Crisi italiana? Quella di un capitalismo piagnone, spesso buono solo a lamentarsi

Aziende che non trovano lavoratori e frignano in TV e sul web contro l'Italia presunta "sfaticata". Invece, sono spesso solo frutto di un capitalismo piagnone, che anziché innovarsi preferisce lamentarsi.

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Aziende che non trovano lavoratori e frignano in TV e sul web contro l'Italia presunta

Da qualche giorno stampa e web ci danno notizia (clamorosa) di un’azienda nel padovano, sita esattamente a Campodarsego, che non riuscirebbe a trovare 70 dipendenti, nonostante offra un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio lordo fisso mensile di 1.590 euro per varie figure ricercate: ingegneri meccanici progettisti, periti meccanici disegnatori, operatori addetti alle lavorazioni meccaniche, operatori addetti alla carpenteria, operatori addetti al controllo della qualità del prodotto, periti elettrici ed elettromeccanici, impiegati ufficio acquisti/buyer. Trattasi della Antonio Carraro, specializzata nella produzione di trattori per l’agricoltura e che consta di un organico di 380 dipendenti. L’addetta alle relazioni esterne, Liliana Carraro, si mostra sconvolta dall’incapacità delle agenzie interinali di trovare manodopera, nonostante assicuri che l’azienda sia ben capitalizzata, salda, seria. (Leggi anche: Azienda cerca 70 nuovi dipendenti ma nessuno risponde)

Qualche mese fa, un caso simile era emerso a Milano, dove il titolare di un panificio sostenne al TG5 di non essere stato in grado di trovare un operaio, nonostante avesse offerto uno stipendio mensile di 1.400 euro più eventuali straordinari pagati. Nei giorni successivi, il web esplodeva di commenti, così come anche per il caso di Padova, smentendo la versione del titolare, il quale non avrebbe nemmeno pubblicato un annuncio, limitandosi (pare) a un cartello in vetrina. I curricula sarebbero arrivati a decine, ma sarebbero stati cestinati senza nemmeno letti.

Cosa hanno in comune l’esercizio milanese con la ben più grande azienda padovana? Lamentano che i giovani di oggi cercano lavoro, ma che alla prova dei fatti non vorrebbero lavorare, specialmente si mostrerebbero indisponibili a svolgere lavori manuali. Considerando che la disoccupazione giovanile ancora oggi sia al 35% e con punte di oltre il 50% al sud, ci sarebbe da mettersi le mani ai capelli, se così fosse.

La rappresentante della Carraro è stata esplicita, quando ha dichiarato che “forse i giovani oggi vogliono fare tutti il medico o l’avvocato”. Insomma, il problema sarebbe solo di un lato di offerta nel mercato del lavoro, non della domanda, ovvero delle imprese.

Il capitalismo italiano è spesso solo piagnone

Il filo conduttore sembra evidente: il capitalismo piagnone all’italiana, che anziché reagire alle condizioni del mercato, va in TV o sul web a lamentarsi di quanto sfaticato sarebbe il nostro paese. Seguendo la logica di aziende come queste, che sono più numerose dei casi di cronaca più eclatanti di queste settimane, il mercato del lavoro funzionerebbe così: io offro determinate condizioni e tu le accetti. Se nessuno le accetta, è perché la mentalità sarebbe sbagliata, essendo io nel giusto.

Ammesso che davvero la Carraro non abbia trovato nemmeno uno su 70 dipendenti, tanto da avere dovuto istituire un “job day” presso la sede aziendale, evidentemente sarebbe la conseguenza di condizioni offerte non in linea con quelle richieste dal mercato. Frignare serve a poco, migliorarle l’unica risposta seria e non da piagnoni. I 1.590 euro lordi proposti scenderebbero a poco più di 1.000 euro netti al mese. Non pochi, specie per un under-30 “con minima esperienza”, ma di certo un ragazzo veneto può disporre di alternative più favorevoli e uno del Meridione non avrebbe alcuna convenienza a trasferirsi a Padova, dove tra affitto, vitto e spostamenti arriverebbe semmai solo a coprire le spese. In altre parole, lo stipendio offerto sarebbe basso, specie considerando che si ricerchino persino figure laureate e con esperienza, inquadrate come se fossero operai semplici.

E’ vero, le aziende spesso offrono quello che possono. La tassazione assurdamente elevatissima toglie loro gran parte del margine di manovra necessario per rispondere alle mutabili condizioni del mercato. Ma si può pretendere di pagare noccioline e di trovare orde di giovani entusiasti davanti ai cancelli? Il mercato non può essere tirato in ballo da sedicenti liberali solo quando c’è da chiedere flessibilità ai lavoratori, mentre si fugge da esso quando dimostra l’incapacità di molte imprese di tenervi il passo e di adeguarvisi.

Se un annuncio di lavoro viene ignorato, bisogna chiedersi il perché e non inveire contro la potenziale controparte.

Imprese alzino salari se non trovano dipendenti

Se le agenzie interinali, specializzate nel reperire manodopera, alzano bandiera bianca, dovrebbero segnalare forse all’azienda in questione che qualcosa non quadri nelle condizioni offerte. Un agente immobiliare non fa forse lo stesso, quando il cliente gli commissiona la vendita di una casa a prezzi fuori mercato? Per caso il proprietario dell’immobile va in TV a lamentare che i suoi compaesani pretenderebbero di comprare a prezzi stracciati. Se ha a cuore il buon fine dell’operazione, riduce il prezzo di vendita richiesto e prima o poi troverà un acquirente interessato. Non si capisce perché lo stesso non dovrebbe valere sul mercato del lavoro, perché qualche impresa “illuminata” in Italia ritenga che altri dovrebbero accettare senza fiatare le proprie condizioni, senza nemmeno chiedersi se siano adeguate.

Che forse centinaia di migliaia di giovani italiani trovino più divertente andare all’estero a caccia di un impiego meglio retribuito e quasi sempre con prospettive di carriera più veloci e meritocratiche? Che siamo davvero un popolo di sfaticati e di imprenditori incompresi o non è arrivata l’ora per il capitalismo piagnone italiano di riflettere sulla propria crisi e sull’incapacità di tenere il passo con la globalizzazione anche per responsabilità proprie, tra cui una gestione spesso familiare e relazionale, dove le competenze non sempre sono la base dalla quale partire per riconoscere meriti e responsabilità? (Leggi anche: Confindustria contro capitalismo di stato, ma per MPS invoca Cdp)

 

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