Caso Bankitalia: su Visco Renzi ha trasformato in tifo una riflessione necessaria

Il caso Visco sta offuscando la necessaria riflessione sulla riforma del sistema dei controlli sulle banche. Bankitalia è adesso solamente oggetto di scontro politico, grazie a Renzi.

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Il caso Visco sta offuscando la necessaria riflessione sulla riforma del sistema dei controlli sulle banche. Bankitalia è adesso solamente oggetto di scontro politico, grazie a Renzi.

Comunque vada, sarà un esito pessimo per Bankitalia. Mai come stavolta, il prossimo governatore di Palazzo Koch, fosse anche lo stesso Ignazio Visco, rischia di passare per il rappresentante di una parte politica contro un’altra. Con la mozione del PD di martedì scorso, Matteo Renzi ha nei fatti segnalato la sua contrarietà alla riconferma di Visco, addebitandogli una cattiva gestione della crisi bancaria.

Lo strumento è stato irrituale, perché è il governo ad avere per legge il diritto di proporre un nome, dopo avere sentito il Consiglio superiore dell’istituto, al Presidente della Repubblica, il quale lo approva con decreto. Adesso, se il governatore uscente ottenesse un secondo mandato, verrebbe percepito nell’opinione pubblica, tra le stesse banche vigilate e dal mondo politico quale avversario del segretario del PD, mentre se dovesse succedergli qualcun altro, questi verrebbe sospettato di essere un uomo vicino a Renzi.

E contro quest’ultimo si è levato quasi tutto l’arco costituzionale, oltre che membri dello stesso PD e del governo. Tacciato di irresponsabilità, imprevedibilità, di “eversione” (il termine è stato evocato da Ferruccio De Bortoli via Twitter) e accusato di attentare all’indipendenza di Via Nazionale, l’ex premier appare politicamente isolato, tanto che nelle scorse ore ha reagito attaccando il successore Paolo Gentiloni, che a suo dire sarebbe stato informato della mozione, condividendola, salvo mostrarsi adesso solidale con Visco. (Leggi anche: Bankitalia, Visco sfiduciato da Renzi potrebbe parlare e sarebbero guai)

Visco parso spesso insensibile a critiche

Il punto è un altro: dopo che i contribuenti italiani hanno dovuto sborsare fino a 20 miliardi per mettere in sicurezza il sistema bancario, avrebbero almeno il diritto a una riflessione pubblica, trasparente e seria sulle eventuali mancanze di Bankitalia, prima che si avviassero le procedure per la nomina del suo governatore. Non un processo e tanto meno sommario, quanto un dibattito sereno sui meccanismi che non avrebbero funzionato e permesso di sventare la crisi, nonché sulle eventuali responsabilità extra-giudiziarie dei vigilanti, fatto salvo che su eventuali ipotesi di reato indagano i magistrati e non i politici.

Visco potrà essere stato sfortunato, ma è sotto il suo mandato (da novembre 2011), che la crisi delle banche italiane è esplosa prima e degenerata dopo. Non si ricorda un suo solo intervento che abbia anticipato gli sviluppi futuri, né una presa d’atto della situazione, se non a posteriori e non senza un’immancabile difesa dell’operato degli istituti sottoposti a vigilanza, quando era evidente che nel loro complesso avessero fallito nel loro tentativo di generare fiducia. Il governatore è parso accondiscendente alle scelte politiche operate in Via XX Settembre, non mostrandosi contrario a interventi di sistema, come il varo del Fondo Atlante, né alle modalità e ai tempi con i quali sono stati portati avanti i salvataggi di ben 7 banche in appena 13 mesi, tra cui MPS.

E quando nel 2013, il governo Letta cercava pateticamente di aiutare le banche italiane con la rivalutazione delle quote detenute in Bankitalia, non si è levata una sola volta la voce di Visco per avvertire il legislatore che il decreto, in sé legittimo, non sarebbe minimamente servito a mettere in salvo il nostro sistema del credito. In generale, dal governatore è mancata la sensibilità di ribattere alle critiche mosse da una vasta opinione pubblica, fugando i dubbi e andando incontro alle richieste di maggiore trasparenza in ordine al compito principale svolto, quello di vigilare sulle banche. (Leggi anche: Decreto Bankitalia, rivalutazione quote è regalo alle banche?)

Serve riforma Bankitalia

Sostenere che tutto avrebbe funzionato appare oggi una presa di posizione arrogante, perché se i controlli fossero scattati davvero in tempo e si fossero rivelati efficaci, non avremmo dovuto spendere oltre un punto di pil per salvare alcune banche. E se tutto avesse davvero funzionato, evidentemente è risultato insufficiente, ma allora Visco avrebbe avuto il dovere di avanzare una qualche proposta di riforma del sistema dei controlli, che avrebbe mostrato qualche falla, nel migliore dei casi. In altre parole, Visco o non Visco, gli italiani sarebbero stanchi di avere alla guida di istituzioni così importanti personalità che si chiudano a riccio dinnanzi a critiche oggettivamente legittime, finendo per dare l’impressione di essere non controllori, bensì rappresentanti sindacali dei soggetti sui quali vigilano.

Purtroppo, con la mozione del PD è stata abortita qualsiasi idea di avviare un dibattito serio sul tema Bankitalia. Anzitutto, perché è arrivata tardiva. Due settimane (prima della fine del mandato) non sarebbero nemmeno sufficienti per individuare su quali punti concentrare la riflessione. Secondariamente, perché essa è stata una semplice mossa per detronizzare il governatore uscente con accuse generiche e, a questo punto, nemmeno condivisibili. Terzo, perché è frutto di un atto isolato di un pezzo di partito, il quale ha sortito quale unico effetto quello di dividere politici e istituzioni in tifoserie pro (tanti) e contro (pochi) Visco.

Come spesso capita in Italia, si rischia di cambiare la forma e non la sostanza. Se Visco non dovesse farcela per un secondo mandato, con molta probabilità verrebbe succeduto da una personalità interna all’istituto (circolano i nomi di Salvatore Rossi e Fabio Panetta), che avrebbe avuto, in ogni caso, un ruolo nella gestione della crisi delle banche di questi anni, non potendosi certamente affermare che ne sarebbe stata estranea. E allora, avremmo mandato via un governatore per insediarne un altro dalle responsabilità (sempre che vi siano) del tutto simili. A questo ha portato la mossa di Renzi, ad attaccare persone per fini politici e non a trovare soluzioni che riformino il sistema fallimentare dei controlli. (Leggi anche: Bankitalia, sul secondo mandato a Visco è scontro tra Renzi e Mattarella)

 

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