Renzi minaccia di far cadere il governo, ma deve rassegnarsi a non decidere

PD battuto in Commissione Affari costituzionali al Senato, dove è stato eletto un altro presidente della maggioranza con i voti di tutte le opposizioni. I renziani gridano al "tradimento" e minacciano di far cadere il governo Gentiloni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
PD battuto in Commissione Affari costituzionali al Senato, dove è stato eletto un altro presidente della maggioranza con i voti di tutte le opposizioni. I renziani gridano al

Il teatrino di ieri sera in Commissione Affari costituzionali del Senato è stato lapalissiano del caos regnante nel PD, che dopo la scissione a sinistra dei Bersani-D’Alema-Rossi-Speranza è rimasto tutt’altro che un partito coeso al suo interno e in grado di reggere le sorti della maggioranza parlamentare. E’ accaduto che si è votato il nuovo presidente, successore di Anna Finocchiaro, un ruolo di media importanza, perché da qui alla fine della legislatura sarà incaricato di trovare una mediazione sulla riforma della legge elettorale. Il PD aveva indicato un renziano per la carica, tale Giorgio Pagliari, costituzionalista. E, invece, ad essere eletto è stato un altro esponente della maggioranza, Salvatore Torrisi, di Alternativa Popolare, il nuovo partitino di Angelino Alfano. Per lui hanno votato compatte tutte le opposizioni (Forza Italia, Lega Nord e Movimento 5 Stelle) e ben 5 esponenti della stessa maggioranza, di cui 2 “scissionisti” del Movimento democratico e progressista e altrettanti, si vocifera, del PD.

La notizia non è stata presa affatto bene da Matteo Renzi, in corsa per la segreteria del PD. In serata, ha fatto sapere che l’episodio in sé sarebbe molto grave e tale da richiedere un incontro con il premier Paolo Gentiloni e il presidente Sergio Mattarella. Dal Quirinale, però, è stato fatto trapelare che il capo dello stato non avrebbe alcuna intenzione di impicciarsi su fatti squisitamente parlamentari, anche perché la “gravità” di cui parla Renzi è solo sul piano politico. Ad essere eletto è stato, infatti, un senatore della Repubblica con tutti i requisiti e nel rispetto delle regole. (Leggi anche: Leadership Renzi non più indiscussa, ora perde pezzi anche nel governo)

Governo Gentiloni davvero a rischio?

A breve distanza, Alfano ha chiesto a Torrisi di dimettersi, ma l’uomo ha risposto picche: “se Renzi vuole aprire una crisi di governo per la mia elezione, tutto il paese gli riderà dietro”. Il passo indietro probabilmente non avverrà e per il PD si apre l’ennesimo capitolo lacerante sul suo rapporto con gli alleati centristi da un lato e sui “traditori” tra i suoi ranghi dall’altro. Torna alla memoria l’impallinamento di Romano Prodi a presidente della Repubblica nel 2013, quando a tradire furono ben 101 parlamentari democratici. Chissà che qualche fedelissimo dell’ex premier non abbia restituito a Renzi (presunto orchestratore del “tradimento” di 4 anno fa) la stessa moneta.

Governo Gentiloni a rischio? Macché! Renzi non ha alcun potere sullo scioglimento delle Camere, perché le chiavi della durata della legislatura le detiene il rapporto (ottimale) tra il premier e il capo dello stato. Se il quasi certo prossimo segretario del PD dovesse accelerare per porre fine all’esperienza del governo in carica, si troverebbe contro Quirinale, alleati e parte del suo stesso PD. Ammesso che riuscisse ugualmente a trovare la via per le elezioni anticipate, andrebbe a sbattere contro un isolamento pericoloso, che unitamente a un risultato alle urne potenzialmente magro, determinerebbe la sua fine politica immediata. (Leggi anche: Perché Renzi ha già perso e il ceto medio voterà Berlusconi e Grillo)

Leadership di Renzi ridimensionata dalla caduta del suo governo

Quanto è accaduto ieri frustra la leadership renziana e avrebbe un significato ben preciso: il segretario del PD non sarà padre e padrone dei destini di tutta la maggioranza. Non scavalcherà alleati e né ridurrà in cenere le opposizioni, perché dopo il 4 dicembre la musica è cambiata. Le riforme delle regole del gioco, in particolare, non saranno cambiate dall’unico uomo al comando, a maggior ragione se nemmeno al comando, in verità, si trovi, avendo lasciato Palazzo Chigi quattro mesi fa.

Di questo cambio di passo della legislatura, Renzi è l’unico a non essersi reso conto. Crede ancora di essere il domino assoluto della politica italiana, di potere utilizzare il bastone e mai la carota come fino a pochi mesi fa; di potersi permettere di sbeffeggiare le opposizioni, eleggendosi in solitaria un capo dello stato, dopo avere dato parola che avrebbe fatto l’esatto contrario; di azzerare il dissenso interno, costringendo alle dimissioni tutti i membri del PD non a lui devoti della Commissione Affari costituzionali. Qualcuno lo avverta che dal 5 dicembre è finito il suo quasi triennio di strabordante potere. (Leggi anche: Governo Gentiloni volta le spalle ai bonus di Renzi)

 

 

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Argomenti: Matteo Renzi, Politica, Politica italiana

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