Caos PD, Prodi invoca Corbyn per abbattere Renzi da sinistra

Matteo Renzi sotto attacco da Romano Prodi, che dal palco della Cisl pronuncia un discorso all'insegna della sfida a sinistra alla sua leadership. E lo seguiranno in tanti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Matteo Renzi sotto attacco da Romano Prodi, che dal palco della Cisl pronuncia un discorso all'insegna della sfida a sinistra alla sua leadership. E lo seguiranno in tanti.

E’ tornato Romano Prodi, non solo Silvio Berlusconi. Nel tempo di cinque giorni, ovvero dalla dura sconfitta incassata dal PD ai ballottaggi delle elezioni amministrative, sembra di essere tornati indietro di un decennio, quando i democratici muovevano i loro primi passi all’interno di quell’Ulivo nato nel 1996, che aveva fatto vincere la sinistra per due volte, portandola al governo. Grazie al credito acquisito sul campo, l’ex premier e già presidente della Commissione europea ha tenuto ieri al XXVIII Congresso della Cisl non un discorso qualunque, ma il discorso della sua auto-investitura a reggente del centro-sinistra per la nuova fase politica che si è aperta da lunedì e che ruota attorno alla necessità per il PD di trovare alleati per ambire a vincere le elezioni.

Prodi ha esaltato il ruolo dei sindacati, sostenendo che senza di loro non vi è centralità del lavoro nella sfera pubblica. Ha avvertito contro la necessità di abbattere le diseguaglianze, notando come oggi nessuno si scandalizzi sul fatto che un dirigente guadagni 300 volte in meno di un operaio, mentre 35 anni fa egli stesso aveva trovato iniquo che il rapporto fosse di 30:1. (Leggi anche: Berlusconi e Prodi, ritorno al presente)

Le lodi di Prodi a Corbyn

L’ex premier ha voluto anche dire la sua sull’Europa, ribadendo il massimo sostegno all’euro, accettando pure l’ipotesi di una UE a due velocità, pur di salvare il salvabile e andare avanti. Allo stesso tempo, elogia quel Jeremy Corbyn, che alle recenti elezioni generali nel Regno Unito è riuscito a risollevare le sorti del Partito Laburista, rivolgendosi ai giovani proprio contro le diseguaglianze sociali e chiarendo loro che la scuola è un diritto. Secondo Prodi, sarebbe eccezionale quanto “questo vecchietto” sia stato in grado di compiere in un momento di grave difficoltà politica per la sinistra britannica.

Dunque, il programma politico su cui insisterà Prodi per tornare a guidare il centro-sinistra e, chissà, magari pure il governo, è impostato sull’equità sociale. Non poteva essere diversamente, dato che il tema non soltanto è oggi al centro delle riflessioni di tutto l’Occidente, ma sta a cuore proprio a quella sinistra anti-renziana, che ha assistito in questi anni passivamente e senza un’offerta politica alternativa allo spostamento del PD verso il centro, con sconfinamento a destra, almeno nei toni. (Leggi anche: Macron, Corbyn e le novità dall’Europa)

La fuga di Franceschini da Renzi

Prodi è tornato a fare sentire la sua voce, consapevole che le sue sirene saranno ascoltate sia da parecchi dirigenti del PD e del resto della ormai inesistente coalizione di centro-sinistra, sia dalla stessa base, rimasta orfana di parole d’ordine tipiche del vecchio armamentario della sinistra italiana. D’altronde, la sua abilità come leader (molto meno come premier) è stata sia nel 1996 che nel 2006 quella di mettere insieme sentimenti di sinistra con la moderazione della vecchia Dc.

Ma i programmi sono la foglia di fico usata per tentare di nascondere il reale obiettivo del bolognese: abbattere da sinistra la leadership di Renzi. A seguirlo per necessità saranno in tanti e non solo tra gli scissionisti, tra cui il suo acerrimo nemico Massimo D’Alema, bensì pure quell’area di appoggio al renzismo, ma che renziana non è. Parliamo dei vari Dario Franceschini, che nel PD ad oggi hanno rappresentato la componente numericamente più forte tra i parlamentari, ma che dopo le primarie di aprile, stravinte da Renzi, rischiano di restare a capo di truppe decimate, con annessa perdita di seggi in Parlamento, di influenza politica e di presenze nel governo. (Leggi anche: Perché Renzi è ormai una zavorra per il PD)

Nel PD si torna a guardare a sinistra

In atto vi è una pura lotta per la sopravvivenza tra la vecchia guardia del centro-sinistra e i “rottamatori” di matrice renziana. Il punto di forza del segretario democratico si sta rivelando un tallone d’Achille in questa fase. Nessuno è disposto a propendere per la sua linea ostile alle alleanze e di apertura a scenari di collaborazione con la Forza Italia dialogante, in assenza di un risultato elettorale netto, a maggior ragione adesso che questa politica di sfondamento a destra non solo non esita più i frutti inizialmente raccolti, ma si starebbe rivelando alla base del disastro elettorale del PD. (Leggi anche: Governo tra Berlusconi e Renzi: e se il Cav puntasse a distruggere il PD?)

Tra la minoranza dem lo spiegano esplicitamente cosa vi sia in gioco: la leadership. Renzi sa di non essere in grado di rappresentare oltre la sua stretta cerchia di amici e seguaci, per cui non può permettersi di tornare alla logica della coalizione. Prodi, invece, intuisce che questa sarebbe l’ultima sua possibilità per tornare in campo e non da semplice “predicatore”, come si è auto-definito ieri. Per questo, domani parteciperà alla manifestazione di Giuliano Pisapia a Roma, dal titolo eloquente “Insieme”, che in sé già implica una pluralità di soggetti. Scommettiamo pure che il mantra dell’evento sarà la lotta alle disuguaglianze, la creazione di un soggetto capace di interpretare le nuove realtà sociali e di capirne l’evoluzione. Del resto, avere preso un milione di voti alle primarie del PD non ti garantisce un posto come candidato premier della coalizione, come avverte Andrea Orlando, ministro della Giustizia, per cui “serve convincere i restanti 39 milioni che votano alle politiche”.

 

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Argomenti: Matteo Renzi, Politica, Politica italiana

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