Borsa brasiliana e real crollano (-10,5%) sulle intercettazioni del presidente Temer, negoziazioni sospese

Nuova tangentopoli in Brasile, dove a rischio è adesso il presidente Michel Temer, il successore di Dilma Rousseff, destituita dal Congresso meno di un anno fa. In apertura di seduta crollano la borsa e il cambio.

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Nuova tangentopoli in Brasile, dove a rischio è adesso il presidente Michel Temer, il successore di Dilma Rousseff, destituita dal Congresso meno di un anno fa. In apertura di seduta crollano la borsa e il cambio.

Il Brasile rischia di passare dal caos all’imponderabile, dopo che il quotidiano locale O Globo riporta la notizia, secondo cui la polizia avrebbe la registrazione di un incontro tenutosi tra il presidente Michel Temer e Joesley Batista, il ceo di J&F Investments, che controlla il colosso della carne JBS, avvenuto il 7 marzo scorso presso la residenza del primo, nel corso del quale il capo dello stato avrebbe avallato il pagamento di una tangente da 143.000 dollari, in favore di Eduardo Cuhna, ex presidente del Senato e attualmente in carcere con accuse di corruzione.

I fratelli Batista avrebbero registrato la conversazione con Temer e l’avrebbero consegnata agli investigatori, in cambio di un accordo di collaborazione con la giustizia, essendo la loro società sotto indagini da un paio di mesi.

Il presidente ha ammesso l’incontro, ma ha negato con forza di avere mai avallato il pagamento di tangenti. Se i nastri saltassero fuori o Temer venisse formalmente incriminato, il Brasile scivolerebbe in una nuova fase di shock politico, a un anno esatto dall’apertura delle procedure di impeachment a carico di Dilma Rousseff, che nel settembre scorso portarono alla sua formale destituzione. (Leggi anche: Crisi Brasile, riforma Costituzione per frenare spesa pubblica)

(ULTIM’ORA: IN APERTURA DI SEDUTA, LE NEGOZIAZIONI ALLA BORSA DI SAN PAOLO SONO STATE SOSPESE, DOPO CHE L’INDICE IBOVESPA è CROLLATO DEL 10,5%. REAL IN CADUTA LIBERA DEL 4,3% CONTRO IL DOLLARO A UN CAMBIO DI 3,27).

Borsa San Paolo rischia un collasso a inizio seduta

E’ stato già traumatico e costoso per l’economia brasiliana il passaggio che ha portato alla fine anticipata del mandato per la Rousseff, ma un bis a pochi mesi di distanza sarebbe davvero insostenibile, dopo che si stavano intravedendo i primi segnali di uscita dalla più grave recessione che il Brasile abbia mai vissuto dagli inizi del Novecento.

Si attende con trepidazione l’apertura della seduta alla Borsa di San Paolo. Un fondo Etf in Giappone sull’indice Ibovespa ha segnato stamattina un crollo del 7,5%.

Poiché si tratta di azioni che replicano l’andamento atteso di San Paolo, è prevedibile che, in assenza di novità politiche positive da qui alle prossime ore, la borsa brasiliana rischi di avviarsi alle contrattazioni con un tonfo. (Leggi anche: Investire in Brasile, conviene puntarci ancora?)

Il rischio di una nuova recessione

Stando alla banca centrale, il pil nel primo trimestre risulta cresciuto dell’1,12% rispetto ai tre mesi precedenti, ponendo fine a una recessione, che ha sottratto ricchezza per il 3,8% nel 2015 e il 3,6% nel 2016. Ancora elevato il numero dei disoccupati a 14 milioni di unità, pari al 13,7%, percentuale doppia rispetto a solamente tre anni fa.

Grazie al crollo dell’inflazione ai minimi dalla fine del 2007, passata in un anno dal 9,3% al 4,1%, la banca centrale ha potuto tagliare i tassi dall’ottobre scorso per un totale di 300 punti base, portandoli all’11,25%. A sua volta, la decelerazione netta nella crescita dei prezzi è legata al rafforzamento del cambio, con il real ad essersi apprezzato di oltre il 23% in 16 mesi contro il dollaro, grazie alla maggiore fiducia dei mercati per il nuovo corso politico, già previsto sin dall’inizio dello scorso anno. La presidenza Temer si sta contraddistinguendo, infatti, per un tasso di riformismo come non si vedeva da decenni nel paese, occupato a tagliare la spesa pubblica e ad alzare l’età pensionabile. Il successore di Rousseff ha promesso che non si ripresenterà alle presidenziali dell’ottobre 2018. (Leggi anche: Riforma pensioni avanza tra le proteste)

Il deficit a due cifre lasciato in eredità dall’amministrazione precedente ha provocato una grave crisi fiscale, che sta rientrando anche e, soprattutto, per effetto del calo dei rendimenti dei bond brasiliani. I titoli di stato a 2 anni rendono oggi poco meno del 9% contro il picco del 16,5% a cui si erano portati alla fine del 2015, mentre quelli a 10 anni mostrano una discesa dal 16,7% al 10% nello stesso lasso di tempo. Se dovesse materializzarsi una nuova potente crisi politica, la fiducia dei mercati svanirebbe, i rendimenti s’impennerebbero, il cambio tornerebbe a deprezzarsi e l’inflazione a salire.

Addio taglio dei tassi, addio ripresa!

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