Caos WindJet, a rischio tutti i voli italiani per sovrapprezzo imposto

Con il fallimento della compagnia WindJet molti passeggeri sono stati "ospitati" da altre compagnie aeree con un sovrapprezzo di 75 euro; vive proteste sia del Codacons che dei passeggeri stessi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Con il fallimento della compagnia WindJet molti passeggeri sono stati
 La compagnia low-cost catanese WindJet è già nei fatti fallita. E in queste ore, solo il pronto intervento di Alitalia sta impedendo che il crac finanziario si trasformi in una vera odissea per migliaia di passeggeri rimasti a terra e che avevano già acquistato il biglietto. Sono 2.700 coloro che hanno beneficiato già di voli della compagnia di bandiera per e da Catania e Palermo verso le altre destinazioni. Al momento, come ammette il presidente dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, Vito Riggio, l’unico aeroporto a non essere servito è quello di Rimini, sebbene vi sia l’alternativa del vicino di Bologna.

Passeggeri WindJet su altre compagnie: sovrapprezzo 75 euro

Ma la cordata delle compagnie che si sta prendendo in carico i passeggeri WindJet appiedati sta imponendo un sovrapprezzo di 75 euro per ciascun biglietto e ciò sta scatenando le ire delle associazioni dei consumatori. In particolare, il presidente di Codacons, Carlo Rienzi, ha annunciato che presenterà un esposto alla Procura di Roma per il reato di truffa, mentre Adusbef e Federconsumatori stanno già pensando a una class-action e invitano tutti i passeggeri vittime dello stop ai voli di conservare qualsiasi prova del disagio, dal biglietto a ogni costo supplementare patito.
Sul caso interviene l’Enac, la quale puntualizza che il sovrapprezzo di 75 euro rientra nel regolamento comunitario, anche se i passeggeri hanno il diritto a farsi rimborsare tale plus da WindJet, sia nel caso di dichiarazione di fallimento, che in qualsiasi altra situazione. Il sovrapprezzo, spiega Riggio, è dovuto al fatto che giustamente le compagnie che fanno salire a bordo i passeggeri non hanno la certezza che il costo del biglietto sarà loro rimborsato dalla compagnia catanese, per via delle difficoltà finanziarie gravissime in cui questa versa. Per questo, hanno il diritto a imporre un prezzo aggiuntivo, nel limite massimo di 80 euro per i voli nazionali, di cui 30 euro sono per diritti e tasse, su cui le stesse compagnie nulla possono.
Adiconsum propone di creare un fondo paritetico, alimentato dall’imposizione a carico delle compagnie di 0,50 euro per ciascun biglietto aereo, con un meccanismo assicurativo che tuteli i viaggiatori per casi come questi. Diversa è la proposta di Fiavet, la rete degli agenti di viaggio, che invita a fare funzionare meglio l’attuale meccanismo di tutela già presente, ma che ad oggi viene attivato solo in favore dei passeggeri all’estero, che debbano tornare in Italia e in possesso di un biglietto di una compagnia in gravi difficoltà finanziarie.

Trattative WindJet Alitalia

E mentre si attende che le trattative tra Alitalia e WindJet possano riprendere, è già iniziato il mesto epilogo della compagnia siciliana, che nelle scorse ore ha consegnato parte degli aerei in leasing, soprattutto, restituendoli a società irlandesi. E su autorizzazione del Tribunale, la società di gestione dell’aeroporto di Catania ha sequestrato a scopo “cautelativo” un aereo della compagnia, a compensazione dei crediti vantati verso di essa.
Ma la situazione è assai grave, più del previsto. Da qui al mese di ottobre rischiano di restare a terra ben 300 mila passeggeri, che hanno già acquistato un biglietto della low-cost fallita.
Intanto, il presidente Enac, Vito Riggio, ha dato mandato a un legale di tutelare il buon nome dell’ente da lui presieduto dalle accuse, che si rincorrono sui media, a proposito di una presunta sua responsabilità nella vicenda. Riggio ha affermato che lo scopo dell’Enac è stato di verificare, come da mandato, lo stato degli aerei WindJet e la sussistenza delle condizioni per volare, ma che non è stata ritirata la licenza per il volo, perché sarebbe stato un atto irresponsabile, che avrebbe impedito non solo il raggiungimento di un qualsiasi accordo con Alitalia, ma anche solo l’inizio di una trattativa. E il manager prosegue, sostenendo che in ballo ci sono 800 posti di lavoro, di cui 300 nell’indotto.
Certo, non nasconde egli stesso di essere rimasto stupito dal fatto che Alitalia gli avesse assicurato solo il giorno prima dell’interruzione delle trattative che un accordo sarebbe stato alla portata, non avendo poi ricevuto alcuna spiegazione su quanto accaduto. Spiegazioni, afferma, che dovrebbero dare al ministero dello sviluppo, nell’incontro di domani.
Ma le parole di Riggio suonano funeste, quando dichiara che il problema non riguarda solo Alitalia e WindJet, di cui si conoscevano da tempo le condizioni critiche sulle finanze. Spiega che tutta l’aviazione civile italiana rischia di scomparire, stretta tra la concorrenza dei prezzi stracciati delle compagnie irlandesi e inglesi, che non pagano tutto il nostro carico fiscale, nonché dalle compagnie arabe, che non hanno certo problemi con il costo del carburante.
Riggio ammette di non avere alcuna soluzione da proporre al rischio di scomparsa della nostra aviazione, se non quella di puntare sull’efficienza. Fa notare come WindJet abbia la licenza da 10 anni e dopo di essa nessun’altra italiana ne ha fatto richiesta, ponendo fine alla smania di creare sempre nuove compagnie; anzi, nello stesso lasso di tempo ne sono fallite già ben 12 low-cost. Insomma, quello della siciliana sembra forse il caso più eclatante, anche per il periodo sfortunato in cui è ricaduto, in pieno agosto, ma non è, ahinoi, l’unico. E restano solo tre italiane a volare: Alitalia, Meridiana e Blue Panorama.
Domani, dicevamo, al tavolo del ministero dello sviluppo si presenteranno la stessa Enac, Alitalia e WindJet, con il ministro Corrado Passera che tenterà la carta della riapertura del negoziato tra le parti. Le trattative si sono arenate su questioni finanziarie e sulla scarsa trasparenza nell’invio della documentazione ad Alitalia, da parte della WindJet, sebbene questa abbia più volte respinto le accuse.

No al monopolio Alitalia

In particolare, si è aperto un problema di concorrenza su determinate tratte, con l’Antitrust che ha imposto la rinuncia a tre slot, al fine di non creare condizioni di monopolio in favore di Alitalia su alcune rotte, una volta acquistata la compagnia low-cost. Tuttavia, la compagnia di bandiera ha preteso un abbassamento molto forte del prezzo di acquisto, con i siciliani a resistere. In più, un altro punto di discordia riguarda i documenti per le revisioni straordinarie, non periodiche, effettuate ad oggi per la siciliana da una società israeliana. Alitalia vorrebbe conoscere con esattezza i tempi delle revisioni, perché è evidente che il prezzo cambierebbe, nel caso esse dovessero tenersi a breve o tra X anni.
Le speranze dei passeggeri sono affidati, dunque, allo sblocco delle trattative, davanti al ministro Passera, mentre sarebbe il caso che qualcuno spiegasse il motivo per cui a una società con l’acqua alla gola sia stato consentito di emettere nuovi biglietti fino ad ottobre. Certo è che in un periodo di grave crisi economica non ci voleva proprio un caos del genere a indurre ancora più italiani a rinunciare alle vacanze

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Argomenti: Economia Italia

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