Caos Italia, Cottarelli verso la rinuncia. Troppi errori di Mattarella. E adesso?

Il premier incaricato Carlo Cottarelli starebbe rinunciando e il presidente Sergio Mattarella sarebbe in contatto nuovamente con Lega e 5 Stelle per formare il nuovo governo. Un caos istituzionale figlio di molti errori del Quirinale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il premier incaricato Carlo Cottarelli starebbe rinunciando e il presidente Sergio Mattarella sarebbe in contatto nuovamente con Lega e 5 Stelle per formare il nuovo governo. Un caos istituzionale figlio di molti errori del Quirinale.

L’Italia è nel caos politico e istituzionale come mai nella storia repubblicana. Nell’arco di 48 ore, due possibili governi sono quasi nati e al contempo abortiti, mentre il presidente Sergio Mattarella è rimasto con il cerino in mano di una crisi senza precedenti e che rischia di esplodergli in faccia, travolgendo persino il suo Quirinale. Andiamo con ordine. Come sappiamo, domenica il Prof Giuseppe Conte ha rinunciato all’incarico di premier per l’indisponibilità del capo dello stato di nominare Paolo Savona ministro dell’Economia, figura sulla quale si erano impuntati Matteo Salvini e Luigi Di Maio. A quel punto, Mattarella chiama Carlo Cottarelli, dirigente del Fondo Monetario Internazionale e già commissario del governo Letta per la “spending review”, al fine di conferirgli l’incarico. Ieri sera, sarebbe dovuto salire al Quirinale con la lista dei ministri, ma si è presentato alla Sala Vetrata con niente in tasca. Ragione? Pare che anche Cottarelli mediti di rinunciare all’incarico, consapevole di rischiare una figura barbina in Parlamento, dove nessun gruppo politico gli darebbe la fiducia. Persino il PD, terrorizzato dall’aria pesante che si respira nel Paese sull’ennesimo governo tecnico propinatoci con la scusa della “tregua” da qui a nuove elezioni, ha annunciato che si asterrà.

Governo Cottarelli: i tarli su pensioni, IVA e tasse

Ora, siamo al teatro dell’assurdo. Se Cottarelli rinunciasse davvero, sarebbe il tracollo delle istituzioni repubblicane, gettate nel caos da una gestione probabilmente poco accorta da parte del presidente Mattarella della crisi di questi mesi. Se accettasse l’incarico, invece, rischierebbe di passare alla storia come l’uomo che ottenne la sfiducia di tutti i parlamentari, aprendo seri dubbi sull’opportunità della mossa del Quirinale, indirettamente sfiduciato senza appello dai rappresentanti dei cittadini. E il solo fatto che tutti i partiti si dicano disponibili ad elezioni per il 29 luglio indica a quale punto di non ritorno siamo giunti.

Caos e ritorno a governo giallo-verde

Inutile girarci attorno. Siamo in una situazione a dir poco preoccupante, che rischia di degenerare in un clima pericoloso. Da ieri sera è circolata voce che lo stesso Mattarella, non sapendo forse più che pesci pigliare, sarebbe tornato a contattare i rappresentanti di Lega e 5 Stelle. Nelle stesse ore, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, annunciava che sosterrebbe un eventuale governo giallo-verde, in difesa dell’Italia sotto attacco dei mercati finanziari. Lo scenario, per quanto sgradito agli investitori, rappresenterebbe un ripiego per evitare una degenerazione politica che aggraverebbe l’instabilità e ci lascerebbe per mesi senza un governo nel pieno dei poteri. E che lo scenario possa essere questo lo segnala anche la rinuncia di Di Maio a seguire la via dell’impeachment contro il capo dello stato, anch’essa annunciata nella serata di ieri dal leader pentastellato.

Arrivati a questo punto, possiamo già fare il resoconto dell’operato del presidente Mattarella dal 4 marzo ad oggi. Senza volere contribuire ad esasperare un clima in sé velenoso, non possiamo non notare alcuni errori commessi dal Quirinale nella gestione dei risultati elettorali. E’ vero, nessuno ha vinto le elezioni politiche con la maggioranza assoluta dei seggi, ma il centro-destra ci era andato vicino, inseguito dall’M5S. In teoria, la nomina a premier sarebbe spettata all’uomo indicato dalla coalizione, ovvero a Salvini, il quale si sarebbe così presentato in Parlamento a verificare l’esistenza di una maggioranza. Se non ci fosse riuscito, sarebbe stato legittimo per il capo dello stato puntare su Di Maio, in quanto secondo arrivato come numero di seggi (primo, come lista unica). Se nemmeno egli fosse stato capace di raccogliere una maggioranza, a quel punto il Quirinale avrebbe potuto giocarsi con convinzione la carta Cottarelli. Invece, abbiamo trascorso settimane dietro a consultazioni farneticanti e senza soluzione di continuità, che sono finite per stancare gli italiani, i quali – è bene ricordarlo – hanno diritto a un governo che li rappresenti e non semplicemente che li amministri.

Governo Lega-5 Stelle, cosa accadrà con l’Europa e il compromesso possibile

Il presidente Mattarella si dimetterà dopo la nascita di un governo?

In questo marasma, c’è stata molta tattica astuta da parte di tanti. Salvini è probabile che abbia voluto impuntarsi appositamente su Savona per sabotare il governo Conte. A che pro? Elezioni anticipate, alle quali la Lega si aspetta di fare il botto (ai danni di Forza Italia) o quello di cui si vocifera in queste ore, ossia un esecutivo proprio da lui guidato o con premier Giancarlo Giorgetti, che di Salvini è il potente vice e mente pensante. Se così fosse, chapeau. Anche se la nomina del leader leghista come premier, che troverebbe il sostegno inevitabile di Forza Italia, travolgerebbe la credibilità del Quirinale, non essendo chiaro come mai non avesse pensatoci prima.

A parere di chi scrive, Mattarella sta uscendo provato anche sul piano umano da queste settimane così burrascose, specie da quest’ultimo pazzo fine settimana. Una volta formatosi un governo più o meno stabile, non sarebbe impensabile ipotizzare che si dimetta per dare vita a un nuovo corso politico. Intendiamoci, non perché abbia commesso atti illegittimi o perché abbia alcun dovere a lasciare, semplicemente fiuterebbe l’opportunità di aprire una fase diversa. Ipotesi, sinora non suffragate da elementi concreti. Il dubbio, però, che la Terza Repubblica parta con il ricambio di tutti i vertici istituzionali esiste davvero.

Conti pubblici e crescita, quello che Mattarella non ha detto ieri

[email protected]

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Politica, Politica italiana

I commenti sono chiusi.