Caos TIM, ora il manager è sconfessato dal suo azionista e apprezzato da Elliott

Paradossi in TIM: l'ad Amos Genish viene pubblicamente sminuito dal suo stesso azionista di riferimento, mentre gli avversari di Elliott gli offrono sostegno. La fine dei francesi nella compagnia è vicina?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Paradossi in TIM: l'ad Amos Genish viene pubblicamente sminuito dal suo stesso azionista di riferimento, mentre gli avversari di Elliott gli offrono sostegno. La fine dei francesi nella compagnia è vicina?

Mentre si avvicina la fatidica data del 4 maggio per TIM, quando si terrà l’assemblea degli azionisti, chiamata a votare il rinnovo del Consiglio di amministrazione dopo le dimissioni dei dirigenti vicini a Vivendi, proprio il socio francese desta scalpore, emanando stamattina una nota, nella quale definisce Amos Genish “non il ceo del gruppo, bensì un semplice amministratore, oltre che direttore generale”. Come mai parole così sprezzanti nei confronti del principale manager della compagnia da parte dell’azionista di riferimento che lo ha nominato? Genish ha trascorso il fine settimana a rassicurare gli investitori sulla sua permanenza alla carica, quale che sia l’esito della battaglia tra Vivendi ed Elliott, il fondo americano che insidia i francesi nel controllo societario e che ha espresso apprezzamento per il manager israeliano, praticamente annunciando che egli rimarrebbe a capo della compagnia nel caso di vittoria in assemblea.

Vivendi starebbe fiutando il “tradimento” di uno dei suoi principali dirigenti in TIM, a pochi giorni dalla notizia del fermo del patron Vincent Bolloré a Parigi con le accuse di corruzione per l’acquisizione di due container portuali in Africa. La vicenda non ha nulla a che vedere con lo scontro di queste settimane in TIM, ma il quotidiano britannico The Telegraph, forse ignorando il significato pregnante del termine, ha scritto che gli accadimenti attorno alla compagnia italiana assumerebbero le sembianze di una “storia di mafia”, notando come il finanziere bretone sia contrastato nel nostro Paese da numerosi avversari, tra cui l’ex premier Silvio Berlusconi.

Stupidaggini lessicali a parte, Elliott ha brandito anche oggi un’arma potente a sostegno del suo piano: l’ipotesi di un ritorno al dividendo già quest’anno dopo ben cinque anni di azionisti lasciati a bocca asciutta, ovvero da quando il titolo è stato declassato dalle agenzie di rating a “junk” o “spazzatura”. Per gli americani, invece, eliminando le inefficienze della “cattiva gestione” di Vivendi, sarebbe possibile nei prossimi mesi riacquistare il rating “investment grade”. Cosa più interessante, Genish ha aperto alla cessione sul mercato di una quota di minoranza della rete, una volta che questa sarà scorporata, andando incontro alla richiesta di Elliott. Insomma, tutto è in movimento attorno a TIM. Venerdì, sapremo se l’ingresso della Cdp nel capitale con una percentuale superiore al 4% si sia rivelato sufficiente per mettere alla porta i francesi o se il “sistema Italia” non avrà incassato una ennesima batosta, stavolta tragica.

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