Capitali in fuga verso la Germania dal resto dell’Eurozona: +22 mld a novembre

Capitali in fuga dal Sud al Nord Europa? I dati sul Target 2 di Italia e Germania sembrerebbero confermare questa ipotesi.

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Capitali in fuga dal Sud al Nord Europa? I dati sul Target 2 di Italia e Germania sembrerebbero confermare questa ipotesi.

La crisi dell’euro è lontana, i rendimenti dei bond governativi nell’Eurozona viaggiano intorno ai minimi storici, le borse non stanno bene in queste settimane, ma non subiscono veri crolli, mentre l’economia dell’unione monetaria è complessivamente in ripresa, ad eccezione solamente di qualche stato membro, come la Grecia. Insomma, il panico di 3 anni e mezzo fa, quando nel corso dell’estate del 2012 si parlava chiaramente della fine imminente della moneta unica, non c’è più per fortuna, ma alcuni squilibri persistono. La Bundesbank, la banca centrale tedesca, ha comunicato oggi i dati sul Target 2, il sistema di pagamenti bancari all’interno dell’Eurozona, riferendo che al 30 novembre scorso la sua posizione risultava attiva per 584 miliardi di euro, in crescita dai 562 miliardi del mese precedente. Essa riflette il monte-credito che l’istituto di Francoforte ha nei confronti delle banche centrali del resto dell’area. Poiché a un euro di credito ne corrisponde uno di debito, ciò equivale ad affermare che la Germania è in credito verso il resto dell’Eurozona per quasi 600 miliardi di euro. Per contro, l’Italia possedeva debiti alla fine di novembre per 229,6 miliardi, in crescita di 6,6 miliardi rispetto al mese precedente. All’inizio dello scorso anno, il passivo della Banca d’Italia viaggiava sotto i 200 miliardi, mentre il picco è stato toccato a settembre, quando è schizzato a 235,6 miliardi, il massimo da aprile del 2013.

     

Fuga capitali da Sud a Nord Europa?

Via Nazionale ha commentato nella primavera del 2015 il peggioramento del saldo, sostenendo che sarebbe stato frutto della minore richiesta di fondi da parte delle nostre banche ai mercati esteri, grazie alle aste Tltro tenute dalla BCE. Resta il fatto che il disavanzo del nostro paese è vicino ai massimi degli ultimi 2 anni e mezzo e segnala una crescita di oltre il 15% dall’inizio del 2015, mentre l’attivo in Germania si attesta ai massimi dal mese di maggio del 2013, anche se inferiore di circa il 25% rispetto al picco di 751 miliardi dell’agosto del 2012. Ora, che i picchi massimi positivi della Bundesbank corrispondano ai picchi massimi negativi di Bankitalia non può passare inosservato. Saldi eccessivamente negativi potrebbero riflettere una fuga dei capitali o, quanto meno, il mancato afflusso di investimenti stranieri, quindi, rappresenterebbero una crisi di fiducia. Dovremmo stare bene attenti a monitorare i dati di dicembre, il mese successivo al salvataggio delle 4 banche italiane da parte del governo (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti), perché un ulteriore e marcato deterioramento dei saldi del Target 2 potrebbe segnalarci il pollice verso dei mercati verso il nostro sistema bancario e finanziario.

D’altronde, il sistema consente ogni giorni di effettuare 350 mila pagamenti per complessivi 1.900 miliardi di euro, di cui più del 99% viene completato entro 5 minuti.

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