Caso Deutsche Bank, ecco come Draghi farebbe contenti i tedeschi e MPS

La BCE di Draghi potrebbe mettere a tacere le critiche in Germania ai suoi tassi negativi e fare contento anche il governo Renzi, attutendo in un sol colpo la crisi di MPS e il caso Deutsche Bank.

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La BCE di Draghi potrebbe mettere a tacere le critiche in Germania ai suoi tassi negativi e fare contento anche il governo Renzi, attutendo in un sol colpo la crisi di MPS e il caso Deutsche Bank.

L’audizione del governatore della BCE, Mario Draghi, al Bundestag di ieri è stata la prima dopo quattro anni ed è arrivata in un momento di grande tensione tra l’uomo e la Germania, quest’ultima contraria alla sua politica monetaria ultra-espansiva dei tassi negativi e del “quantitative easing”. Ma questi sono anche i giorni di riemersione del caso Deutsche Bank, le cui azioni hanno toccato nuovi minimi storici in borsa, a seguito della maxi-multa da 14 miliardi di dollari richiesta dalle autorità americane all’istituto tedesco per presunte irregolarità compiute nella cessione di mutui subprime. (Leggi anche: Crisi Deutsche Bank: nessun fallimento, ma la Merkel rischia grosso)

Draghi non poteva che difendere il suo operato, sostenendo che i bassi tassi di oggi sarebbero il presupposto per alzarli domani. Ha anche invitato i deputati tedeschi ad abbassare i toni delle critiche verso la BCE, altrimenti la credibilità di quest’ultima sarebbe a rischio e si finirebbe per impedirle di andare proprio nella direzione auspicata.

Germania contro Draghi sul QE

L’opinione pubblica tedesca è inviperita contro il governatore, ritenendolo il responsabile della distorsione provocata sul mercato del risparmio, così come le banche ritengono di essere penalizzate dall’ambiente di bassi tassi, che riducono i loro margini.

Chissà, però, se la crisi di Deutsche Bank non possa essere presa a pretesto dalla BCE per esplorare nuove acque e spingere il QE verso limiti ancora più estremi, mettendo stavolta d’accordo tutti, compreso il governo tedesco, che da qui alle elezioni federali tra un anno non può permettersi né sorprese amare sul fronte bancario, né nuovi stimoli monetari impopolari in Germania. (Leggi anche: Quantitative easing, Germania a Draghi: se aiuti l’Italia sarà battaglia legale)

 

 

 

Caso Deutsche Bank, acquisti BCE di azioni e bond bancari?

Draghi ha un’altra esigenza: potenziare il QE, senza indispettire il fronte del Nord Europa e senza colpire ancora le banche. L’aumento degli acquisti mensili implicherebbe la necessità di tagliare ulteriormente i tassi overnight, ma finendo così per accrescere lo stress a carico del sistema bancario dell’Eurozona.

Un compromesso potrebbe trovarsi, inserendo nella lista degli assets da acquistare le obbligazioni bancarie senior e le azioni bancarie. La BCE prenderebbe in un solo colpo due piccioni: rafforzerebbe il QE senza incorrere nel rischio di carenza di offerta dei bond e placherebbe la crisi in borsa delle banche dell’area, trovando così un appoggio implicito da parte del governo della cancelliera Angela Merkel, che vedrebbe di buon occhio in cuor suo una soluzione-tampone alla bufera finanziaria scatenatasi contro il suo principale colosso bancario.

Crisi MPS, sostegno a maxi-aumento

Draghi si comprerebbe le azioni e i bond delle banche con sede nell’Eurozona e denominati in euro, sostenendone i prezzi e facilitando soluzioni di compromesso anche per istituti come MPS, che in queste settimane ipotizzano una conversione facoltativa delle obbligazioni subordinate, in modo da ridurre il peso dell’aumento cash di capitale.

Non solo i risparmiatori potrebbero rivendere i titoli a prezzi più alti, ma si ritroverebbero in possesso di azioni anch’esse di maggiore valore. Ciò aumenterebbe le adesioni e stempererebbe le tensioni in Italia, dove la crisi di MPS rischia di fungere da detonatore per tutto il comparto nazionale, se non europeo. (Leggi anche: Obbligazioni subordinate MPS: la truffa della conversione “volontaria” è ufficiale)

 

 

 

Draghi si comprerebbe le banche che controlla

Come dicevamo, anche Deutsche Bank beneficerebbe di questa misura, perché il recupero dei prezzi in borsa allenterebbe la pressione sul suo management per varare con urgenza una maxi-ricapitalizzazione, così come l’aiuterebbe a piazzare eventualmente sul mercato un nuovo bond per far fronte al suo fabbisogno finanziario di breve termine.

Certo, la soluzione potrebbe essere peggiore del male, perché avremmo una banca centrale azionista e creditrice degli istituti che monitora. Sarebbe un bailout a tutti gli effetti, ovvero un salvataggio pubblico, ma non tramite i governi nazionali (che non dispongono nemmeno di margini fiscali e legali sufficienti per intervenire), bensì attraverso un intervento della BCE.

Sul piano accademico, il rifiuto a simili misure sarebbe persino superiore a quello esternato, specie in Germania, contro il QE sin qui attuato, ma sul piano politico vi sarebbe una copertura piena, per quanto non ufficiale. E chissà, se ieri Draghi non si sia soffermato a parlare con il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, proprio su questo punto.

 

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