Casapound vuole la guerra all’India: follia o marketing?

Nella delicata questione internazionale interviene il partito di estrema destra che vuole giocare alla guerra e intanto si fa pubblicità

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Nella delicata questione internazionale interviene il partito di estrema destra che vuole giocare alla guerra e intanto si fa pubblicità

Casapound vuole una guerra contro l’India per riprendere con la forza Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò accusati di aver ucciso due pescatori in India. Non entriamo nel merito di una vicenda ben nota alla cronaca e che tuttavia ha ancora molti lati oscuri (o quantomeno non raccontati ai comuni cittadini). Il volantino che il movimento che si ispira al “fascismo del terzo millennio” sta facendo circolare da qualche ora per promuovere una manifestazione organizzata per il 2 aprile in piazza Montecitorio (davanti al Parlamento) è un vero “inno alla guerra”. “È il momento di reagire, di dimostrare al mondo che questa nazione non è morta e che nessuno può rapire dei soldati italiani in acque internazionali”. Si incita quindi una “opzione di intervento militare in India a seguito di una qualsiasi condanna dei nostri soldati“. Seguono poi altre richieste, tra cui le immediate dimissioni da senatore a vita di Mario Monti, il ritiro delle truppe italiane dalle missioni e l’interruzione di qualsiasi dialogo diplomatico tra India e Italia palesata tramite chiusura delle rispettive ambasciate, quella nostra a Nuova Delhi e quella indiana a Roma (con divieto per l’ambasciatore indiano di lasciare l’Italia se non dopo il rientro dei nostri soldati). Immediate le reazioni della politica e della rete. Gianluca Peciola (Sel) critica i “manifesti deliranti”: “Una vicenda delicata sotto il profilo istituzionale, diplomatico e umano trattata con il becero armamentario nazionalista da parte di una formazione di estrema destra“, e poi aggiunge “Un rigurgito nazionalista ipocrita che dimentica gli altri 3mila detenuti italiani sparsi in tutto il mondo, come Chico Forti, condannato a Miami all’ergastolo in un processo con molti lati oscuri. L’estrema destra riscopre la patria soltanto quando sono imputati, tra l’altro per omicidio, due militari“.  

Orgoglio italiano: pizza, mandolino … e guerra

Fare la guerra per difendere la nostra italianità: questo in sintesi l’appello lanciato al popolo da Casapound. Una chiamata alle armi che fa appello ad un nazionalismo elementare, lo stesso campanilismo che spinge alla violenza negli stadi. Perché noi italiani possiamo distruggere il Paese con le nostre mani ma guai se qualcuno ci mette un dito o semplicemente soffia per far crollare una struttura già pesantemente in bilico.  

La questione Marò non è Risiko

Una chiamata alle armi peraltro irrazionale anche sotto il profilo strategico (ad ulteriore conferma che noi sappiamo fare bene la pizza ma non la guerra). Forse chi ha ideato il volantino non ha mai messo piede in Kashmir, dove da trent’anni gli indiani fronteggiano i pakistani. L’India può contare su un esercito di 300mila uomini e 12 milioni (senza contare i 10 milioni di donne) di arruolabili. E noi “con che facciamo la guerra, con i bastoni?”. Ha ragione Vasco: “Non siamo mica gli Americani che loro possono sparare agli Indiani”. Perché loro, gli americani, saranno anche arroganti, ma i loro marò li avrebbero pretesi subito, senza cercare di trattenerli con un inganno subdolo in pieno stile italiano. E avrebbero reso forse reso giustizia non solo a loro, ma anche alle famiglie dei pescatori morti.  

Una bella pubblicità

Forse Casapound non vincerà la guerra… ma una battaglia si, ed è quella del marketing. La strategia è la stessa usata qualche tempo fa manipolando le affermazioni di Beppe Grillo (Beppe Grillo e Casapound: l’alleanza è una bufala) . E intanto il prossimo 2 aprile alla manifestazione di Casapound a Roma: vedremo quanti saranno questi potenziali soldati… e speriamo che almeno loro paghino il biglietto dell’autobus!

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Argomenti: Politica