Caos PD, ecco le vere ragioni dell’apertura di Di Maio al PD di Renzi

Il dialogo tra 5 Stelle e PD sembra destinato a fallire. E' caos tra i democratici, mentre Luigi Di Maio è sotto pressione per tornare a dialogare con la Lega di Matteo Salvini. E Silvio Berlusconi attacca a testa bassa i grillini, ma alla fine potrebbe cedere.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il dialogo tra 5 Stelle e PD sembra destinato a fallire. E' caos tra i democratici, mentre Luigi Di Maio è sotto pressione per tornare a dialogare con la Lega di Matteo Salvini. E Silvio Berlusconi attacca a testa bassa i grillini, ma alla fine potrebbe cedere.

Il PD è nel caos. Vi chiederete quale sia la novità. Stavolta, rischia la fine con l’apertura del segretario reggente Maurizio Martina al Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, incassando la reazione furibonda dei renziani, tra cui il presidente Matteo Orfini, contrarissimi a un’intesa con i grillini. Stando alle indiscrezioni in arrivo dal Nazareno, le probabilità di un accordo tra PD e M5S sarebbero bassissime, anche perché senza l’ex premier Matteo Renzi, i democratici non andranno da nessuna parte. I suoi fedelissimi controllano ancora i gruppi parlamentari e se si andasse alla conta, i “governisti” perderebbero e, in questo caso, i primi reclamerebbero la testa di Martina.

Il contratto in 10 punti di Di Maio? Solo ossessione dei 5 Stelle di andare al governo

Ma nemmeno Di Maio se la starebbe passando benissimo. La base scalpita contro la possibile intesa con quello che viene percepito essere il partito di Renzi e Boschi. La chiusura del dialogo verso la Lega ha fatto esplodere di rabbia molti sostenitori, che temono che adesso l’M5S cada tra le braccia del PD o non riesca a formare un governo proprio. Nel frattempo, Silvio Berlusconi torna ad attaccare i pentastellati, arrivando a paragonarli ai nazisti di Adolf Hitler verso gli ebrei, segno che Forza Italia non ne vorrebbe sentire proprio più di sostegno a un esecutivo con dentro i grillini.

Cosa accadrà entro stasera, quando il presidente della Camera, Roberto Fico, si recherà al Quirinale per riferire al presidente Sergio Mattarella dell’esito delle consultazioni? Probabile che il capo dello stato si prenda almeno 2-3 giorni di tempo ancora per decidere. Bisogna tirare a campare fino al 29, quando si vota in Friuli-Venezia-Giulia e la Lega, probabilissima vincitrice delle elezioni regionali, deciderà una volta per tutte se stringere un patto di governo con i grillini, anche al costo di lasciare l’alleato ex premier al proprio destino. Ed è assai probabile che quella in corso da lunedì sia una pantomima di Di Maio, nonché dello stesso Salvini, per guadagnare tempo e giungere allo stesso punto di inizio settimana, ovvero a un’intesa tra M5S e Lega. In ogni caso, i 5 Stelle vorrebbero alzare il prezzo verso i probabili alleati futuri.

Falsa apertura al PD?

L’apertura di Di Maio, insomma, sarebbe fasulla, mirante a stanare il PD, dividerlo definitivamente e mostrarlo ai suoi stessi elettori per quello che è: un partito dilaniato da lotte fratricide e legate più alle carriere personali che non ai grandi temi dell’interesse nazionale. Non solo, perché aprendo e facendosi sbattere la porta in faccia, i pentastellati segnalerebbero agli italiani di averci provato fino in fondo, ma che il PD ha posto loro il gran rifiuto. Perché votarli ancora, se non avallano nemmeno un programma condivisibile a sinistra? Questo il messaggio che i 5 Stelle invieranno nei prossimi giorni al residuo elettorato del centro-sinistra.

Sì, ma Berlusconi? L’appoggio esterno ci sarà o no? Forza Italia, in cuor suo, vorrebbe solo un governo del presidente, prendendo atto che Salvini non intenderebbe presentarsi in Parlamento alla cieca, chiedendo i voti a chi ci sta. Tuttavia, la realpolitik spingerà gli azzurri ad accettare un compromesso con il Carroccio, che assumerebbe le forme di un sostegno esterno, magari ricompensato nel sottobosco delle partecipazioni statali, di cui sono in arrivo ben 350 nomine, authority incluse. Sul piano politico, Forza Italia non può permettersi di restare fuori da un esecutivo con la Lega dentro, perché decine di suoi parlamentari troverebbero conveniente passare con Salvini. In più, gli azzurri sarebbero condannati all’irrilevanza e alle elezioni europee prossime, che si annunciano per loro una lotta per la sopravvivenza, rischierebbero l’estinzione.

Perché un governo tra Salvini e Di Maio spaventa davvero la vecchia politica

Verso un ritorno al dialogo con la Lega?

Sul piano personale, Berlusconi ha l’esigenza di non vedersi estraniato dal governo, perché i dossier TIM e Mediaset lo riguardano. All’Economia e allo Sviluppo, in particolare, dovrà esservi un ministro non ostile, altrimenti il timore di perdere il controllo del suo impero mediatico diverrebbe una quasi certezza. E serve che a Palazzo Chigi vi siano orecchie attente anche sulle nomine dei componenti dell’Antitrust e dell’Agcom. Dunque, a malincuore dovrà dire di sì a un governo eventualmente sostenuto dall’alleato leghista. Anzi, Di Maio potrebbe avere concordato con Salvini questa sceneggiata della rottura per fare ingoiare ai propri uomini il rospo amarissimo di un governo appoggiato, pur dall’esterno, da Forza Italia. Come per dire loro: “guardate che ce l’ho messa tutta per evitare una simile nefandezza, ma il PD non si è mostrato all’altezza del compito, per cui ho dovuto accettare un compromesso con Salvini”.

Quanto al governo del presidente, che abbiamo qua stesso definito un esecutivo “tecnico delle tasse”, sarebbe l’ultimo asso nella manica di Mattarella. Tuttavia, i numeri continuano ad avere la testa dura. Senza il sostegno di M5S e Lega, nessuno andrà da nessuna parte. PD e Forza Italia sono cadaveri politici e non impongono la linea a nessuno. A meno che Di Maio non decida di suicidarsi avallando un governicchio del nulla con tutti dentro, le due strade realmente percorribili restano il governo M5S-Lega con premier un terzo tra i due leader e le elezioni anticipate. Che nessuno, forse Lega a parte, oggi realmente desidera.

Così l’ipocrisia di Di Maio farà arrivare un governo tecnico delle tasse

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Argomenti: Politica, Politica italiana