeni e per la sua famiglia.

Qui – Le (neanche troppo velate) ‘minacce’ di Minniti alle ONG: cosa prevede il codice e la rivolta di MSF – scenari emergenza migranti.

Caso Regeni: cosa c’entrano i migranti e la Libia? Parte prima

È sembrato immediatamente un evento strano il fatto che l’Italia abbia deciso di rimandare nuovamente in Egitto il proprio ambasciatore. Una ferita profonda per la famiglia di Giulio Regeni, che non ha mai smesso di sperare che l’Italia potesse fare la voce grossa con l’Egitto. Ebbene, quali sono le vere motivazioni? Basta semplicemente analizzare quanto accaduto nelle ultime settimane per rendersene conto. Il nodo riguarda la Libia.

La Libia non esiste più, ma è essenzialmente divisa in due territori: la comunità internazionale riconosce il governo di Tripoli, presieduto dal debolissimo Serraj, che di fatto non comanda su nulla e che non ha neanche il controllo della Guardia Costiera Libica, in mano a milizie locali, spesso in combutta con i trafficanti di migranti. L’Italia, per cercare di bloccare i flussi migratori, ha stretto un accordo con Serraj (che prevede la presenza della nostra Guardia Costiera in acque libiche) che, per la debolezza di questo primo ministro, può molto poco; in più, in Libia vi sono state molte critiche per cessione di sovranità all’Italia. Semplificando al massimo, l’Italia per poter mettere in campo un accordo con la Libia doveva scendere a patti con l’altro primo ministro, che governa l’altra metà del paese, quella confinante con l’Egitto, con a capo un uomo molto forte, Khalifa Haftar.

Quest’ultimo aveva minacciato l’Italia: le navi del nostro paese avrebbero rischiato se fossero entrate in acque libiche.

Caso Regeni: cosa c’entrano i migranti e la Libia? Parte seconda

Ed è qui che entra in gioco l’Egitto. Tutto è più semplice di quanto si possa credere ed ecco il ragionamento svolto dal governo italiano: occorre bloccare i migranti in Libia, perché noi non possiamo effettuare respingimenti (sono contro la normativa), dunque li dobbiamo subappaltare alla Libia; la Libia di Serraj però è debole ed è minacciata dalla Libia di Haftar, che è amica dell’Egitto; per far accettare le nostre condizioni, occorre stringere nuovamente i rapporti con l’Egitto; per stringere i rapporti con l’Egitto, dobbiamo chiudere un occhio sul caso Regeni e rimandare il nostro ambasciatore al Cairo.

Ecco cos’è davvero l’Italia e il suo governo Gentiloni-Minniti.

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