Carly Fiorina, l’outsider è la sorpresa repubblicana (anche perché ha messo in ombra Donald Trump)

L'ultimo dibattito repubblicano ha visto emergere una nuova figura: Carly Fiorina, che è riuscita a oscurare Donald Trump. Peccato però che non basterà per darle qualche chance: ecco perché.

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L'ultimo dibattito repubblicano ha visto emergere una nuova figura: Carly Fiorina, che è riuscita a oscurare Donald Trump. Peccato però che non basterà per darle qualche chance: ecco perché.

Alla fine tra i tanti outsider nella sfida tutta repubblicana per la corsa alla Casa Bianca spunta il nome che ti aspetti: Carly Fiorina, ex CEO di Hewlett-Packard, che sarà ben ricordata come l’unico candidato repubblicano ad aver messo in ombra Donald Trump all’ultimo dibattito tutto conservatore andato ieri in onda sulla CNN, un confronto tra gli 11 candidati più forti. Donald Trump, in testa ai sondaggi, ha dovuto rispondere a tutte le accuse rivoltegli dai suoi colleghi e per questo, per la necessità di difendersi troppo, non ha saputo attaccare, né sfoderare i suoi cavalli di battaglia. Ci è voluta una donna – quelle donne che Trump ha spesso messo in ridicolo – per mettere a nudo Trump, che per la sua troppa moderazione di certo non è uscito vincitore. Jeb Bush delude sempre un po’ le aspettative, ma ieri, rispetto agli altri dibattiti, è apparso molto meno inibito. Marco Rubio ha fatto la sua buona figura, proprio come 1 mese fa, e Carly Fiorina ha avuto il pregio di oscurare la figura di Trump e di prendersi la scena.  

Tutti contro Donald Trump

Ci sono stati momenti molto interessanti durante il dibattito, ma sono stati pochi i veri protagonisti: Ben Carson a parte, che si è defilato dalla requisitoria contro Trump e ha preferito continuare nella sua logica estranea alla politica, quasi  un pesce fuor d’acqua in un oceano dominato dagli squali. Uno squalo (ancora) piccolo – Jeb Bush – e due squali esageratamente grossi – o meglio, dalla voce grossa – vale a dire Donald Trump e Carly Fiorina. Il dibattito è durato circa 3 ore ed è stato coordinato da Jake Trapper e si è passati dal conflitto Bush-Trump a quello di Trump-Fiorina. Trump sempre in mezzo, insomma, ma è naturale essendo attualmente il favorito alla nomination repubblicana. Jeb Bush è comunque sembrato molto in forma rispetto alle scorse volte, tant’è che anche Trump, dopo essere stato attaccato per l’ennesima volta, gli ha rivolto un incoraggiante: “Sei energico, oggi, così mi piaci“.

 

La rivincita di Jeb

Trump ha infatti attaccato i Bush, additando a George W.la conseguenza chiamata Obama e definendo la sua politica disastrosa. “Dopo di lui anche Lincoln sarebbe stato bocciato alle elezioni”. Poi ha accusato Jeb, affermando come fosse solamente una marionetta manovrata dai suoi finanziatori che gli pagavano la campagna, mentre lui di soldi ne aveva fin troppi e quindi era un uomo libero. A questo punto la risposta di Jeb che non ti aspetti, che ha raccontato un aneddoto risalente a quando era governatore della Florida e Trump aveva cercato di comprarlo per aprire dei casinò nello Stato. Trump si è così difeso affermando che non era vero, e che se avesse voluto quelle case da gioco le avrebbe aperte comunque.

Entra in scena Carly Fiorina

Poi è venuto il momento di Carly Fiorina, che ha iniziato difendendo le donne: “Penso che le donne di tutto il Paese abbiano capito cosa ha detto il signor Trump”. Quest’ultimo, infatti, aveva detto che nessuno avrebbe votato per “una faccia così”: dopo la dichiarazione della Fiorina, Trump si è scusato e ha cercato di salvare il salvabile affermando come fosse bellissima. Ma il vero scontro c’è stato sulle domande dirette su cosa farebbero nei loro anni di governo. E qui è venuto il bello perché, come anche sottolinea Vox, nessuno dei due è sembrato avere le idee molto chiare. L’uno, Trump, perché è sembrato troppo superficiale su certe questioni; l’altra, Fiorina, perché pur rispondendo a tono con affermazioni che infondevano sicurezza sulla sua conoscenza della realtà delle cose, a ben guardare le sue risposte, una volta analizzate, davano l’esatta impressione contraria.  

Sulla politica estera e sull’immigrazione

Quando ad esempio l’argomento è ricaduto sulla politica estera e più precisamente su come si muoverebbero sulla questione Putin-Siria, mentre Trump  ha affermato la sua volontà di voler parlare con Putin, così come con tutti gli altri capi esteri con cui gli Stati Uniti non vanno d’accordo – e questo è un ritornello che Trump ripete spesso, di come gli Stati Uniti non vadano d’accordo con nessuno – allo scopo di avere un mondo molto più stabile.

Il dialogo. Per un candidato che fino a ieri sbraitava e minacciava muri. Molto probabilmente Trump ha capito che queste primarie può vincerle, quindi forse ha ritenuto meglio abbassare i toni. Una risposta che comunque impallidisce di fronte a quella data da Carly Fiorina:  

Quello che vorrei immediatamente fare è cominciare a ricostruire la Sesta Flotta e il programma di difesa missilistica in Polonia, inoltre vorrei condurre regolari esercitazioni militari nei Paesi baltici. Probabilmente manderei qualche migliaio di truppe in Germania. Putin riceverebbe così il messaggio. Dopotutto, la ragione per cui è così importante che ognuno di noi conosca il nome del generale Suleimani è perché la Russia si trova in Siria in questo momento, perché il capo dei Quds si è recato in Russia e ha parlato a Vladimir Putin su un’alleanza con l’Iran e la Siria per sostenere Bashar al-Assad.  

Sull’immigrazione invece Trump ha affermato che il 14° emendamento (quello che definisce la cittadinanza, ndr) è sbagliato e che ciò lo dicono un sacco di giuristi e studiosi – vi ricorda qualcuno? Fiorina ha invece affermato come non si possa semplicemente agitarsi e dire che il 14° emendamento è sbagliato. Che ci vorrà una votazione molto difficile in Congresso e un processo lunghissimo. Che Obama avrebbe potuto risolvere questo problema, ma non l’ha fatto semplicemente perché per i democratici questo non è un problema da risolvere. E Trump, anche su quest’ultimo punto, si è piegato dandole ragione. Ma a un’attenta analisi la sua vittoria rischia di trasformarsi in una nuvola di fumo.

Perché? Perché non c’è nulla di ragionevole in quello che è stato detto.  

Gli errori di Carly Fiorina

Da una parte Trump ha fatto il troppo moderato, dall’altra Fiorina ha tenuto testa a Trump con risposte secche e irreplicabili. Eppure, da quanto si apprende, la Sesta Flotta è già immensa, le esercitazioni militari nei Paesi baltici stanno già avvenendo per volere di Obama, e il programma di difesa missilistica in Polonia sarebbe troppo arduo e lungo per risolvere un problema che di certo non aspetta i comodi degli Stati Uniti per esplodere. Senza contare che in Germania già ci sono le truppe di stanza USA. In pratica, ciò che apparentemente e inizialmente ha stupefatto gli americani si tramuta in un nulla di fatto, visto che a ben vedere, nessuno crederebbe che Putin potrebbe intimorirsi, semplicemente per il fatto che molte di quelle cose dette dalla Fiorina esistono già e Putin non è apparso per nulla intimorito. Anche sull’immigrazione anche Fiorina si sbaglia, visto che a bocciare una normativa sulla questione sono stati i repubblicani nel 2013 e non i democratici – e quindi si è entrati in una fase di stallo. La cosa bella è che nessuno degli altri candidati le ha saputo rispondere a tono.   Nessun vincitore tra i repubblicani, ma chissà se da questo scontro a uscirne vincitori non siano proprio Jeb Bush e Marco Rubio, i più papabili candidati a ricevere la nomination repubblicana per la rincorsa alla Casa Bianca.

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